L’EUROPA NELLE SABBIE MOBILI
Ieri il Tg1, nel servizio dedicato alla situazione della guerra in Ucraina e alla missione degli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, a Mosca e a Kiev, ha più volte definito quel conflitto “un pantano”.
Visto lo stallo che si è ormai generato su quel fronte, le difficoltà a trovare una base di negoziato per interromperlo e la voragine morale e materiale che ha travolto quel lembo di Europa e chi lo abita (o lo abitava), sarebbe difficile trovare una definizione più appropriata.
Quello ucraino, però, non è l’unico “pantano” in cui ci troviamo invischiati. Un altro è senz’altro rappresentato da quello venutosi a creare nel Golfo Persico con la guerra scatenata da USA e Israele contro l’Iran, anch’essa in una fase di stallo senza sbocchi, con le ben note ripercussioni sulla navigabilità degli stretti e il commercio internazionale.
Stesso discorso vale per il conflitto in Terrasanta e l’ormai conclamata “guerra fredda latente” con la Cina, che rende più complicate le relazioni economiche con quel paese e con le sue aziende.
L’Europa è immersa mani e piedi in queste sabbie mobili, con il paradosso di averle subite senza averle provocate.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ieri a Cernobbio ha ricordato «il grande tema della sfida energetica» e ha sottolineato come l’Italia paghi «due guerre a cui assistiamo, quella del Medio Oriente e quella in Ucraina», pagandole «due volte a elevata potenza».
Un discorso che non vale solo per il nostro paese, ma per l’UE intera, con le inevitabili ripercussioni sull’economia, a cominciare dai prezzi delle materie prime (non solo energetiche) e dei beni inseriti nel carrello della spesa (non solo il carburante). Il dato più preoccupante, però, è rappresentato dalla limitata capacità di manovra dell’Europa rispetto agli altri player globali.
Mentre si scontrano, essi riescono anche ad incontrarsi, alla ricerca di nuovi equilibri.
Lo dimostrano le dichiarazioni al miele del Cremlino indirizzate alla Casa Bianca, con cui «esiste un clima di fiducia», laddove il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha usato parole di tutt’altro tenore all’indirizzo di Berlino, le cui accuse per i droni all’aeroporto di Lipsia sarebbero «l’inizio di una nuova guerra».
Tutto questo, nonostante Mosca rifornisca di armi e tecnologia Teheran impegnata contro le forze armate USA e i suoi alleati nel Golfo e Washington abbia addirittura dato il via libera a Kiev a lanciare attacchi su tutto il suolo russo. Insomma, mentre gli altri giocano a scacchi, alternando sul campo tregue e bombardamenti, l’Europa è invischiata in sabbie mobili che la costringono a pagare i costi delle crisi, mettendo a repentaglio il suo modello sociale e la tenuta della stessa Unione, e, pur riuscendo (per ora) a tenersi fuori dalla guerra guerreggiata, finisce per apparire accerchiata dal punto di vista strategico e diplomatico, col rischio di finire un giorno stritolata da un mondo in cui le principali potenze sembrano mirare innanzitutto a isolarla.
Alessandro Sansoni
