ROGGERO ENTRA NEL CARCERE DI BOLLATE

ROGGERO ENTRA NEL CARCERE DI BOLLATE

Mario Roggero si costituisce a Bollate: il caso del gioielliere spacca la politica Mario Roggero, il gioielliere 72enne di Gallo di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, è arrivato nel carcere milanese di Bollate venerdì 17 luglio, dando esecuzione all’ordine di carcerazione firmato dalla Procura di Asti.

Si chiude così il capitolo giudiziario di una vicenda che dura dal 28 aprile 2021, quando Roggero uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria.

I FATTI E LA CONDANNA

La Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per omicidio volontario e tentato omicidio.

Per i giudici la reazione del gioielliere non fu né proporzionata, dato che i rapinatori stavano sottraendo gioielli mentre la risposta causò due morti e un ferito grave, né necessaria, potendo Roggero barricarsi nel negozio blindato e chiamare le forze dell’ordine invece di inseguire i banditi in strada, come mostrano le immagini delle telecamere di sorveglianza.

LE PAROLE DI ROGGERO ALL’ARRIVO IN CARCERE

Alle domande dei giornalisti su un eventuale pentimento, Roggero ha risposto: «Sì, ma con il senno di poi, bisogna trovarsi in quelle situazioni». Il gioielliere ha poi attaccato duramente il Presidente della Repubblica: «Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza».

IL CENTRODESTRA: “SENTENZA INGIUSTA, GRAZIA PER ROGGERO”

È sul piano politico che il caso ha acceso lo scontro più acceso, anche in vista delle elezioni del 2027.

Il centrodestra si è schierato in modo compatto dalla parte del gioielliere.

Matteo Salvini lo ha definito «un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita» che a 72 anni non merita il carcere per essersi difeso nel negozio di famiglia, giudicando «ingiusta» la condanna e lanciando pubblicamente l’appello «grazia per Roggero».

La premier Giorgia Meloni è intervenuta con un lungo post su X, collegando esplicitamente il caso alle polemiche sui risarcimenti richiesti dai familiari dei rapinatori uccisi: «Mi aggredisci. Mi difendo.

E dovrei risarcirti io

Non è giusto. Con l’ultimo ddl Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari.

Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali», ha scritto la premier, accompagnando il post con lo slogan «Basta paradossi!».

Va segnalato che la norma citata non è retroattiva e non incide sul procedimento già concluso.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha intanto avviato l’istruttoria finalizzata all’eventuale concessione della grazia a Roggero, in coordinamento con la Procura Generale della Corte d’Appello di Torino.

L’OPPOSIZIONE E I PENALISTI: «NON È UNA LICENZA DI UCCIDERE»

Di segno opposto la linea del Partito Democratico. La senatrice Debora Serracchiani ha replicato che «la legittima difesa non è una licenza di uccidere», rivendicando la correttezza della sentenza e mettendo in guardia contro la strumentalizzazione politica di un caso giudiziario ormai chiuso.

Sulla stessa lunghezza d’onda si sono espresse voci tecniche estranee alla mischia partitica: la Camera Penale di Asti, che riunisce gli avvocati penalisti del foro astigiano, ha parlato apertamente di un’ingerenza della politica nell’amministrazione della giustizia, avvertendo del rischio di trasformare la grazia — di competenza esclusiva del Quirinale — in una sorta di quarto grado di giudizio.

Vito Errichetti

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Contentuti protetti