SINISGALLI: SI “COMPROMETTE” ANCHE DELL’AQUILAIl provveditore difende la Gallo ma la mancata tutela dello studente resta un caso aperto

SINISGALLI: SI “COMPROMETTE” ANCHE DELL’AQUILA

La storia dello studente autistico sospeso dalla frequenza scolastica alla ‘Sinisgalli’ di Potenza, nonostante il suo percorso di studi delle scuole medie sia terminato, continua a produrre reazioni, note, prese di posizione e tentativi di riscrittura del perimetro del dibattito.

Ma il dato centrale non cambia: la controversia non è chiusa, il giudizio di merito è ancora aperto e la tutela del minore resta il cuore della vicenda.

L’Ufficio Scolastico Regionale prova a spostare l’attenzione sul modo in cui la notizia è stata raccontata e lo fa mediante una richiesta di rettifica avanzata al nostro giornale ed in cui si fa riferimento all’articolo dello scorso 26 giugno “Potenza, sospensione del ragazzo autistico dalla Sinisgalli: al tar il caso resta aperto”.

La sostanza, però, è un’altra: la cronaca si è limitata a descrivere un procedimento ancora pendente, distinguendo correttamente tra la fine dell’urgenza cautelare e la sopravvivenza del contenzioso.

La richiesta di rettifica del Provveditorato e la difesa a oltranza della dirigente non spostano di un millimetro il punto vero: il caso resta una vicenda di diritti, omissioni e responsabilità che chiama in causa innanzitutto le istituzioni, non il giornalismo.

TACCIATI DI AVER DATO UNA NOTIZIA FALSA

In una nota pervenuta nelle scorse ore, l’Ufficio Scolastico Regionale ritiene che abbiamo scritto “cose non veritiere” e che abbiamo omesso di scrivere che “il Tribunale Amministrativo Regionale, all’ esito dell’udienza in camera di consiglio, si sia pronunciato a favore dell’Amministrazione scolastica, avendo accertato l’improcedibilità dell’istanza cautelare dei ricorrenti per insussistenza dell’esigenza cautelare rappresentata dai ricorrenti”.

Ma l’Ufficio Scolastico lamenta anche “la violazione del provvedimento collegiale del TAR Basilicata che, aveva disposto l’oscuramento del nome e cognome del minore e dei suoi genitori, nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute del figlio dei ricorrenti”.

E che, “sullo stato di salute del minore come dato super sensibile” abbiamo divulgato informazioni e riportato in modo assolutamente distorto il disturbo da cui risulta affetto il ragazzo”.

Infine, per l’Ufficio Scolastico Regionale avremmo rivelato “il contenuto della discussione svoltasi in camera di consiglio violando la segretezza del procedimento”. Cosa è cambiato in seno al Provveditorato negli ultimi tempi e dopo il nostro colloquio?

Che siano arrivate presunte pressioni per vie traverse per poter mettere a tacere una vicenda su cui il silenzio non può e non deve calare?

E allora, ci dispiace dover controbattere all’istituzione scolastica, ma nel nostro articolo non abbiamo inventato esiti, non abbiamo nascosto la realtà processuale e non abbiamo alterato il senso della vicenda: abbiamo semplicemente raccontato che il caso restava aperto, com’era evidente.

Abbiamo, in tutta questa inchiesta, rispettato integralmente i principi del diritto di cronaca e di informazione, narrando fatti realmente accaduti, verificati attraverso fonti attendibili e riportati in maniera sostanzialmente veritiera e nel rispetto dei requisiti elaborati dalla consolidata giurisprudenza in materia di libertà di stampa.

L’ESITO DEL RICORSO AL TAR

Punto per punto, non condividiamo l’affermazione secondo cui l’articolo avrebbe fornito una rappresentazione non veritiera del provvedimento del TAR poiché l’articolo non afferma né lascia intendere che il ricorso cautelare sia stato accolto ma spieghiamo che, poiché terminato l’anno scolastico e l’intero ciclo delle scuole medie, la fase cautelare ha ormai esaurito la propria funzione e che quindi la controversia prosegue nel giudizio di merito, quello amministrativo, che di fatto non risulta definito ma accerterà le questioni sostanziali prospettate dai ricorrenti.

Sulla veridicità delle informazioni riportate, i fatti narrati corrispondono al vero e le dichiarazioni attribuite alle parti processuali riproducono fedelmente quanto riferito dalle fonti giornalistiche utilizzate.

La ricostruzione della vicenda costituisce esercizio del diritto di cronaca e di informazione su una questione di evidente interesse pubblico concernente il diritto allo studio, l’inclusione scolastica e il funzionamento della pubblica amministrazione che di fatto, avrebbe essa stessa violato i diritti del minore ammettendolo per sole due ore al giorno ed in isolamento in spregio alla sentenza del Tar che invece lo reintegrava in toto.

Va da sé che l’espulsione del minore, risulta ancora oggi del tutto ingiusta e non condivisa né dal Tribunale dei Minori né dal Tar.

LA TUTELA DELLE FONTI

In riferimento a quanto emerso nel corso dell’udienza, ci preme sottolineare che, svolgendo questo mestiere non da ieri ma da oltre un ventennio, la notizia è stata acquisita attraverso fonti giornalistiche riservate per cui il nostro segreto professionale e l’obbligo di tutela delle fonti costituiscono principi espressamente riconosciuti dall’ordinamento giornalistico e tutelati dalla giurisprudenza in quanto presidio imprescindibile della libertà di stampa.

