LA LEGGE ELETTORALE PASSA AL SENATOCdx esulta, le opposizioni: «Quanta ipocrisia, maggioranza non c’è più, legge truffa»

LA LEGGE ELETTORALE PASSA AL SENATO

La riforma della legge elettorale ha superato l’esame alla Camera, ieri, con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Il voto è stato segreto.

Ha esultato, tra applausi e strette di mano, il centrodestra. Bagarre in Aula, a ridosso del voto, dopo l’intervento di Giovanni Donzelli (Fdi), critico verso le opposizioni sulla questione preferenze: “avremmo votato anche vostro emendamento, li avete ritirati tutti vigliaccamente”.

Immediata la protesta dei partiti d’opposizione che ha costretto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, a richiamare ripetutamente all’ordine.

Ora lo “Stabilicum” è atteso al Senato. “Auspichiamo un iter celere”, ha affermato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.

Ma per le opposizioni è ancora muro: “la maggioranza non c’è più, vi manderemo a casa”.

Il testo di legge della riforma elettorale prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei consensi.

Vengono soppressi i collegi uninominali. Non viene prevista la possibilità di un voto di preferenza. Sulla scheda l’elettore troverà liste bloccate.

Lo sbarramento resta al 10 per cento per le coalizioni di liste e al 3 per cento per le liste singole.

Nel programma elettorale le forze politiche devono indicare il nome della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio.

In assenza del nominativo le liste saranno dichiarate inammissibili.

Non dovranno raccogliere le firme per la presentazione delle liste i partiti con un gruppo parlamentare costituito alla Camera o al Senato entro il 31 dicembre 2025.

No alla raccolta firme in modalità digitale. Per il voto degli italiani all’estero spetta al Governo aggiornare, entro tre mesi dall’entrata in vigore della nuova legge elettorale, il regolamento attuativo in materia (legge Tremaglia).

Le circoscrizioni all’estero sono state ridotte da 4 che erano a 2 per quanto riguarda l’elezione alla Camera, mentre da 4 a 1 per l’altro ramo del Parlamento.

Le elezioni politiche del 2027 potrebbero essere le prime in cui sarà possibile il voto per i fuori sede.

L’emendamento Roscani (Fdi) ha avuto un consenso unanime alla Camera.

Al Senato potrebbe tornare, invece, la questione delle preferenze che ha infiammato il dibattito nei giorni scorsi, e l’Aula di Montecitorio ieri a ridosso del voto.

Nel suo intervento nell’ambito delle dichiarazioni di voto, Donzelli ha mosso una dura critica alle opposizioni, in particolare al Pd.

“Fratelli d’Italia – ha dichiarato – avrebbe votato anche i vostri emendamenti sulle preferenze, ma li avete ritirati vigliaccamente: vergognatevi, se avevate il coraggio di difendere le preferenze le portavate in Aula e sarebbero passate”.

Parole che hanno sollevato la protesta tra i banchi d’opposizione.

I deputati hanno sollevato cartelli con su scritto “Meloni ha fallito: legge elettorale=legge truffa”, “la maggioranza non esiste più: a casa”.

È dovuto intervenire il presidente Fontana. “Quanta ipocrisia in quest’Aula oggi da chi ha sfiduciato la presidente del Consiglio con un voto segreto solo tre giorni fa.

La maggioranza non c’è più. Il centrosinistra vi manderà a casa con qualunque legge elettorale”, ha dichiarato nel suo intervento in Aula la Segretaria dem Elly Schelein.

Il riferimento è stato all’affossamento dell’emendamento del centrodestra sulle preferenze, martedì scorso, primo giorno d’esame alla Camera per la legge di riforma elettorale, che ha visto consumarsi il tradimento dei cosiddetti franchi tiratori.

Perché, come ha sottolineato Meloni, i voti sono venuti a mancare anche nel centrodestra. Ha riprovato a reinserirle, senza i capilista bloccati, Vannacci, leader di Futuro nazionale, il giorno successivo.

Il risultato? L’emendamento è stato bocciato e Fdi ha votato con Vannacci, mentre Lega e Fi, alleati di governo della Meloni hanno espresso voti contrari (Futuro nazionale ha dichiarato che avrebbe votato contro alla Camera).

Vannacci a parte, tutto è sembrato superato ieri. Il centrodestra unito ha esultato in Aula dopo l’ok della Camera alla legge di riforma elettorale, tra applausi e strette di mano.

In Aula erano presenti anche diversi ministri, come Giorgetti e Roccella. Ora la parola passerà all’altro ramo del Parlamento.

Lucia Stefania Stanco

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