LA SARDEGNA DEI PRINCIPI
Ricordate quando il principe Karim Aga Khan arrivò in Gallura, vide un tratto di costa selvaggia e quasi disabitata e decise di trasformarlo nel più esclusivo laboratorio turistico del Mediterraneo?
La Costa Smeralda nacque così, dietro l’ investimento immobiliare c’era un’idea di mondo. Architetti selezionati, paesaggio rispettato, lusso discreto ma esclusivo.
La costa smeralda è stata per decenni un’utopia per ricchi, certo, ma anche un modello di sviluppo che ha segnato la Sardegna e il turismo internazionale.
Abbiamo fantasticato dalle nostre province sognando l’arrivo di uno sceicco col jet privato anche dalle nostre parti, una figura quasi fiabesca che portava denaro, alberghi, lavoro, glamour.
Sessant’anni dopo, e con molte storie, investimenti in mezzo, la storia si ripete. Ma è una storia un po’ diversa.
La notizia di questi giorni è che Villa Certosa, la monumentale residenza sarda di Silvio Berlusconi, è passata agli Al Thani, la dinastia che governa il Qatar. L’operazione, secondo le indiscrezioni, si sarebbe chiusa intorno ai 350 milioni di euro.
Fininvest ha confermato di aver accettato un’offerta vincolante. Si chiude così una stagione della storia italiana.
Villa Certosa era il teatro del berlusconismo: il vulcano artificiale, l’anfiteatro, la grotta scavata nella roccia per attraccare direttamente dal mare, i vertici internazionali informali, le visite di Putin, Blair, leader politici e star dello spettacolo.
Era il luogo dove politica, spettacolo e potere si mescolavano fino a diventare un genere narrativo autonomo. Il regno personale del Cavaliere finisce così nelle mani di una delle famiglie reali più ricche del pianeta.
Ma non è l’unico investimento che gli arabi hanno fatto in Italia.
E perché se tutto il mondo del lusso e dei ricchi in questi anni si è spostato a Dubai, ora “loro” vengono da noi? La risposta lunga è che i fondi sovrani del Golfo stanno investendo da anni in Europa, anche con accordi fatti col governo italiano.
E l’Italia è diventata una destinazione privilegiata.
Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita dispongono di enormi risorse finanziarie accumulate grazie a petrolio e gas e stanno cercando di diversificare i propri patrimoni acquistando attività strategiche, immobili di pregio, infrastrutture, turismo, sanità, moda e sport.
Il Qatar, in particolare, non è un nuovo arrivato.
Possiede quote in grandi gruppi internazionali, hotel iconici, immobili di lusso e da tempo investe in Sardegna.
L’operazione più significativa è stata la nascita del Mater Olbia Hospital, struttura sanitaria controllata dalla Qatar Foundation e diventata uno dei principali poli sanitari dell’isola.
Anche gli Emirati hanno rafforzato la propria presenza economica in Italia. Roma e Abu Dhabi hanno recentemente annunciato accordi e investimenti per decine di miliardi di dollari, con particolare attenzione a energia, innovazione, infrastrutture e tecnologie avanzate.
Dunque non siamo davanti a una campagna di acquisti compulsivi, ma a una strategia geopolitica molto precisa. L’Italia resta il Paese della bellezza: coste, città d’arte, marchi della moda, ospitalità di alta gamma. Sono asset unici e non replicabili.
Poi c’ è il prezzo. Molti grandi patrimoni immobiliari italiani, soprattutto quelli ereditati, hanno costi di gestione enormi e rendimenti relativamente bassi.
Gli eredi spesso preferiscono vendere.
È il caso stesso di Villa Certosa. La quarta è l’influenza. Oggi i fondi sovrani non investono soltanto per guadagnare.
Investono per contare. Acquistare alberghi, squadre di calcio, infrastrutture, reti energetiche significa consolidare relazioni politiche e costruire potere internazionale.
Per anni abbiamo già osservato gli sceicchi comprare club calcistici europei, sponsorizzare campionati, ingaggiare allenatori e campioni.
Ma lo sport era solo la parte più visibile di una strategia molto più ampia, costruire un’immagine globale e preparare economie post-petrolifere.
L’Italia, dunque, ha un problema politico.
E’ un magnifico catalogo in vendita o è capace di indirizzare gli investimenti verso una propria visione di sviluppo? Quando Aga Khan arrivò in Sardegna non acquistò semplicemente terreni: inventò un modello territoriale, discutibile quanto si vuole, ma coerente.
Oggi la domanda è se l’Italia abbia ancora un’idea di ciò che vuole diventare, oppure se si limiti a cedere pezzi del proprio patrimonio a chiunque abbia sufficiente liquidità.
Gli sceicchi passano. Le rendite pure. I territori, invece, restano. E prima o poi devono decidere da soli che cosa vogliono essere.
Lucia Serino

