GLI EX 007 RISPONDONO AL GIP
Entrambi hanno deciso di rispondere alle domande, senza avvalersi della facoltà di non farlo. Tuttavia, le loro strategie difensive si sono rivelate diametralmente opposte.
Ieri mattina, a piazzale Clodio, si sono svolti gli interrogatori di garanzia di Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, i due agenti ex AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna), posti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma sul presunto spionaggio a favore della Russia.
L’inchiesta vede coinvolte altre cinque persone, di cui quattro militari. Piras, considerato il perno e la mente della rete, è stato sentito per primo, a partire dalle 9:30 e ha fornito le spiegazioni sulle sue condotte contestate dalla Procura «Ha risposto a tutte le domande dei giudici, è apparso tranquillo», ha riferito il suo difensore, l’avvocato Francesco Vaccaro, che da giorni sostiene la stessa linea che le informazioni fornite non erano segrete, ma già disponibili da fonti aperte.
Una tesi che dovrà scontrarsi con quell’accusatoria, secondo cui l’ex agente 007, in pensione da oltre dieci anni, si sarebbe introdotto nei sistemi informatici e nelle banche dati dei Carabinieri e degli organismi di informazione e sicurezza – con accesso a documenti fino al livello “Nato Secret” – per poi cedere le informazioni ricevendo in cambio denaro, al contatto russo, un presunto agente coperto da immunità diplomatica. Ma la notizia arriva dall’altra difesa.
L’avvocato Domenico Di Tullio, legale di Di Pasquale, ha scelto la strategia di scaricare il coindagato: «resta un sottoufficiale dei carabinieri in pensione, che ha dedicato la sua vita alla sicurezza dell’Italia», ma «è incappato in una relazione amicale episodica con un altro soggetto che lo ha trascinato nella polvere. I due lavoravano nello stesso ufficio».
È da notare che il nome di Piras durante le dichiarazioni non viene per niente pronunciato.
Di Pasquale, ha aggiunto il legale, «ha chiarito rapporti e circostanze e tutti i fatti che gli vengono imputati» e «non ha fornito alcun tipo di informazione riservata, segreta o segretissima». Per lui è stata depositata una richiesta di attenuazione della misura cautelare.
Insomma, al primo confronto con il giudice presenta una crepa destinata a incidere nel proseguo dell’inchiesta. Oltre all’aspetto giudiziario si deve riflettere sulla gravità del danno che il comportamento dei due ex agenti potrebbe aver causato.
Tra i materiali che Piras avrebbe avuto accesso figurano, secondo le carte, dati su agenti di intelligence italiana ed estera e i nomi degli operatori al controspionaggio.
Se quelle informazioni hanno raggiunto Mosca, quante reti dovranno essere ricostruite, quante persone rischiano la vita – e con quale fiducia gli alleati della NATO condivideranno i loro segreti con un sistema ad alta vulnerabilità dall’interno?
Tiziana Magrì

