SINISGALLI LA PROCURA INDAGA
La vicenda della sospensione dello studente autistico dalla scuola media Sini- sgalli di Potenza non si conclude dopo il termine del ciclo scolastico del minore, ma porta con sé uno strascico che potrebbe avere risvolti sul piano penale.
Tra atti giudiziari, procedimenti amministrativi e scadenze imminenti, la questione ‘Sinisgalli’ diventa un test sulla tenuta del sistema scolastico e sulla tutela degli alunni più fragili.
Dai documenti che continuano ad arrivare sulla nostra scrivania, emerge un quadro che intreccia dimensione giudiziaria e amministrativa: da una parte c’è un’indagine da parte della procura della Repubblica del Tribunale di Potenza che coinvolgerebbe i vertici della scuola potentina ed i suoi docenti dopo la denuncia presentata dai genitori del ragazzo, assistiti dall’Avvocato Luca Lorenzo a cui si sono rivolti dopo i fatti di maggio.
Dall’altra parte c’è la questione ancora aperta e dirimente sugli spostamenti e sugli incarichi che l’Ufficio scolastico regionale dovrà definire entro il prossimo 15 luglio.
L’INDAGINE DELLA PROCURA
Oggi apprendiamo di un nuovo risvolto nella questione: la Procura potentina vuole vederci chiaro su questa contorta vicenda, motivo per cui avrebbe avviato indagini mirate ad accertare la sussistenza di tre reati che si sarebbero inanellati e che potrebbero avere risvolti penali per gli eventuali responsabili: siamo sul codice penale, con contestazione di art.571, ovvero abuso dei mezzi di correzione, con l’aggravante dell’art.572 perché il fatto è avvenuto avverso un minore, per giunta fragile.
Qualora dovesse aprirsi il procedimento penale, potrebbero essere numerosi i genitori che, avendo vissuto la stessa situazione con i propri figli, potrebbero decidere di costituirsi parte civile nei confronti della Dirigente e della scuola.
Nelle indagini spunta anche un art.368, ovvero le calunnie che la diri- gente scolastica avrebbe avanza- to nei confronti dei genitori del minore in più momenti e in più sedi nonostante il Tribunale per i Minorenni abbia dichiarato con due distinte sentenze che i geni- tori hanno svolto il loro ruolo con competenza e a garanzia e tutela del figlio.
UNA VICENDA CHE INTERROGA LA RESPONSABILITA’ DEGLI ADULTI
L’avvio delle indagini è, dunque, un fatto netto che restituisce la misura della tensione accumulata attorno a questa vicenda che oggi non può essere letta con la lente della consuetudine amministrativa, ma con quella del diritto e dell’interesse pubblico.
Una storia che da tempo ha travalicato i confini del caso scolastico ed è diventata una storia che interroga in profondità l’intero sistema educativo, la responsabilità degli adulti, il ruolo della dirigente scolastica e la capacità delle istituzioni di intervenire con tempestività quando l’oggetto del contendere non è una semplice controversia interna ma la tutela di un minore fragile e della sua dignità.
È un intreccio che pesa perché quando una vicenda scolastica approda nelle aule giudiziarie, il perimetro del conflitto cambia radicalmente: si passa dalla contestazione di una decisione- quella di sospendere uno studente fragile a seguito di una crisi- ad un rapporto tra scuola e famiglia che qualcuno ha voluto complicare per forza inviando documenta- zione al tribunale dei minori e chiedendo l’intervento degli assi- stenti sociali.
Ad un certo punto della vicenda sono entrate in scena responsabilità personali, profili professionali, ricadute sull’immagine dell’amministrazione scolastica e, soprattutto, si è tentato di trasformare un alunno con disabilità accertata da soggetto da pro- teggere a oggetto del conflitto.
LE SCELTE SUL FUTURO DELLA DIRIGENTE GALLO
In questa questione si innesta poi un altro capitolo contorto: quello del necessario spostamento della dirigente Giovanna Gallo dalla ‘Sinisgalli ‘ ad altro plesso se non la si vuole rimuovere dall’incarico in via cautelativa.
Le carte in nostro possesso richiamano la procedura ministeriale sugli incarichi dirigenziali per il prossimo anno scolastico e fissano un calendario stringente: le istanze, le valutazioni e gli adempimenti devono chiudersi entro il 15 luglio 2026.
Non si tratta di un dettaglio tecnico, perché dentro quella finestra temporale si decide l’assetto di una parte importante della governance scolastica.
La nota ministeriale e quella dell’Ufficio scolastico regionale spiegano che le operazioni vanno completate rispettando criteri di priorità, esigenze di servizio, compatibilità degli incarichi e vincoli normativi.
Ed è proprio dentro questo quadro che si chiede di spostare la sede operativa della Gallo che potrebbe essere inviata ad una delle 11 sedi vacanti disponibili al 1° settembre dislocate tra Genzano, Lavello, Melfi, Moliterno, Bernalda, Matera, Policoro, Stigliano e Potenza.
Il punto, allora, non è soltanto se lo spostamento sia possibile o opportuno sul piano burocratico.
Il punto è se l’amministrazione scolastica regionale voglia o sappia dare una risposta chiara ad una situazione che, per come è esplosa, rischia di lasciare feri- te profonde nella comunità scolastica. Ogni scuola vive di equilibrio, relazioni, autorità educati- va, capacità di ricucire.
Ma quando quell’equilibrio si rompe fino a sfociare in un atto giudiziario, la questione non può essere derubricata a un semplice problema di organico o di mobilità.
Occorre una scelta che tenga insieme prudenza istituzionale, rispetto delle persone coinvolte e tutela dell’interesse superiore degli studenti.
La documentazione a cui facciamo riferimento mostra anche un altro elemento: il caso non si consuma nel vuoto, ma si inserisce in una più ampia fase di ridefinizione degli incarichi scolastici, regolata da note, criteri, scadenze e priorità fissate dall’amministrazione centrale e recepite a livello regionale.
In questo senso la richiesta di intervenire sulla sede della Gallo non appare come un fatto estemporaneo, ma come una conseguenza che viene letta dentro la necessità di garantire serenità all’ambiente scolastico e di evitare che un conflitto già formalizzato in sede giudiziaria continui a riverberarsi nella gestione quotidiana dell’istituto.
Sul piano umano, però, la storia resta ancora più dura della sua cornice amministrativa.
Perché al centro non ci sono soltanto provvedimenti, incarichi o scadenze: ci sono un ragazzo autistico, una famiglia che si ritiene danneggiata, dirigenti e docenti finiti sotto accusa e una scuola che, invece di rappresentare un presidio di inclusione, si ritrova al centro di una contestazione pesante.
È qui che il caso assume una portata differente, non per il clamore in sé ma perché tocca un punto sensibile del dibattito pubblico: come vengono trattati gli alunni con disabilità, quanto sono efficaci le garanzie reali nella scuola e fino a che punto l’istituzione sa prevenire conflitti che rischiano di degenerare in lacerazioni pubbliche.
La domanda che resta aperta, e che i documenti rendono impossibile eludere, è semplice solo in apparenza: la domanda che resta è se la scuola sia stata capace di tutelare il ragazzo, e soprattutto.
E poi, come diretta conseguenza, ora che la vicenda è entrata in una fase giudiziaria e amministrativa decisiva, occorre chiedersi se l’amministrazione scolastica sarà capace di assumere una decisione all’altezza della gravità del caso. Il 15 luglio non è soltanto una scadenza da calendario ma è il termine entro il quale l’Ufficio scolastico regionale dovrà dimostrare di saper governare il conflitto, e non subirlo.
Eliana Positano

