NELLA LEGA NASCE IL FRONTE ANTI-SALVINI
Settembre riapre i giochi a Roma, e li riapre subito col freno a mano tirato.
Da una parte il Parlamento che riprende i lavori con un dossier delicatissimo, la riforma della legge elettorale, arrivato al momento della verità.
Dall’altra un centrodestra che, sulla carta, sembra granitico e compatto al governo, ma che sotto la superficie mostra crepe sempre più difficili da ignorare.
La più vistosa, in queste ore, si chiama Lega.
LEGGE ELETTORALE, SCADUTO IL TEMPO DEGLI EMENDAMENTI
Ieri, primo settembre, alle ore 12, è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge sulla riforma elettorale.
Il testo non parte da zero: è il cosiddetto “Bignami bis”, approvato dalla Camera il 16 luglio scorso e ora all’esame di Palazzo Madama.
Sono arrivate centinaia di proposte di modifica, in gran parte dalle opposizioni.
Il centrosinistra ha presentato otto emendamenti unitari, tra cui la richiesta della doppia preferenza di genere con capolista al 50 per cento ovunque.
Sul fronte della maggioranza, la partita resta più delicata perché si gioca soprattutto dentro la coalizione.
Le preferenze rappresentano uno dei punti centrali della trattativa, con l’ipotesi di introdurre fino a tre preferenze e un meccanismo di alternanza di genere, mantenendo il ruolo dei capilista.
E poi c’è il nodo del ballottaggio, quello che più di tutti ha fatto emergere le differenze nel centrodestra. Alla vigilia della scadenza, l’ipotesi di introdurre un secondo turno era tornata al centro del confronto, ma un’intesa unitaria non è arrivata e la maggioranza si è presentata al termine per gli emendamenti con posizioni differenziate.
Ora il testo attende l’Aula del Senato.
La discussione è calendarizzata dal 9 settembre, con lo scrutinio finale fissato al 15.
L’obiettivo della maggioranza re- sta chiudere la partita con la terza lettura alla Camera entro la fine del mese.
E POI C’È LA LEGA
Se la legge elettorale mette alla prova la maggioranza sul piano parlamentare, la Lega rischia di logorarla sul piano politico. La giornata di ieri ha segnato un salto di qualità nella crisi interna al Carroccio.
È nato ufficialmente il Comitato per la convocazione del congresso federale della vecchia Lega Nord, promosso da ex parlamentari e dirigenti del partito.
La richiesta non riguarda il congresso dell’attuale “Lega per Salvini Premier”, ma la convocazione dell’assise della storica Lega Nord, rimasta formalmente in vita anche dopo la trasformazione del partito.
La vicenda si intreccia con la storia del simbolo e con quella dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali contestati e oggetto di restituzione allo Stato.
L’obiettivo dichiarato è arrivare alla convocazione del congresso e riattivare quella struttura.
L’operazione può essere letta anche come una possibile exit strategy nel caso di una rottura definitiva con Salvini, ma i promotori la presentano come una battaglia per il ripristino della democrazia interna e delle regole congressuali.
Nel mirino c’è il commissario della Lega Nord, accusato dai promotori di aver impedito per anni lo svolgimento del congresso.
La fronda contesta inoltre il passaggio del simbolo storico alla nuova struttura politica e non esclude, in assenza di una convocazione, di rivolgersi alla giustizia civile.
Una vicenda distinta dal confronto in corso tra i governatori e Matteo Salvini.
Lo ha chiarito anche Attilio Fontana, sottolineando che il Comitato per il congresso della vecchia Lega Nord non coincide con il percorso politico portato avanti da lui e da- gli altri governatori.
Il malessere si è manifestato anche ai vertici.
Fontana ha parlato di una situazione difficile, senza escludere un passo indietro di Salvini.
Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha invece detto che «la Lega così non va» e che prima di Pontida serve una soluzione.
La risposta di Salvini è stata quella di aprire a un maggiore coinvolgimento dei governatori e dei territori e a una leadership più collegiale del partito.
Dopo il direttivo lombardo, nel quale una parte consistente dei dirigenti gli ha chiesto di farsi da parte, Salvini ha ribadito l’intenzione di restare in sella.
IL VERO CONVITATO DI PIETRA: I SONDAGGI
Dietro ogni distinguo e ogni richiesta di congresso c’è però un dato che pesa più di molti altri: i numeri.
Gli ultimi sondaggi collocano la Lega intorno al 6 per cento, mentre Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci dopo l’uscita dalla Lega, viene accreditato al 7,5 per cento, davanti allo stesso Carroccio.
La Lega non deve quindi soltanto difendere il proprio peso all’interno del governo Meloni, ma anche evitare che una parte del proprio elettorato venga intercettata da una forza che occupa uno spazio più radicale e identitario a destra.
Il Carroccio si ritrova così stretto in una tenaglia: fedele al governo Meloni da un lato, per non perdere il proprio peso politico; costretto a marcare una identità propria dall’altro, per non essere semplicemente riassorbito nel resto del centrodestra.
E mentre il Parlamento si prepara a votare la nuova legge elettorale, dentro la Lega la partita sembra appena cominciata.
Il vero banco di prova sarà capire se le tensioni potranno essere ricomposte prima di Pontida o se la resa dei conti interna è soltanto rinviata.
Vito Errichetti

