IL GIORNALISTA DELLA SALERNITANA UCCISO E DATO ALLE FIAMME
C’ è un’auto bianca, una Lancia Y, parcheggiata sul ciglio di una stradina sterrata che taglia in due la Piana del Sele, in località Cioffi Eboli, a ridosso della Statale 7 bis.
Le portiere sono chiuse a chiave.
Dentro non ci sono segni di colluttazione, i documenti sono a loro posto.
A pochi metri, tra le serre della “quarta gamma”, c’è ancora un mucchio di cenere accesa.
Sotto le fiamme c’era il corpo di Luigi Esposito, di 53 anni, originario di Nocera Inferiore; per tutti era “Luca”. Giornalista sportivo il pomeriggio, biologo presso un ente pubblico la mattina.
Giustiziato con sei colpi di pistola, cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme.
LA SCOPERTA
Tutto comincia alle 3:30 della notte tra sabato e domenica, con la segnalazione di quello che sembrava un classico rogo estivo di sterpaglie in contrada Bivio Cioffi.
I primi ad arrivare sono i vigili del fuoco: è durante lo spegnimento che, tra la cenere, fanno la scoperta.
Un corpo devastato al punto che in un primo momento non è stato possibile stabilirne neanche il sesso. Si procede ai primi rilievi dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Eboli con la Sezione investigativa scientifiche di Salerno, insieme al medico legale e al pm di turno.
A pochi metri vengono trovati dei bossoli. È la Lancia Y parcheggiata poco distante a dare un nome a quei resti.
L’autopsia è stata già disposta.
IL LAVORO CHE NESSUNO RIVENDICA
L’orrore della scoperta di questo efferato omicidio si porta dietro già dalle prime ore un paradosso che sa di mistero.
L’ARPA Campania nella giornata di ieri dirama una nota in cui specifica che la vittima non è un suo dipendente.
Una nota tempestiva e del tutto insolita per una domenica mattina, da parte di un’agenzia pubblica – e mentre molte testate giornalistiche lo descrivono come dipendente della sede di Avellino.
Chi lo conosceva non ha dubbi: da vent’anni il suo lavoro è quello di funzionario pubblico.
Parrebbe, secondo alcune indiscrezioni da parte di una conoscente – e amica da anni – che l’ultimo lavoro di Esposito sarebbe stato presso gli uffici comunali di Atripalda e che, in passato, si occupasse di ispezioni sulle filiere bufaline nel Casertano.
Tutte informazioni che riceveva dallo stesso Esposito, anche suo collega di redazione, tant’è che le riunioni venivano svolte esclusivamente di pomeriggio per queste ragioni di impegni.
Davanti a queste testimonianze, perché l’Arpa Campania avrebbe rinnegato l’esistenza di una collaborazione?
Le spiegazioni possibili possono essere diverse.
La più scontata: un caso di omonimia con un avvocato ai vertici amministrativi dell’ente, che si chiama proprio Luca Esposito e nelle prime ore era stato scambiato con la vittima dell’omicidio.
La più concreta: il limbo della consulenza esterna, un subappalto che al momento nessuno rivendica.
La spiegazione più inquietante: davanti a un omicidio che lambisce i controlli ambientali, che qualcuno abbia sentito l’urgenza di mettersi al riparo da eventuali illegalità scoperte.
C’è poi il movente passionale, per niente da escludere.
Secondo quanto riferito da fonti vicine, la sua vita privata resta un libro chiuso, da indiscrezioni e lontano dalla scena pubblica.
Ma si potrebbe anche ipotizzare che la sua morte sia una risposta alla professionalità “non vera” di funzionario pubblico?
CANTONE FRENA SULLA PISTA PRIVILEGIATA
A spegnere i facili teoremi ci pensa il procuratore Raffaele Cantone, che parla di omicidio efferatissimo, senza ancora una definizione del movente.
E smonta la firma mafiosa, vista la modalità dell’esecuzione. Anzi, secondo il pm – in un breve dialogo telefonico con Cronache – potrebbe essere più tipico di chi ha una reazione scomposta e poi cerca di cancellare le tracce bruciando il cadavere.
Sul movente non ci sarebbe nessuna gerarchia, ma non si esclude nemmeno la pista passionale.
Dalle ultime notizie sembrerebbe invece esclusa la pista sportiva: quella di carattere polemico da parte della società granata e dei tifosi.
Tante sono le attestazioni di stima e affetto che in queste ore hanno invaso i social di Luca Esposito.
UN LUOGO DOVE NON SI ARRIVA PER CASO
La geografia del delitto, però, parla chiaro: in questo luogo, al Cioffi, non si arriva da soli per caso. Si tratta di un borgo agrario dove la criminalità organizzata è storicamente radicata.
Siamo nel cuore agricolo della Piana, tra Eboli e Battipaglia, la terra delle insalatine in busta e delle fragole, non lontano da Paestum: stradine interne tutte uguali, che non collegano nulla, senza telecamere e senza illuminazione.
Qui, chi non è del posto si perde. Sabato sera Esposito era ad Agropoli, alle 22:34 l’ultimo aggancio di cella. Poi il silenzio.
Era diretto alla sua casa in Cilento: qualcuno lo ha deviato, attirandolo in un appuntamento trappola.
E’ sceso spontaneamente, ha chiuso la portiera e ha incontrato chi lo avrebbe ammazzato.
Sapeva con chi doveva parlare.
E conosceva quel luogo.
Resta l’istantanea di una solitudine profonda. Un uomo schivo, laureato in Biologia e in Lettere, che viveva a Lancusi di Fisciano, il paese dell’Università di Salerno, senza alcun legame con Eboli.
Orfano di entrambi i genitori, due sorelle e nessuna relazione sentimentale pubblica.
Chi racconta di lui parla di un uomo che si muoveva sempre da solo, tranne che per le trasferte al seguito della sua Salernitana, tra il portale che aveva fondato, le pagine de La Città e le dirette di Ottochannel.
Ieri alle 16 la salma era ancora sola all’obitorio di Eboli: nessun parente, i primi ad arrivare solo due colleghi.
Mentre il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli esprime cordoglio per la brutale uccisione, l’inchiesta è appena iniziata.
Tiziana Magrì

