NELLA RETE “SCOMMESSA COLLETTIVA” ANCHE I LUCANIDal family day all’arresto: Adinolfi accusato di truffa ed evasione fiscale

NELLA RETE “SCOMMESSA COLLETTIVA” ANCHE I LUCANI

Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, è agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa ed evasione fiscale e tra le migliaia di persone contattate negli anni dal suo “betting group” ci sono anche lucani, che ci hanno segnalato la mail ricevuta sul sistema “Scommessa Collettiva”.

Un messaggio che oggi, alla luce dell’inchiesta della Procura di Roma, assume tutt’altro significato. Ecco come si presentava, nero su bianco, ai potenziali aderenti: “SC (Scommessa Collettiva) è un betting group che esiste dal 2005 a cui si aderisce con quote annuali da 3.000 o 10.000 euro.

La quota da 3.000 frutta vincite minime garantite del 13% pagate trimestralmente, quella da 10.000 vincite minime garantite del 40% pagate annualmente […].

Capitale sempre liquido, si può uscire in qualsiasi momento, non si può perdere. Ci assumiamo il rischio delle eventuali perdite ma in diciotto anni non abbiamo mai perso.

“Nella stessa comunicazione, Adinolfi rassicurava l’interlocutore anche sulla piena regolarità fiscale dell’operazione, sostenendo che le vincite fossero “tassate alla fonte dal concessionario” e dunque “assolutamente nette” per l’aderente, tanto da non dover essere inserite nella dichiarazione dei redditi.

Un’affermazione che, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbe rivelata tutt’altro che veritiera: la mancata tassazione di quei fondi è oggi uno dei capi d’accusa contestati dalla Procura di Roma.

Quella email, unita a decine di segnalazioni analoghe raccolte da altre persone in tutta Italia, restituisce oggi tutta la sua gravità: l’8 luglio scorso Mario Adinolfi è finito agli arresti domiciliari, su ordinanza firmata il 22 giugno dal Giudice per le indagini preliminari di Roma, dott.ssa Giulia Arcieri.

Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di Finanza, arriva al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Capitale, con il procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, sul medesimo sistema di raccolta fondi di cui l’ex parlamentare parlava, con toni rassicuranti, ai suoi interlocutori.

LE ACCUSE

Secondo l’impianto accusatorio, Adinolfi avrebbe ideato fin dal 2005 un meccanismo di adesione a un gruppo chiuso di scommettitori, il cosiddetto betting group, proponendo quote da 3.000 o 10.000 euro a fronte di rendimenti garantiti, rispettivamente del 13% e del 40% annuo, e della piena restituibilità del capitale in qualsiasi momento. Le quote “Vip Plus” avrebbero promesso rendimenti fino al 150%.

Il tutto veniva presentato come un investimento privo di rischio, gestito tramite non meglio precisati algoritmi infallibili e comunicazioni scritte via email o social network.

A Adinolfi vengono contestati quattro reati: abusivismo finanziario, per aver offerto servizi di investimento senza le necessarie autorizzazioni; raccolta abusiva del risparmio, per fondi raccolti che secondo gli inquirenti ammonterebbero a 4.798.477 euro con obbligo di rimborso; omessa dichiarazione fiscale, relativa a un’imposta evasa di circa 400.000 euro per l’anno 2017; e truffa aggravata, per aver indotto in errore numerose persone offese con la promessa di rendimenti certi e capitale garantito mai onorata. Tra le vittime elencate nell’ordinanza figurano versamenti che vanno dai 10.000 ai oltre 200.000 euro a testa, con restituzioni spesso parziali o del tutto assenti.

IL FIUME DI DENARO

Le indagini della Guardia di Finanza hanno ricostruito una movimentazione finanziaria ingente: solo per il 2017 risultano accrediti per quasi un milione di euro mai dichiarati al fisco. Distinta da quella cifra, ma di entità molto simile, è quella relativa al periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 27 febbraio 2026: in questo arco temporale Adinolfi avrebbe ricevuto 4.794.647 euro con causale riconducibile alla “Scommessa Collettiva”.

Secondo l’ordinanza, gran parte di queste somme non risulta collegata ad attività di scommesse in senso stretto, ma sarebbe stata impiegata per spese personali, tra cui orologi, quadri, viaggi e imbarcazioni, oltre che per bonifici verso persone a lui vicine, tra cui la madre e la locatrice dell’appartamento in cui risiede.

PERCHÉ IL GIP HA DISPOSTO GLI ARRESTI

Nel motivare la misura cautelare, il giudice richiama il pericolo di reiterazione del reato: dopo circa quindici-vent’anni di attività legata a “Scommessa Collettiva”, Adinolfi avrebbe lanciato una nuova iniziativa, “Cristo Regna”, con modalità ritenute simili alla precedente.

Il GIP sottolinea inoltre un atteggiamento giudicato intimidatorio verso chi lo contesta, richiamando un episodio di aggressione fisica ai danni di un giornalista de Le Iene, e il rischio che l’indagato possa avvicinare le persone offese per indurle a ritrattare le denunce già presentate.

È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di circa 400.000 euro, corrispondenti al- l’imposta evasa contestata.

LA DIFESA DI ADINOLFI

Dopo l’arresto, Adinolfi ha reagito pubblicamente respingendo ogni accusa. Tramite il suo legale, l’avvocato Riccardo Di Lorenzo, ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame, sostenendo l’assenza dei presupposti per la misura cautelare. In una nota si è definito totalmente innocente, parlando di una vicenda surreale e denunciando quella che ha descritto come una gogna mediatica nei suoi confronti.

Ha smentito di aver acquistato beni di lusso, viaggi alle Maldive o in Egitto, imbarcazioni o lingotti d’oro, descrivendo il proprio stile di vita come sobrio. Sul fronte scommesse, ha ammesso di giocare da decenni, ma ha negato di aver mai sollecitato terzi o di essersi arricchito a danno di altri, richiamando la nozione civilistica delle cosiddette obbligazioni naturali applicabile al gioco d’azzardo.

Ha inoltre contestato l’uso del braccialetto elettronico, definendolo una misura sproporzionata rispetto alla natura delle accuse.

COSA SUCCEDERÀ ORA

Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, dunque lontano da qualunque accertamento definitivo di responsabilità, e Adinolfi resta allo stato un indagato coperto dalla presunzione di innocenza.

Nei prossimi giorni è atteso l’interrogatorio di garanzia davanti al GIP, il primo momento in cui l’indagato, assistito dai legali Di Lorenzo e De Luca, potrà fornire la propria versione dei fatti e prendere piena visione degli atti d’indagine.

Parallelamente, la difesa ha già annunciato la presentazione di un’istanza al Tribunale del Riesame, l’organo competente a rivalutare la misura cautelare: se accolta, potrebbe portare all’attenuazione o alla revoca degli arresti domiciliari; se respinta, la misura resterebbe in vigore fino a eventuali sviluppi successivi.

Nel frattempo la Procura proseguirà nella raccolta di ulteriori testimonianze delle persone offese e nell’analisi della documentazione bancaria e fiscale, anche in relazione a conti correnti esteri, tra cui uno in Lituania, su cui sarebbero in corso accertamenti.

Resta inoltre aperto il fronte relativo alla nuova iniziativa “Cristo Regna”, che gli inquirenti guardano con attenzione proprio per il timore, esplicitato nell’ordinanza, che possa riproporre lo stesso schema contestato per “Scommessa Collettiva”.

Vito Errichetti

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