VIGILANZA RAI: È BRACCIO DI FERRO TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONECamere: «Entro 8 luglio nuovi nomi», Avs, Pd, Iv e M5s rigettano l’appello: «Non sarà fatto»

VIGILANZA RAI: È BRACCIO DI FERRO TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE

È braccio di ferro sulla Commissione di Vigilanza Rai.

Le opposizioni, che si sono dimesse in massa il 2 luglio scorso, hanno dichiarato che non indicheranno i nuovi componenti.

La richiesta, ieri, è arrivata da parte dei presidenti della Camera e del Senato della Repubblica con una lettera indirizzata ai capigruppo. Bisogna, infatti, ripartire da zero, perché anche i componenti del centro destra si sono dimessi la settimana scorsa.

Insomma, in Commissione non è rimasto più nessuno.

Ma il muro contro muro tra i partiti impedisce ora la ricostituzione dell’organismo – garanzia del pluralismo nella tv pubblica – alla cui presidenza spetta la nomina del presidente RAI.

Uno scenario senza precedenti. “Vi invitiamo a designare i deputati spettanti al Gruppo da voi presieduto”, hanno comunicato Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana nella lettera inviata ieri mattina ai capigruppo di tutte le forze parlamentari a Palazzo Madama e Montecitorio. Il termine per la presentazione dei nomi è stato fissato “entro l’8 luglio”.

Al centro dello scontro politico c’è il rinnovo dei vertici, la nomina del presidente RAI, che doveva esse- re confermato dalla Commissione di Vigilanza, poi azzerata.

Ora è chiaro che bisogna rifare tutto.

«Non sarà fatto nessun no- me», hanno risposto le opposi- zioni. Alla base della scelta ci sarebbe un accordo tra il Partito democratico, il Movimento cinque stelle, Alleanza verdi e sinistra e Italia viva.

Una fonte parlamentare, secondo quanto riportato dall’Ansa, ha aggiunto: «Se ci dovessero nominare dall’alto, ci dimetteremo di nuovo».

Stando così le cose, i lavori sembrano lontani.

Ma come si è arrivati alle dimissioni in blocco? Bisogna tornare indietro di due anni. Il motivo principale di contrasto è nato nel 2024, quando l’organismo avrebbe dovuto ratificare a maggioranza qualificata la nomina del nuovo presidente RAI. Su Simona Agnes, indicata dal- l’esponente della Lega e ministro dell’Economia nel governo Meloni, Giancarlo Giorgetti, non c’è stata intesa. In assenza di voti necessari ( servivano anche quelli delle opposizioni) i parlamentari della maggioranza avrebbero iniziato a disertare le convocazioni della Commissione.

Una mossa, secondo le opposizioni, per evitare una bocciatura forma- le di Agnes e intanto prendere tempo.

A denunciare la situazione è stata l’ex presidente della Commissione di Vigilanza RAI, la senatrice del Movimento cinque stelle, Barbara Floridia, il 2 luglio in un lungo post sui social dove spiegava le ragioni delle sue dimissioni, evidenziando «la paralisi» dei lavori della Commissione in questi due anni. «Una decisione sofferta – si legge nel suo post sui social ma necessaria e inevitabile».

E ancora: «Ho cercato in tutti i modi di permettere alla commissione di funzionare, cercando il dialogo, resistendo alle provocazioni, agli ostacoli.

Il boicottaggio sistematico della Commissione di vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre».

A catena, dopo di lei, si sono dimessi tutti.

Prima le opposizioni, poi i membri della maggioranza.

Questi ultimi hanno definito i primi “irresponsabili”. Un giro di accuse incrociate che sono continuate, fino a ieri. La maggioranza avrebbe tuttavia iniziato a lavorare a una lista di nomi dei componenti, da presentare oggi.

Ovvio che se mancheranno i nominativi dell’opposizione non servirà a nulla.

Lucia Stefania Manco

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