«MATERA RAPPRESENTA L’ITALIA NEL MEDITERRANEO»
C’è una ragione profonda per cui la prima grande mostra istituzionale dedicata a Mimmo Jodice dopo la sua scomparsa approda a Matera.
Non è soltanto una scelta espositiva, né una semplice tappa nel calendario di Matera e Tétouan Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026.
È un’operazione culturale che restituisce alla fotografia il ruolo che ormai le appartiene pienamente: quello di linguaggio capace di interpretare la memoria, interrogare il tempo e ridefinire il rapporto tra l’uomo contemporaneo e la classicità.
Fino all’8 novembre 2026, Palazzo Lanfranchi ospita “Mimmo Jodice. Mediterraneo”, la grande esposizione curata da Carlo Sala, destinata successivamente al Centre d’Art Moderne di Tétouan.
In mostra 83 opere, tra cui 68 preziose stampe vintage ai sali d’argento realizzate dallo stesso Jodice tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, provenienti dalla Collezione Cotroneo e dalla Collezione Farnesina, cui si affiancano le celebri Danzatrici e un nucleo di lavori dedicati alle più recenti ricerche sul Mediterraneo.
Determinante è il contributo della Collezione Cotroneo, coniugi raffinati collezionisti e autentici mecenati dell’arte italiana. Guidati dal rapporto umano con gli artisti più che dalle logiche del mercato, riconobbero precocemente il valore della fotografia di Jodice, raccogliendo alcune delle sue serie più importanti, tra cui Mediterraneo.
Come avvenne anche con Michelangelo Pistoletto, il loro collezionismo contribuì a costruire la fortuna critica dell’artista e a legittimare definitivamente la fotografia come linguaggio dell’arte contemporanea.
A confermare il rilievo nazionale della mostra è stata la presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli che sostiene «La qualità artistica di Mimmo Jodice è eccelsa e Matera è più che degna di ospitare la collezione» continua «Con le sue foto l’artista interpreta la realtà da uomo oscuro di luce».
Accanto al ministro, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi.
Nel suo intervento ha collocato la mostra all’interno della più ampia strategia culturale della Regione, definendola «un altro tassello del grande mosaico che Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 sta componendo insieme alla città di Tétouan».
Per il presidente, infatti, «Matera non celebra soltanto un titolo, ma una visione: la visione di un Mediterraneo che abbraccia la cultura come arma potente di costruzione».
Un’affermazione che restituisce il senso politico e culturale dell’intero progetto, fondato sull’idea della cultura co- me strumento di cooperazione e dialogo tra le due sponde del Mare Nostrum.
La fotografia di Jodice rappresenta uno dei vertici della cultura figurativa europea del secondo Novecento.
Se Luigi Ghirri ha trasformato il paesaggio in metafisica della vi- sione, Jodice ha restituito all’antico una sorprendente contemporaneità.
Le immagini dedicate a Paestum, Pompei, Cuma, Baia, Ercolano, fino alla Grecia e al Nord Africa, costituiscono una riflessione sul tempo.
Il Mediterraneo diventa così geografia e memoria condivisa. Nelle celebri immagini degli Atleti della Villa dei Papiri e delle Danzatrici, il marmo sembra perdere la sua immobilità.
Attraverso una magistrale padronanza della stampa ai sali d’argento e dei viraggi al selenio, Jodice modella la luce come uno scultore, restituendo alle superfici una vitalità inattesa.
Come osserva il curatore Carlo Sala «è proprio nel- la scultura che si concentra il massimo pathos del- l’opera jodiciana.
L’artista non fotografa la perfezione dell’antico, ma ciò che il tempo ha depositato su quella perfezione.
Le sue immagini sono costruite sull’attesa, sul silenzio e sulla sospensione.
Là dove la fotografia documentaria registra, Jodice interpreta, trasformando l’immagine in pensiero visivo». È anche per questo che Palazzo Lanfranchi appare la sede ideale della mostra.
Il museo custodisce una narrazione fondata sul rapporto tra arte, paesaggio e identità, da Carlo Levi a Luigi Guerricchio.
Inserire qui il Mediterraneo di Jodice significa estendere quel racconto all’intera civiltà mediterranea.
Del resto, i Sassi condividono con le sue fotografie la stessa concezione del tempo: la pietra non è materia inerte, ma memoria stratificata.
Proprio su questo legame tra passato e futuro si è soffermato anche il sindaco Antonio Nicoletti, sottolineando come attraverso il suo sguardo, Mimmo Jodice trasforma i luoghi in soglie: soglie geografiche, ma soprattutto temporali.
Le sue immagini ci ricordano che il Mediterraneo è un territorio dove il passato non è mai di- stante e il presente non è mai isolato.
Matera incarna questa stessa vocazione.
Qui il passato dialoga con il presente e da questo dialogo nasce il futuro.
Una lettura che rafforza la centralità della città lucana quale luogo simbolico di incontro tra memoria e contemporaneità.
Se Matera è oggi una città riconosciuta sulla scena culturale internazionale, il merito è di un percorso costruito negli anni grazie alla sinergia tra istituzioni, Regione Basilicata, Fondazione Matera Basilicata 2019 e amministrazioni locali.
La sfida, tuttavia, come affermato dalla direttrice generale della Fondazione Matera-Basilicata 2019 Rita Orlando, non è più soltanto ospitare grandi eventi, ma fare in modo che mostre di questo livello consolidino il ruolo della città come laboratorio permanente di ricerca e produzione culturale nel Mediterraneo.
Milena Ferrandina

