CAMPO LARGOProve di disgelo tra Conte e Schlein

CAMPO LARGO

Non un pranzo di nozze, ma una pausa a tavola per provare a sciogliere il ghiaccio.

È quello che si è consumato ieri tra la Segretaria dem, Elly Shelein, e il presidente del Movimento cinque stelle, Giuseppe Conte.

I due leader provano a ricucire lo strappo dopo le tensioni dei giorni scorsi sulle primarie e sulla questione degli aiuti militari a Kiev.

Non è una questione di poco conto e nemmeno l’unico nodo da sciogliere nel cantiere a cielo aperto del campo largo, al momento minato. A partire dalle stesse primarie che vedono i big di casa dem, come Franceschini e Bonaccini, su posizioni diverse.

L’importante è arrivare a dama, avverte Matteo Renzi (IV).

A rassicurare che il campo largo si farà, ieri, anche l’annuncio di Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra: «a settembre si inizierà a fare il programma». Un punto fermo, un mantra, quest’ultimo per Shlein.

«Prima il programma, poi le primarie, chi vince guida la coalizione», aveva, infatti replicato la Segretaria dem alla fuga in avanti di Conte durante la manifestazione di PiazzAsiago.

Che aveva detto? «Non votiamo il sostegno militare a Kiev. Il nodo della politica estera lo scioglieremo con le primarie.

Faremo decidere gli italiani», aveva dichiarato l’ex premier, aggiungendo che qualora dovesse vincere le primarie il suo impegno sarebbe quello di «lavorare per una soluzione diplomatica del conflitto russo-ucraino».

E ancora, aveva puntualizzato Conte: «prima delle primarie saranno definiti alcuni punti non negoziabili, uno dei quali è il sì alla difesa comune europea e il no al riarmo dei singoli Stati».

Non è una novità.

È nota, infatti, la linea dei pentastellati e di Avs, contrari all’invio di armi a Kiev, mentre Pd e +Europa sono a favore di un sostegno.

Il punto però è un altro. Lo ha spiegato a Conte senza mezzi termini Shlein: «Non funziona così, prima il programma condiviso con tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito», l’abc insomma.

«Ma adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi, concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete», così, subito dopo, aveva provato a correggere il tiro, a stemperare la tensione, sul solco della linea “testardamente unitaria”, la Segretaria dem.

Il pranzo di ieri, stando alle dichiarazioni di Conte ai cronisti «era stato già concordato la settimana scorsa».

È servito? «La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco», ha affermato Conte.

Le distanze su invio di armi a Kiev, politica estera e primarie restano. Non arretra il leader pentastellato.

«Sull’Ucraina in questi giorni – ha dichiarato Conte – ho detto e ripetuto le stesse cose, che io e il M5s diciamo da 4 anni, la nostra posizione è sempre la stessa.

Ma rispetto le posizioni del Partito democratico».

Non mancano le divisioni sulle primarie all’interno dello stesso Pd. «Basta con questo tormentone, facciamole e basta», dice Dario Franceschini.

Frena il presidente del Pd, Stefano Bonaccini: «Se saranno la cosa più utile le faremo.

L’importante è avere un progetto comune». Ma ancora non c’è. Come manca la fiducia in alcune anime del Pd verso Conte, considerato «un putiniano».

Il caos ma anche il quadro generale non sfugge a Matteo Renzi di Iv, che al festival della Versiliana ha dichiarato: «si mettano d’accordo sulle regole, prime turno, tiro con l’arco, come vogliono.

A me delle regole, delle primarie non interessa nulla, quello che interessa è il costo della vita, Meloni ha una coalizione divisa grazie a Robertus Vannaccius Nerone, e quindi l’unica cosa che non può fare la sinistra è dividersi».

Lucia Stefania Manco

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