SINISGALLI E IL “SISTEMA GALLO”
C’è un limite oltre il quale la difesa istituzionale si trasforma in una farsa grottesca.
Quel limite, all’istituto comprensivo “Sinisgalli” di Potenza guidato dalla dirigente Giovanna Gallo, sarebbe stato ampia- mente superato. Il caso del ragazzo autistico di 13 anni, brutalmente interdetto dalla frequenza scolastica lo scorso maggio con una “disposizione d’urgenza” avrebbe portato a galla un sistema di gestione interna che nulla avrebbe a che fare con la pedagogia e molto con il controllo, la paura e la mistificazione della realtà.
In risposta alla nostra inchiesta giornalistica, la dirigente- che ha palesemente risposto di non essere interessata ad un contraddittorio- ha rotto il silenzio diffondendo un lunghissimo e borioso comunicato ufficiale. Un documento che, analizzato punto per punto, si smonta da solo, rivelando le crepe di una gestione ormai fuori controllo.
IL FANGO SULLO STUDENTE: LA VERGOGNOSA TESI DEL “NON È AUTISTICO”
Iniziamo dalla parte più sconcertante e umanamente deplorevole del comunicato, là dove scrive della patologia del ragazzo affermando testualmente che «agli atti… non è mai risultata alcuna diagnosi di autismo», parlando di «spettacolarizzazione e strumentalizzazione emotiva».
Un tentativo goffo e disperato di arrampicarsi sugli specchi poiché il ragazzo è riconosciuto disabile dall’INPS ed è autistico.
La patologia è già ampiamente presente nella documentazione pregressa e troverà l’ennesima, formale conferma medica, nella ulteriore visita già fissata a breve per l’accertamento del grado dello spettro autistico.
Ma il dato politico e umano è un altro: qual è il messaggio della dirigente Gallo? Che se un alunno è autistico va trattato “con i guanti gialli”, mentre se ha un’altra disabilità può essere tranquillamente cacciato da scuola con un foglio di via firmato in fretta e furia? L’inclusione, alla Sinisgalli, si fa con il bilancino del- le cartelle cliniche?
IL BLUFF DELLE 159 FIRME: UN SISTEMA BASATO SULLA PAURA
In calce al comunicato spicca un elenco infinito di nomi di docenti. Una prova di forza?
No, la prova provata di un regime interno. I fatti parlano chiaro: dopo un primo collegio dei docenti del 25 giugno in cui la dirigente Gallo con un video si autocelebrava parlando di un “attacco ingiusto” e chiedeva compattezza per “debellare” chi non dice il vero, nello stesso pomeriggio è scattata la convocazione d’urgenza di un ulteriore collegio docenti straordinario fissato per il 30 giugno.
L’obiettivo? Costringere gli insegnanti a firmare una lettera-scudo da inviare all’universo mondo.
Molti docenti- secondo quanto raccontato dalle nostre fonti- avrebbero firmato senza nemmeno leggere. La parte più assurda è che tra i firmatari compaiono insegnanti che non hanno nulla a che fare con la classe del ragazzo o che addirittura prestano servizio in altri plessi dell’istituto, totalmente distanti dal luogo dei fatti.
Ricordiamo che la crisi che ha portato all’allontanamento del tredicenne è avvenuta durante l’ora di matematica, alla sola presenza della docente di quella materia.
Come fanno altri 158 insegnanti ad avere una “conoscenza diretta” dei fatti e ad assumersi la paternità di quanto scritto dalla dirigente?
La risposta è drammaticamente semplice: esisterebbe sistema deviato in cui le firme verrebbero estorte.
«I docenti firmano per paura- dice chi all’interno della Sinisgalli conosce il meccanismo- poiché sanno che non possono andarsene nell’immediato e che, restando lì, la loro vita professionale diventerebbe un inferno». Un mix, dunque, di terrore e sottomissione.
IL COMITATO FARLOCCO DEI GENITORI E LA CACCIA AI LIKE SUI SOCIAL
Non contenta del cordone imposto ai docenti, la dirigente Gallo avrebbe attivato la macchina del consenso anche sul fronte famiglie, facendo scrivere una lettera a un sedicente direttivo del Comitato Genitori e all’associazione spontanea “i Papà della Sinisgalli”.
Nelle chat di classe è circolata una bozza (inviata con l’ordine di raccogliere nomi come “firme autografe” entro la domenica) che recita la solita cantilena: «Inutile dilungarsi sul caos mediatico… la scuola nel bene e nel male ci ascolta».
Anche in questo caso, molti genitori hanno firmato a scatola chiusa, attirati da una narrazione che mette in mezzo i progetti, il metodo Montessori e il «benessere dei ragazzi» per nascondere la polvere sotto il tappeto.
Il culmine del ridicolo si è raggiunto in queste ore sui canali social della scuola: la dirigente avrebbe sguinzagliato i suoi adepti «per raccogliere consensi-ci dice chi ha ricevuto la telefonata- attraverso i ‘like’ sotto il post social del comunicato» nel disperato tentativo di vincere una battaglia d’immagine che ha già perso sul piano della realtà.
I MISTERI DELLA SINISGALLI: IL COMPITO IN CLASSE SUL RAGAZZO AUTISTICO SPARITO DALL’APP
Mentre la scuola si difende parlando di «trasparenza» e «progetti aperti», dai cassetti dell’istituto spariscono i documenti.
Risulta agli atti una PEC ufficiale inviata da un genitore per chiedere spiegazioni scritte su un compito in classe somministrato agli alunni e avente come oggetto proprio il ragazzo autistico ma soprattutto i sentimenti suscitati nei compagni.
Un’evidente forma di bullizzazione istituzionale perpetrata dal docente nei confronti del ragazzo e di abuso nei confronti di studenti minori a cui- come abbiamo ampiamente scritto in precedenza- le risposte sarebbero state ‘imbeccate’ dal docente stesso.
Ebbene, di quel compito e dell’intera attività didattica correlata, nei registri della scuola, non vi è più traccia.
È sparito tutto. Com’è possibile in una scuola che si definisce un “modello”?
A noi interessava che la Gallo rispondesse a questi interrogativi e si difendesse con le carte invece di sguainare la spada e tirare colpi alla cieca, ma prendiamo atto della volontà di dribblare il confronto e difendersi solo con un documento autocelebrativo.
Noi, è bene ricordarlo, non ce l’abbiamo con la dirigente scolastica: avremmo fatto lo stesso se ad essere accusata fosse stata un’altra qualsiasi persona al vertice di una scuola. Purtroppo per la dirigente in questione, il caso del tredicenne interdetto a maggio sarebbe solo la punta di un iceberg.
Sono tantissime le testimonianze dirette di genitori che in queste settimane stanno rompendo il muro dell’omertà raccontando le esperienze traumatiche ed il clima di vessazione vissuto sotto la gestione Gallo.
Non ce lo siamo inventato noi, ma abbiamo agli atti documentazione tale che ci permette di raccontare le storture.
Nessuna convocazione d’urgenza, nessuna firma estorta e nessun “like” sui social potrà cancellare il dato di fatto: un ragazzo disabile è stato cacciato da scuola.
E questo non è un “provvedimento cautelativo”, è il fallimento totale della scuola pubblica.
Eliana Positano

