«IL DOLORE ATTRAVERSA TUTTO IL VENEZUELA»

A Cronache Megallanes, Deputata dell’opposizione esiliata, traccia un resoconto dagli anni di regime al terremoto

Nuove scosse di terremoto scuotono il suolo venezuelano dopo le precedenti di mercoledì 24, di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno messo in ginocchio il Paese. Non è solo una calamità naturale, ma una catastrofe umanitaria di portata storica: ad oggi  sono 1450 i morti e 50mila i dispersi sotto le macerie.

A CRONACHE MARIELA MAGALLANES, EX DEPUTATA PRIVATA DELL’IMMUNITÀ E MINACCIATA DAL REGIME DI MADURO

Oltre le cifre, il dramma di un Paese: per comprendere meglio la situazione umanitaria e politica del Venezuela, abbiamo raggiunto telefonicamente Mariela Magallanes, ex deputata dell’Assemblea Nazionale Venezuelana, che vive in esilio in Italia dal dicembre 2019, dopo essere stata privata dell’immunità e minacciata dal regime di Maduro.

Rifugiata nell’Ambasciata italiana a Caracas, fu poi trasferita in Italia grazie a una missione diplomatica. Essendo in possesso della cittadinanza italiana, ha trovato qui accoglienza e continua a mantenere vivi i contatti con il Venezuela e a rappresentare l’Opposizione, partecipando a dibattiti televisivi e incontri istituzionali per sensibilizzare l’opinione pubblica e politica sulla situazione nel suo Paese.

I terremoti del 24 giugno sono stati tra gli eventi tellurici più devastanti degli ultimi tempi. Che notizie ci riporta dal Venezuela?

«Innanzitutto vi ringrazio per l’opportunità datami di poter parlare del mio Paese. Effettivamente è uno degli eventi naturali più catastrofici per il Venezuela, soprattutto per un Paese che viene da una crisi lunga anni. Sono stati sismi devastanti specialmente per alcuni Stati, come la Guaira che già 20anni fa aveva sofferto a causa di un’altra calamità naturale e ancora non aveva completato la sua ricostruzione. Oggi, con questo terremoto è letteralmente sotto le macerie.

L’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Caracas invece è chiuso per gravi danni strutturali. La situazione è davvero tragica, tantissimi sono i dispersi sotto le macerie e i morti aumentano. In generale è una situazione che non vedo di facile ripresa. Per quanto riguarda le comunicazioni so che si stanno avendo molte difficoltà, sia per il servizio elettrico saltato sia perché le antenne degli operatori telefonici si trovavano sui palazzi che sono crollati.

Anche il cavo principale della fibra ottica, che arriva dagli Stati Uniti, ha subito dei danneggiamenti, per cui non si riesce a comunicare. Oltre ai senza tetto c’è un’altra emergenza, quella del post trauma: il Paese viene da una situazione difficile e questi terremoti hanno segnato le persone anche moralmente e psicologicamente».

La Presidente ad interim Delcy Rodriguez ha dichiarato in diretta Tv lo stato di emergenza: il Venezuela è al centro di una transizione politica e di una profonda crisi dopo la cattura dell’ex Presidente Maduro in un’operazione condotta dagli Stati Uniti. Ci racconta cosa sta accadendo dal punto di vista politico e culturale?

«Purtroppo non possiamo nascondere la realtà, anzi bisogna parlare chiaramente: c’è una grave situazione economica, sociale e umanitaria che persiste da tanti anni, che abbiamo denunciato e in ogni modo combattuto affinché si arrivasse ad un cambiamento.

Quella donna che abbiamo visto emozionata annunciare lo stato di emergenza, dovrebbe invece avere un rimorso di coscienza, perché loro sono corresponsabili di tutta questa situazione che ci ha fatto trovare impreparati. Lo Stato ha fallito. E loro rappresentano la struttura dello Stato.

Il chavismo, il regime, era diventato il partito, il Governo, lo Stato. Quella donna dovrebbe avere anche la forza di permettere che il Paese vada sulla via della transizione reale, verso la democrazia, affinché il popolo venezuelano cominci a vivere in pace, perché solo la legittimità di un Governo e di un potere eletto dal popolo, è ciò che può garantire che si cominci la ricostruzione reale del Paese.

Dove i tantissimi investitori da tutto il mondo che vogliono investire in Venezuela, abbiano anche la garanzia giuridica di farlo. Dove il popolo decide, dove le tensioni si allentino. Perché alla fine tutto ricade sulle popolazioni, vittime di questa “disgrazia”. Ed uso questo termine perché l’intolleranza di questa gente che è rimasta a tutti i costi al potere, oggi dà grande prova di incapacità, mostrando il fallimento di un Paese che, trovandosi già in cattive condizioni, è crollato sotto le macerie.

