DI SANZA VUOLE CONOSCERE LE NOSTRE FONTIIn redazione una lettera dell’avvocato per chiederci di rivelare chi ci ha dato le notizie

Aspettavamo risposte da Di Lorenzo e Di Sanza circa i nostri interrogativi sulla gestione del consorzio industriale di Matera.

Abbiamo avuto la certezza che, almeno Antonio Di Sanza, non solo ha uno strano rapporto con l’opinione pubblica e con la libera stampa preferendo il silenzio alla risposta ma, addirittura, prova a violare il principio sacrosanto della segretezza delle fonti cercando anche di svolgere un attacco contro il nostro giornale e la nostra penna.

QUELLA LETTERA DALL’AVVOCATO

L’avv. Di Sanza ci fa scrivere dall’Avvocato. Un metodo sicuramente legittimo, quanto meno surreale di affrontare i rapporti con la libera editoria.

Non vogliamo parlare di intimidazioni anche perché non è nostro costume subirne né accettarle. Ci piace sottolineare la totale ignoranza delle leggi della stampa e, quindi, della stessa libertà di stampa che della democrazia è l’essenza.

L’avvocato di Di Sanza non ci risponde nel merito, non chiarisce i nostri dubbi e le nostre domande ci scrive per fare un’allusione sulla nostra firma anonima e per chiederci quali siano le fonti da cui traiamo le nostre notizie.

Partiamo dalla prima questione.

Proviamo a spiegare a Di Sanza che lo pseudonimo è una delle tante possibilità con le quali si scrive sulle testate Bettino Craxi si firmava come Ghigno di Tacco, Cirino Pomicino come Geronimo, altri ce ne sono anche meno famosi per non dimenticare “l’amica geniale” opera letteraria scritta da una persone che usa uno pseudonimo e di cui nessuno conosce l’identità.La legge sulla stampa attribuisce in quel caso la responsabilità interamente al direttore della testata.

LA SEGRETEZZA DELLE FONTI

Più inquietante è la richiesta che ci viene fatta di indicare le fonti da cui apprendiamo le nostre notizie. Neanche la Procura della Repubblica può chiedere a un giornalista le proprie fonti.

La segretezza è tutelata al massimo grado. La segretezza delle fonti per un giornalista è pari a quella che ha il confessore per il segreto confessionale e l’avvocato per i colloqui con il cliente.

Caro Di Sanza solo i totalitarismi più spie- tati hanno chiesto ai giornalisti di rivelare le fonti e molto spesso i giornalisti hanno preferito la morte alla violazione del patto di segretezza con i propri informatori.

Noi non intendiamo eludere questo principio.

Quello che potevamo e volevamo dire lo abbiamo scritto. Può dire al suo avvocato di risparmiare la carta per lettere da indirizzare ad altri.

ORA CI RISPONDA

Chiarito questo tentativo abbastanza fragile e grottesco di intimidazione, proviamo a tornare sul- l’argomento.

Proviamo ad utilizzare un lessico da avvocato, così Di Sanza riesce a comprenderlo.

Vero è che al Consorzio Industriale di Matera è stato as- sunto un ingegnere senza le previste prove concor- suali?

Vero è che ci sono stati alcuni favoritismi nei confronti di un’impresa che si occupa di energia alternativa?

Vero è che c’è il rischio di nullità di alcuni atti perché non legittimamente adottati?

Di Sanza, invece di farci scrivere dall’avvocato per sapere quali siano le nostre fonti, ci dica se è vero o non è vero.

Noi non lo sappiamo, cerchiamo da Di Sanza e Di Lorenzo una conferma o una smentita.

E’ una cosa più semplice da fare rispetto al tentativo di estorcergli le fonti delle nostre notizie

Massimo Dellapenna

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