Per cui, non provateci nemmeno, poiché non intendiamo e né possiamo rivelare l’identità delle fonti informative utilizzate.

LA PRESUNTA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY

Quanto alla presunta violazione della privacy, l’articolo è stato scritto su una vicenda già ampiamente oggetto di attenzione pubblica e giudiziaria.

L’eventuale indicazione di dati personali è avvenuta esclusivamente nella misura ritenuta necessaria per la comprensione della notizia e nel perseguimento dell’interesse pubblico all’informazione.

In ogni caso, riteniamo di non aver leso la riservatezza del minore né abbiamo divulgato informazioni in più rispetto a quelle già conosciute nell’ambito della vicenda.

Sul riferimento allo stato di salute, dobbiamo contestare l’affermazione secondo cui sarebbe stata riportata una descrizione “assolutamente distorta” dello stato di salute del minore poiché la terminologia utilizzata nell’articolo riproduce quanto risultava dalle informazioni acquisite e dalle fonti disponibili al momento della pubblicazione e non contiene alcuna rappresentazione volutamente falsa o denigratoria.

Se l’Amministrazione ritiene più appropriata una diversa terminologia tecnico-sanitaria, non significa che la notizia sostanzialmente vera possa trasformarsi in una notizia falsa.

In ogni caso i documenti di cui siamo in possesso evidenziano come il minore sia disabile, riconosciuto dalla commissione medica Inps come invalido, l’accertamento del disturbo dello spettro autistico è in itinere ed è stato già preannunciato nella diagnosi redatta dal neuropsichiatra infantile.

Per tutte queste ragioni, riteniamo che non ricorrano i presupposti previsti dall’art. 8 della Legge n. 47/1948 per procedere alla rettifica richiesta non essendo ravvisabili affermazioni oggettivamente false o suscettibili di alterare la corretta percezione dei fatti.

Siamo, per tanto, disponibili a pubblicare eventuali precisazioni da parte dell’Amministrazione purché abbiano carattere integrativo delle informazioni date, senza che ciò possa costituire un ipotetico riconoscimento della fondatezza delle contestazioni formulate.

LA VOCE DEI SINDACATI A DIFESA DELLA DIRIGENTE E NON DEL DISABILE

Ciò che ci lascia perplessi è che su questo terreno scivoloso si è preferito alzare un muro, come se contestare il racconto fosse più semplice che misurarsi con le domande che quel racconto pone.

Ed è proprio qui che la reazione da parte sindacale appare, politicamente e moralmente, più debole. Invece di chiedersi perché una vicenda così delicata sia arrivata a questo livello di tensione, in una nota congiunta sindacale che pubblichiamo a fianco, si è scelto di difendere la dirigente come se il problema fosse la narrazione e non la gestione del caso.

Ma in una scuola chiamata a includere, proteggere e accompagnare un minore fragile, la prima domanda non può essere la reputazione dell’apparato: deve essere il rispetto effettivo dei diritti del ragazzo.

Gli atti e le ricostruzioni già emerse parlano chiaro: non siamo davanti a un episodio isolato, ma a una sequenza di documenti, relazioni, valutazioni sanitarie e passaggi giudiziari che hanno descritto un quadro complesso, con un minore disabile e un diritto allo studio che non può essere trattato come una concessione amministrativa.

Inoltre, siamo di fronte ad un ‘modus operandi’ che sembrerebbe essere consolidato per come appare dalle dichiarazioni testimoniali delle nostre fonti. Per questo il conflitto non si risolve con una nota polemica o con la difesa d’ufficio della dirigenza.

Si risolve, semmai, con chiarezza, responsabilità e un’assunzione di colpa istituzionale che finora non si è vista.

IL TENTATIVO DI SALVARE LA REPUTAZIONE ISTITUZIONALE E CONDANANRE IL MINORE

La verità, però, è testarda. Se un caso così delicato finisce per essere letto come un problema di immagine e non come un fallimento della tutela, allora il rischio è uno solo: che la scuola perda di vista il minore e che il sistema intero si abitui a difendere sé stesso anche quando dovrebbe correggersi.

Ed è proprio qui che la vicenda ‘Sinisgalli’ diventa più grande di quanto potessimo immaginare, perché misura la capacità dello Stato di proteggere i più fragili quando la loro fragilità non si lascia mettere a tacere con una rettifica.

La questione non è se un articolo abbia usato una formula più o meno gradita all’amministrazione scolastica o ai sindacati.

La questione è un’altra, molto più scomoda: in tutto questo tempo, chi ha davvero guardato al ragazzo autistico? Chi ha valutato l’impatto concreto delle decisioni sulla sua vita scolastica?

Chi ha provato a garantire che il diritto all’inclusione non restasse una formula solenne da comunicato, ma diventasse presenza reale, continuità, accoglienza, partecipazione? Perché è qui che il sistema mostra la sua fragilità.

Quando la tutela di un minore passa in secondo piano rispetto alla difesa dell’istituzione, qualcosa si incrina in profondità.

E quando una scuola si ritrova a discutere più di reputazione che di inclusione, più di rettifiche che di diritti, allora il problema non è più giornalistico. È civile.

Eliana Positano

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