LAVITOLA, È LUI IL MANDANTE?Al momento per lui nessuna misura cautelare. Oggi sarà ascoltato dai pm

LAVITOLA, È LUI IL MANDANTE?

Si sentivano quasi ogni giorno dal 2019.

E probabilmente anche dopo gli arresti della scorsa settimana. È questo il dettaglio che rende la svolta nell’inchiesta sull’attacco a Sigfrido Ranucci da capogiro.

Per la Procura di Roma il mandante dell’attentato del 16 ottobre 2024 che ordinò l’esplosione di un ordigno davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci a Campo Ascolano sarebbe Valter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti! che Ranucci considerava un amico.

L’ipotesi accusatoria, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi con i pm della Direzione Distrettuale Antimafia costruisce una catena di sviluppo del fatto su tre livelli: i quattro esecutori arrestati martedì scorso tra Avellino e Napoli; un intermediario, anch’egli indagato, che si sarebbe occupato di reclutare i sicari per poche migliaia di euro; e, al vertice, Lavitola che con quell’intermediario avrebbe parlato. Si tratterebbe di una ricostruzione emersa dai contenuti dei messaggi e delle telefonate intercorse tra gli esecutori materiali dell’esplosione della bomba.

A Lavitola e all’intermediario, insieme ai quattro sicari, sono contestati detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. In queste ore il quadro probatorio è ancora in costruzione.

Lo dimostra il fatto che per Lavito- la non sono state chieste misure cautelari. Nei giorni scorsi i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati hanno perquisito la sua abitazione sequestrando cellulare e computer, ora al vaglio degli inquirenti.

Ed è proprio da queste analisi che potrebbe arrivare il perché. Il movente infatti resta ancora un buco nero. Da quello che è trapelato non risultano inchieste di Report su Lavitola, e la pista professionale sembrerebbe ora in secondo piano.

Ranucci si è detto sconvolto: ha raccontato del rapporto quasi quotidiano con l’imprenditore e ha ribadito piena fiducia negli inquirenti, che «non escludono nessuna pista».

Resta il personaggio, che al paradosso aggiunge ulteriore paradosso.

Lavitola, 60 anni, salernitano d’origine, è il faccendiere dei dossier su Fini e dell’appartamento di Montecarlo, condannato in via definitiva per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, protagonista del caso della compravendita dei senatori.

Dopo il carcere si è reinventato ristoratore a Monteverde – in quel locale, nel 2023, una foto lo ritraeva a cena proprio con Ranucci. «Un bandito, sì, questo dicevano di me, ed era vero», ammise due anni fa durante un’intervista. Se l’ipotesi del pm reggesse, resterebbe aperta una domanda che circola: Lavitola avrebbe agito per sé o per conto di qualcun altro?

Tutto dipenderà dall’esito delle analisi sui dispositivi sequestrati, da un eventuale interrogatorio e il riesame dei quattro in misura cautelare; sono gli questi elementi che dovrebbero dire se l’impianto accusatorio ha fondamenta oppure no.

Per ora, l’unica certezza è la presunzione d’innocenza.

L’ORDINANZA DELLA DDA: LA RICOSTRUZIONE DELL’ATTENTATO

È proprio il decreto di perquisizione disposto dalla Direzione distrettuale antimafia a riempire di dettagli la ricostruzione dell’accusa.

Per i pm, Lavitola non sarebbe stato un semplice conoscente degli esecutori, ma il presunto mandante dell’azione: avrebbe incaricato Gomes Clesio Tavares di trovare uomini in grado di procurarsi l’esplosivo e colpire l’abitazione del giornalista.

Nell’ordinanza vengono ricostruiti anche i passaggi prepara- tori dell’attentato: un sopralluogo davanti alla casa di Ranucci circa un mese prima dell’esplosione, l’organizzazione logistica del viaggio da Avellino a Torvaianica, il reperimento della cosiddetta “gelatina da cava” e il successivo rientro degli esecutori subito dopo la deflagrazione.

Gli investigatori attribuiscono inoltre a Lavitola un ruolo nel- l’allontanamento all’estero dell’intermediario Gomes, trasferitosi in Camerun nei giorni successivi all’attentato e, secondo la Procura, assistito anche sul piano legale.

È sulla base di questo quadro indiziario che i carabinieri hanno sequestrato telefoni, computer e altri dispositivi elettronici nella disponibilità dell’ex editore, ritenendo che il loro con- tenuto possa chiarire i contatti tra gli indagati, l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti e, soprattutto, il movente dell’attacco.

Si tratta, allo stato, dell’ipotesi formulata dalla Procura, che dovrà essere verificata nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.

Lavitola sarà ascoltato oggi dai pm.

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