LEGGE ELETTORALE VERSO IL RUSH FINALE
Legge elettorale, l’esame alla Camera verso il rush finale. Dopo le tensioni di martedì, a seguito dell’affossamento dell’emendamento di Fdi-Nm-Udc sulle preferenze, che ha innescato la caccia ai franchi tiratori e le richieste di dimissioni del governo da parte delle opposizioni, ieri l’Aula ha dato il via libera all’art. 1 della riforma.
Hanno votato a favore 208 deputati, 143 i contrari e 3 gli astenuti. Il voto si è svolto a scrutinio segreto. Si tratta del cuore della riforma.
Il meccanismo di voto prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o alla coalizione di liste che ottengono almeno il 42 per cento dei voti.
Altro punto – che ha infiammato il dibattito in questi giorni – riguarda l’indicazione, al deposito del contrassegno, del nome della persona che la coalizione proporrà al Presidente della Repubblica come premier.
«Questa legge elettorale è una truffa», tuonano dalle opposizioni che promettono battaglia.
Tra gli emendamenti affossati ieri quello sulle preferenze – senza i capilista bloccati – di Roberto Vannacci, che ha visto votare a favore Fdi, ma non Lega e Fi, e quello sulla parità di genere, presentato da Elena Bonetti di Azione e sostenuto dalle opposizioni.
Tutti d’accordo sul voto ai fuori sede. L’emendamento della maggioranza è stato approvato all’unanimità: 353 sì, nessun contrario.
Un consenso unanime in nome di una battaglia di civiltà. Applauso in aula. Il destino resta comunque legato alla legge elettorale, ma il solco è tracciato e difficilmente si potrà tornare indietro come evidenziato anche dalle opposizioni che hanno evidenziato la necessità di correggere alcuni punti.
A tenere banco nella mattinata di ieri è stato il nodo delle preferenze. Ha provato a reinserirle il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, sfidando Meloni: «Tiri fuori gli attributi, vada in Parlamento, si chiami i capigruppo e facciamo approvare questa legge sulla preferenza che finalmente ridà dignità al Parlamento».
A scrutinio segreto, l’emendamento è stato bocciato: 139 i favorevoli, 233 i contrari. Insieme agli 8 deputati vannacciani hanno votato a favore Fdi e Nm.
Tra i contrari, invece, gli alleati di governo di Giorgia Meloni, Lega e Fi. L’aria nel centrodestra resta tesa. I sospetti sui franchi tiratori, responsabili della debacle del primo giorno d’esame della legge elettorale, cadrebbero soprattutto sui deputati azzurri vicini a Marina Berlusconi, ma anche sulla Lega.
Secondo Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, si tratterebbe di “una ventina di parlamentari di centrodestra”, ma potrebbero essere anche di più. «Il governo va avanti, non si ferma. Puntiamo a portare a casa la legge tra oggi e domani», ha sottolineato Ciriani.
Dopo la conclusione degli esami degli emendamenti, il voto finale, a scrutinio segreto è atteso entro questa mattina (16 luglio).
Poi si passerà all’altro ramo del Parlamento. Non si ferma, intanto, la battaglia delle opposizioni, che hanno chiesto le dimissioni del governo e il ritorno alle urne, dopo l’affossamento dell’emendamento sulle preferenze martedì scorso.
Battaglia aperta anche da parte di diversi costituzionalisti, che hanno comunicato che sono «pronti i ricorsi in decine di tribunali». In prima fila c’è Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale.
«È impensabile andare a votare con una legge elettorale che stravolge la nostra Costituzione», ha affermato il costituzionalista.
La rete unisce una trentina di organizzazioni, associazioni.
Annunciate anche «tre grandi manifestazioni a Milano, Firenze, Napoli o Salerno, dopo il 15 settembre».
«Si creerà – ha concluso Zaccaria – uno spirito simile a quello del referendum». A suo avviso, la «cosa più grave della legge elettorale in discussione è nel premio di maggioranza abnorme».
Lucia Stefania Manco

