CROSETTO: RISPETTATI I TRATTATI INTERNAZIONALI
Le relazioni internazionali sono sempre complesso e non sempre è facile leggere tra le righe per comprendere.
Le parole di Rutte, segretario generale NATO, per esempio se lette in chiave atlantista sembrano un segnale chiaro di lealtà dell’Europa.
Rutte, infatti, dice che l’Europa ha concesso lealmente le sue basi per le operazioni di volo nel conflitto USA-IRAN aggiungendo che dalle basi Nato in Italia sono partiti circa 500 voli.
La polpetta avvelenata, però, è nei dettagli. Qualcuno che vuole vedere la dietrologia come seguito dei rapporti tra Meloni e Trump, infatti, prova a leggere tra le righe della formale dichiarazione di stima una vera e propria polpetta avvelenata.
LA REAZIONE DI CROSETTO
Il Governo italiano ha, infatti, sempre detto di non aver concesso le basi per operazioni militari e che lo avrebbe fatto soltanto dopo una consultazione parlamentare.
La frase di Rutte sembra proprio finalizzata a far deflagrare questa polemica interna e mettere in difficoltà il Governo Meloni nei confronti dell’opinione pubblica che in Italia non ha una storica vicinanza a posizioni belliciste.
Non è un caso se immediatamente dopo le parole del Segretario Nato l’opposizione per bocca di Conte e del PD abbia chiesto al Governo Meloni di riferire in aula, attaccando il Presidente del Consiglio di aver mentito ed ingannato i cittadini e le istituzioni.
Che si sia giocato (volontariamente o meno) sull’equivoco è immediatamente chiarito dal Ministro della Difesa Crosetto il quale ricorda la differenza tra obblighi scaturenti dai trattati ai quali l’Italia non può sottrarsi e non potrebbe qualsiasi fosse il Governo e altre tipi di azioni militari.
PACTA SUNT SERVANDA
Il Ministro Crosetto con grande chiarezza spiega la differenza tra i voli che sono partiti della nostre basi sulla scorta di obblighi internazionali cui l’Italia non può sottrarsi e che non necessitano di una approvazione parlamentare e altri tipi di operazioni che, invece, necessitano dell’autorizzazione delle Camere. Una motivazione che, al di là del tatticismo, svela anche molta dell’ipocrisia della politica italiana. L’Italia è inserita stabilmente nella Nato.
Dall’Alleanza Atlantica scaturiscono obblighi ben precisi che operano in automatico e prescindono da qualsiasi governo.
Per capirci e semplificare a beneficio del lettore, i voli che sono partiti dalla base di Sigonella sarebbero partiti an- che se al governo ci fosse stata la Schlein, se il Ministro della Difesa fosse stato Conte o anche se ci fosse stata l’estrema destra di Vannacci (ammesso che prima o poi Futuro Nazionale assuma una qualche posizione di politica internazionale).
Sono automatismi che scattano per il solo fatto di essere parte dell’alleanza atlantica.
Esiste, però, in questa Nazione, nella sua opinione pubblica e nella sua classe dirigente un doppiopesismo di dubbia coerenza e di grande ipocrisia secondo la quale nessuno ha il coraggio di dire di voler abbandonare la Nato ma, soprattutto a sinistra e in alcune formazioni di estrema destra, per strizzare l’occhio ai movimenti anti occidentalisti si finge che sia possibile eludere gli obblighi scaturenti dall’alleanza.
SERVE CHIAREZZA
Non è molto interessante scoprire se Rutte abbia volontariamente o meno lanciato una polpetta avvelenata nel dibattito politico italiano.
Quello che è più interessante e forse più utile e iniziare a parlare seriamente di cosa comporti essere parte dell’alleanza atlantica e chiedere a chi oggi lamenta l’utilizzo della basi se intende uscire dalla Nato.
Non esiste, infatti, un’opzione differente che porti con se il beneficio della logica. Fino a quando si sta nella Nato si ha l’obbligo di rispettarne gli oneri e i vincoli tra i quali c’è l’utilizzo della basi Nato poste nel territorio nazionale per tutto ciò che è legato agli obblighi dei trattati.
Chiediamo a Conte e alla Schlein se al posto della Meloni sarebbero usciti dall’alleanza atlantica, se avrebbero espulso le basi Nato dal territorio nazionale.
E’ anche l’ora di finirla con questa ipocrisia.
La collocazione internazionale di una Nazione è una cosa seria e deve fare parte del progetto politico di chi vuole governare. Il Partito Comunista Italiano molto coerentemente con la sua storia filo sovietica e anti democratica votò contro l’ingresso del- l’Italia nella Nato e fu, salvo l’ultima fase di Berlinguer, orgogliosamente legata al Patto di Varsavia.
Ci piacerebbe sapere se Conte e la Schlein la pensano allo stesso modo.
GLI INTERESSI NAZIONALI SOPRA DI TUTTO
Quello che emerge nel dibattito politico internazionale in Italia anche dopo la querelle tra Trump e Giorgia Meloni è che manca in una parte della politica la centralità per l’interesse nazionale.
Fumoserie ideologiche e giochi elettorali determinano visioni opache e strategie acchiappa voti senza sostanza.
Giorgia Meloni e Crosetto, invece, hanno dimostrato ancora una volta di mettere al centro gli interessi nazionali e l’orgoglio nazionale nel rispetto dei patti e della piena collocazione dell’Italia nel mondo occidentale.
Una lezione che la sinistra ha difficoltà ad imparare legandosi anche a Trump e a Rutte per attaccare il Presidente del Consiglio Italiano che anche quando era il capo dell’opposizione ribadiva che nei rapporti internazionali il Premier non è mai il rappresentante di un partito ma dell’intera Nazione e tutti devono difenderlo.
Roberto Lamattina

