MANCA (PD): MORTE AL CPR DI PALAZZO SAN GERVASIO, PIENA LUCE E VERIFICA IMMEDIATA
Secondo quanto riportato dall’ANSA, il suicidio ha provocato proteste e disordini all’interno della struttura, rendendo necessario l’intervento del 118 Basilicata soccorso, delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco.
Sul posto si è recata anche Carmen D’Anzi, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza.
Di fronte alla perdita di una vita umana, la prima esigenza è conoscere la verità.
Chiediamo che siano ricostruite con precisione tutte le circostanze che hanno preceduto il gesto del giovane, che venga accertato se fossero state rilevate condizioni di particolare fragilità e quali forme di assistenza, sostegno e tutela gli fossero state garantite.
Ma quanto accaduto pone inevitabilmente una questione più generale che non può essere elusa: quali sono oggi le reali condizioni all’interno del CPR di Palazzo San Gervasio e sono pienamente garantiti i diritti fondamentali delle persone che vi sono trattenute?
È necessario che le autorità competenti procedano a una verifica approfondita sul funzionamento della struttura e, in particolare, sulle condizioni di permanenza, sull’assistenza sanitaria e psicologica, sulla prevenzione degli atti autolesionistici, sulle condizioni igienico-sanitarie e sul pieno rispetto della dignità e dei diritti umani.
Questa richiesta assume ancora maggiore rilevanza considerando che non siamo di fronte al primo episodio drammatico verificatosi nella struttura.
A distanza di due anni dalla morte di Oussama Darkauoi, avvenuta nel CPR nell’agosto 2024, una nuova morte impone alle istituzioni di interrogarsi seriamente su ciò che accade all’interno del Centro.
Non intendiamo anticipare conclusioni né attribuire responsabilità prima degli accertamenti.
Chiediamo però verità, trasparenza e controlli rigorosi.
E vogliamo essere altrettanto chiari: qualora dalle verifiche dovesse emergere che all’interno del CPR di Palazzo San Gervasio non vengono garantiti pienamente i diritti umani e la dignità delle persone trattenute, non sarebbe più sufficiente intervenire sulle singole criticità. In quel caso riteniamo necessario superare definitivamente l’esperienza del Centro e procedere alla sua immediata chiusura.
Non può esistere alcuna ragione amministrativa o di sicurezza che possa giustificare il funzionamento di una struttura nella quale siano negati i diritti fondamentali della persona.
Una persona trattenuta in un CPR è privata della propria libertà nell’ambito di una procedura amministrativa.
Proprio per questo le istituzioni hanno una responsabilità ancora maggiore nel garantirne la sicurezza, la salute, l’assistenza e la dignità.
La sicurezza e il rispetto delle regole non sono e non possono essere contrapposti al rispetto dei diritti umani.
Se all’interno del Centro tutti i diritti e gli standard previsti vengono pienamente garantiti, deve essere possibile verificarlo con la massima trasparenza.
Se invece dovessero emergere carenze, violazioni o responsabilità, occorrerà intervenire senza esitazioni e assumere tutte le conseguenti decisioni.
Il Partito Democratico di Basilicata chiede quindi che si faccia piena luce sulla morte avvenuta la sera del 10 agosto e che venga avviata una verifica complessiva sulle condizioni del CPR di Palazzo San Gervasio e sull’effettiva tutela dei diritti umani delle persone che vi sono trattenute.
Quando sono in gioco la vita, la libertà e la dignità delle persone non possono esserci zone d’ombra, silenzi o indifferenza.
Sen. Daniele Manca
