CINQUE GIORNI DOPO NESSUNA SVOLTA
A cinque giorni dalla morte di Alberto Malavolti, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a San Lazzaro di Savena, precipitato dalla finestra del vano delle scale, al terzo piano del condominio di via Piave in cui viveva, il fascicolo aperto dagli inquirenti non registra sviluppi.
I contatti avviati con l’ambiente dei lucani residenti a Bologna non hanno prodotto elementi ulteriori rispetto a quanto già ricostruito subito dopo la tragedia del 3 agosto e dopo i funerali di giovedì.
A restare vive, tra chi conosceva il consigliere Malavolti, dipendente Comet, sono soprattutto le perplessità sulla dinamica di una morte che continua a non trovare una spiegazione.
C’è chi fatica a credere all’ipotesi del suicidio, ricordandolo come un uomo sorridente e benvoluto da tutti; e c’è chi allo stesso tempo non si rassegna all’idea di una caduta involontaria, accidentale, dovuta a un malore improvviso, ritenendo la dinamica della finestra del vano scale del tutto incompatibile con l’incidente morta- le.
Sentimenti contrapposti, sicuramente dettati dal- l’incredulità, che a quasi una settimana restano ancora con molti sospetti e che non trovano ancora un riscontro formale da parte delle forze dell’ordine.
Ricordiamo che dal punto di vista medico-legale il decesso è stato attribuito, dal medico legale intervenuto la mattina del 3 agosto, alla caduta dall’alto, una convalida tale da ritenere non opportuno l’esame autoptico.
La Procura di Bologna non ha dunque disposto l’autopsia, e la salma è stata restituita alla famiglia, la moglie Annamaria e i suoi due figli minori, lo stesso giorno della tragedia, consentendo lo svolgimento dei funerali.
Ancora oggi, il fascicolo resta aperto sulle circo
stanze che hanno condotto Alberto Malavolti alla morte.
Non risultano indiscrezioni credibili sul coinvolgi- mento di terzi, né elementi che confermino o smentiscano del tutto alcuna delle ipotesi al vaglio.
Anche dall’ambiente politico non emergerebbero indicazioni utili alla ricostruzione.
Il fascicolo resta dunque aperto e il suo sviluppo dipenderà dagli accertamenti che i carabinieri stanno conducendo sui rapporti personali, professionali e sullo stato psicologico di Malavolti nei giorni precedenti alla tragedia.
Fino ad allora, resta valido quanto già osserva- to: le voci restano voci, e la cautela nel distinguere ciò che è stato accertato da ciò che è solo supposizione resta la sola chiave affidabile.
Resta il fatto che si tratti di impressioni non riscontrate: ma è proprio su elementi di questo tipo, al di fuori del perimetro delle prove tecniche, che le indagini trovano nuovi elementi o spunti da verificare.
Tiziana Magrì

