LEGGE ELETTORALEIl cdx ha trovato l’accordo sul voto dei fuori sede

LEGGE ELETTORALE

Per anni è stata solo una promessa. Le elezioni politiche del 2027 potrebbero essere le prime a non costringere milioni di studenti e lavoratori a compiere viaggi, spesso estenuanti, verso i luoghi di residenza per poter esercitare il diritto di voto.

I partiti di maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) hanno trovato l’accordo sulla presentazione di un emendamento alla legge elettorale in discussione alla Camera che mira a rendere il voto fuori sede una misura definitiva.

Il cuore della proposta ruota intorno alla cosiddetta “residenza bis” e interesserà 4,9 milioni di italiani. Una svolta, dopo i timidi esperimenti (in assenza di una legge organica) alle europee del 2024 e ai referendum del 2025. Soddisfatta la rete di comitati che per anni si sono battuti con manifestazioni, flash mob e petizioni per infrangere il “muro”.

“Abbiamo mantenuto l’impegno. Diamo risposte ai cittadini. La sinistra sottoscriverà?”, affermano in una nota congiunta Fabio Roscani (Fratelli d’Italia), Luca Toccalini (Lega), Simone Leoni (Forza Italia) e Maria Chiara Fazio (Noi Moderati). Con l’emendamento in questione uno dei nodi, insieme a quello delle preferenze, della riforma di legge elettorale, il cui esame alla Camera è slittato al 14 luglio, sembra sciolto. Ecco come com’è stato accolto e come funzionerà il meccanismo proposto, che tra i vari punti prevede di votare per liste e candidati del comune di domicilio.

“Era una battaglia della sinistra, ma soprattutto una battaglia di civiltà”, dice una studentessa della Basilicata, raccontando che una volta per recarsi a votare nel suo comune di residenza e usufruire dello sconto sul biglietto ferroviario previsto ha dovuto fare diversi cambi, un “viaggio della speranza”, a cui poi le volte successive ha rinunciato, avvalendosi di “un autobus e pagando per intero il costo del biglietto”.

“Finalmente è finita”, aggiunge. “Era ora, ogni volta per andare a votare in Calabria mi perdevo pure giorni di lavoro per via della stanchezza, soprattutto, a meno che non facessi il rappresentante di lista per qualche partito”, racconta il signor Luca, che da anni lavora a Brescia. Negli altri Paesi europei il voto fuori sede è già realtà.

Alle prossime politiche potrebbe toccare all’Italia. Secondo il testo dell’emendamento potranno votare fuori sede gli elettori domiciliati da almeno 9 mesi in un Comune diverso dalla propria residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche. La misura vale anche per le europee e i referendum abrogativi e costituzionali.

L’elettore dovrà chiedere l’iscrizione in un apposito elenco presso il comune di domicilio temporaneo, presentando la documentazione comprovante il motivo della permanenza. La domanda potrà essere presentata anche online, entro trenta giorni dal trasferimento nel comune di domicilio o comunque entro il 31 dicembre di ogni anno per le votazioni dell’anno seguente.

Gli elettori fuori sede verranno inseriti nelle normali sezioni elettorali. Aspetto importante, nell’articolo 7, si legge: “Gli elettori fuori sede sono ammessi a votare per le liste e i candidati della circoscrizione e del collegio in cui ricade il comune di temporaneo domicilio”.

“La presentazione di questo emendamento è un segnale importante che accogliamo con favore.

Non è caduto dal cielo, è il frutto di anni di impegno trasversale e corale per far comprendere l’importanza di questo tema e metterlo al centro dell’agenda pubblica e politica”, si legge sul sito di The Good Lobby che da anni, insieme a Rete voto fuori sede, si batte per garantire il voto ai cittadini che vivono in un comune diverso da quello di residenza.

Ora l’emendamento dovrà essere votato in aula per essere introdotto nella nuova legge elettorale in discussione.

A prescindere dall’iter in Parlamento, dell’approvazione o meno, la strada è segnata.

“Si tratta di una misura bipartisan e non rimandabile”, come evidenziato da molti.

Lucia Stefania Stanco

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