GLI SPECCHI DEFORMANTI DI BCC
C’ è una massima immobile di Pietro Nenni che ogni leader (o aspirante tale) politico dovrebbe stamparsi sulla scrivania, specie alle nostre latitudini: “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”.
Un aforisma perfetto, che sembra scritto apposta per commentare le ultime parabole del dibattito politico lucano, dove la patente di “coerenza” è diventata improvvisamente il gadget più conteso del momento.
In queste ore, infatti, dai banchi di Basilicata Casa Comune si levano severi esami di linearità geometrica contro chi, a livello locale, sceglie il pragmatismo del buon governo anziché i veti ideologici.
Fa quasi sorridere che lezioni di ortodossia politica arrivino da una leadership che ha costruito un’intera parabola sul civismo anti-partitico, per poi ridursi a rincorrere (come narrano le cronache politiche) una tessera e un rientro nei ranghi del Partito democratico.
Un ritorno all’ovile che, a quanto pare, sta provocando più mal di pancia e malumori interni alla propria base che applausi.
Soprattutto se si considera la manifesta irrilevanza nazionale di certe sigle locali che rischiano di rimanere piccoli cespugli isolati, specialmente ora che l’approvazione della nuova legge elettorale consegna di fatto la “matta” del centro nelle mani di Casa riformista, l’unica forza a possedere le firme, le strutture e l’allure necessari per puntare stabilmente al Parlamento.
Ma se il gioco della purezza è rischioso, quello dello specchio lo è ancora di più. Prima di lanciare accuse di opportunismo e tracciare linee di demarcazione astratte, bisognerebbe dare un’occhiata ravvicinata alla propria “casa”.
Si scoprirebbe così che le idee di linearità, da quelle parti, sono quantomeno originali se non addirittura distorte: basti guardare a illustri esponenti del movimento chiorazziano capaci di transitare, nel giro di pochissimo tempo, dai vertici di Fratelli d’Italia a quelli della Lega, fino all’approdo sull’attuale sponda civica.
Una traiettoria acrobatica che farebbe invidia al più spericolato dei funamboli solitari.
La realtà è che ci vorrebbe più accortezza e capacità di fare autocritica.
Del resto, chi amministra i territori con sapienza e pazienza sa bene che è molto più semplice fare teoremi da salotto piuttosto che lavorare giorno dopo giorno sulla fiducia personale.
La verità è che alla fine i cittadini non votano le formule geometriche; votano i programmi e la stabilità.
L’efficacia di un’amministrazione si misura sui fatti: sui bilanci che quadrano, sui servizi garantiti, sulle infrastrutture difese e sulle risposte concrete alle comunità.
Sarebbe meglio evitare scorciatoie facili dal retrogusto populista e accettare che si possa sostenere convintamente il presidente Vito Bardi in Regione onorando il mandato degli elettori e, contemporaneamente, lavorare con serietà nelle giunte locali guidate da sindaci di colore politico diverso, nell’esclusivo interesse dei cittadini, rispettando a livello nazionale il proprio leader e seguendone la linea politica che respira aria europeista e internazionale.
Questa non è incoerenza: è maturità istituzionale.
Una maturità che si riflette nella capacità di incidere realmente sulle amministrazioni, come accade ad esempio nel laboratorio politico di Genzano di Lucania.
Lì l’esponente di Italia Viva Angela Ertico, con il suo lavoro al Bilancio, rappresenta l’asse portante che regge e garantisce la stabilità della giunta guidata dalla sindaca Viviana Cervellino di Basilicata Casa Comune.
Una centralità amministrativa così decisiva che consente all’area riformista targata Renzi di esprimere liberamente le proprie opinioni, forte della matematica dei numeri senza i quali la tenuta del Consiglio sarebbe semplicemente impossibile. Il sospetto, allora, è che tutto questo improvviso nervosismo nasca da un dato di fatto politico difficile da digerire.
Molti esponenti delusi da certe repentine giravolte e veti stanno preferendo la concretezza del riformismo liberale di Italia Viva.
È una transizione che è già successa e che, con ogni probabilità, continuerà ad accadere proprio a causa di queste manovre di posizionamento.
A chi si ostina a fare la morale per coprire le proprie difficoltà interne, non resta che augurare buon viaggio.
Ma di certo, e il buon Nenni lo sapeva, la buona politica preferisce lasciare i problemi di posizionamento e il rancore social a chi li ha generati, continuando a occuparsi delle cose da fare.
Anche perché, a forza di voler epurare gli altri, il rischio concreto è di ritrovarsi da soli davanti allo specchio.
Gustavo Limone