Non avevamo forze armate, non avevamo strutture mediche, e il poco personale sanitario lavorava in condizioni precarie. Questo e molto altro è inaccettabile».

Questo terremoto ha creato macerie, ma ha anche portato alla luce molte altre situazioni?

«Certo, non dobbiamo dimenticare che in Venezuela ci sono prigionieri politici, anche con passaporto italiano e non c’è stato nessun gesto di umanità volto a liberarli. Alcuni di loro hanno parenti che sono morti per il sisma e vivono nell’angoscia. Lo Stato non ha protetto il suo popolo, non è stato capace di accettare la volontà dei venezuelani: quando decisero che dovevano andare via, loro hanno deciso di restare.

Questo terremoto ha portato alla luce il fatto che hanno inseguito solo i loro interessi personali, nulla è stato fatto per il Paese. Bisogna insistere affinché vadano via. Occorre un programma elettorale che consenta una elezione presidenziale. Dobbiamo andare avanti, ma soli non possiamo.

Questo appoggio e la tutela degli americani è ciò di cui avevamo bisogno. Questo è quello che si dice in parole povere quanto “miserabile” può essere il potere quando non pensa al popolo ma solo ai propri interessi».

L’Italia ha inviato sanitari e soccorritori a bordo di aerei dell’Aeronautica Militare. In Venezuela c’è una macchina dei soccorsi preparata a fronteggiare tali emergenze?

«L’aereo dalla Farnesina è partito. Ringraziamo il sostegno e il supporto del Governo Italiano. Grazie anche per aver messo a disposizione delle applicazioni che permettono alle persone che vivono in Venezuela ed hanno passaporto italiano, di dire dove si trovano e come stanno, così da centralizzare le informazioni.

Questo vuol dire che c’è uno Stato che segue attentamente la situazione dei concittadini all’estero, in questo caso in Venezuela. Da noi non è così. Non c’è una organizzazione. I tanti soldi che sono entrati nel nostro Paese sono stati rubati da meccanismi di corruzione. Questo significa averli avuti al potere: Chavez, generali, militari, avevano anche in mano l’aeroporto e i porti, ma solo per i loro affari non per fare il bene della popolazione.

Ora dovrebbero approfittare di questo terremoto, di questa tragedia, per andare via e permettere che i venezuelani possano vivere in pace. Bisogna andare avanti, salvare vite ed essere pronti a ricostruire il nostro Paese sin d’ora, attraverso un popolo unito nonostante il dolore e il lutto che sta vivendo»

Si parla già di scarsi controlli sulle costruzioni, qualcuno lamenta il fatto che si è costruito senza criterio. È vero?

«Questo è il prodotto della corruzione. È il risultato del vivere in uno stato senza regole, dove la legge era del più forte. Dove la legge era di chi aveva il potere. Loro hanno avuto il potere assoluto: nei Consigli Comunali, nei Consigli Regionali, ovunque.

Per costruire occorrono norme da rispettare, disciplinari, controlli, ma se i controlli sono frutto di clientelismo e corruzione, poi accade l’irreparabile. Questa è una zona costiera ed è una zona sismica che già all’inizio degli anni 2000 subì un calamità naturale. Il risultato oggi è che con queste scosse sono crollati tutti i palazzi».

Intanto la Farnesina da ore monitora le condizioni della grande comunità italo venezuelana e dei connazionali presenti nel Paese. Che notizie può darci?

«Caracas, Carabobo, Maracay, La Guaira sono le zone che radunano la maggior quantità di popolazione del Paese. Qui c’è anche una folta colonia di italo-venezuelani ed effettivamente a La Guaira ci sono anche tanti che hanno casa al mare.

Molti si erano spostati sulle coste anche perché il 24 giugno è un giorno festivo in Venezuela e la gente approfitta per andare al mare, le suole chiudono e le famiglie si spostano, anche prendendo l’aereo. Conosco nomi di persone disperse che vivono a La Guaira, i cui familiari sono in contatto con la Farnesina che sta monitorando la situazione per capire come stanno i concittadini.

Chiederò anche a voi, come faccio sempre, una preghiera per il Venezuela e i venezuelani, per il Paese che è in lutto e che non avrà ancora buone notizie nei prossimi giorni. Noi saremo pronti però a continuare a lavorare per uscire da questa dura, brutta e triste situazione».

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