NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI: 5.097 STUDENTI LUCANI VERSO LA MATURITÀSono 3.056 gli studenti della provincia di Potenza e 2.041 quelli della provincia di Matera che inaugureranno l’edizione 2026

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI: 5.097 STUDENTI LUCANI VERSO LA MATURITÀ

Sono 5.097 gli studenti lucani che domani mattina, alle 8.30, affronteranno la prima prova scritta dell’Esame di Stato 2026, inaugurando uno dei passaggi più significativi della loro formazione. Di questi, 3.056 appartengono alla provincia di Potenza e 2.041 a quella di Matera.

I liceali rappresentano la quota più consistente con 2.693 candidati (52,84%), seguiti dagli studenti degli istituti tecnici (1.481, pari al 29,05%) e degli istituti professionali (923, il 18,11%).

Saranno 162 le commissioni impegnate sul territorio regionale: 100 in provincia di Potenza e 62 in quella di Matera.

Numeri che raccontano una comunità scolastica ampia e articolata, pronta a confrontarsi con un esame che continua a rappresentare molto più di una semplice verifica delle competenze acquisite.

La maturità resta infatti un rito di passaggio collettivo, una sorta di “soglia” tra l’adolescenza e l’età adulta. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha rivolto un messaggio agli studenti lucani.

«La nostra regione ha un immenso bisogno dell’energia, dell’intelligenza e delle competenze di questa generazione», ha sottolineato, aggiungendo che l’esame rappresenta «uno spartiacque fondamentale nella vita di ogni giovane».

Bardi ha invitato i maturandi ad affrontare la prova «con serenità e piena fiducia nelle proprie capacità», ribadendo l’impegno delle istituzioni a creare opportunità affinché i giovani possano costruire il proprio futuro in Basilicata.

Un augurio condiviso anche dal presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini che ha parlato agli studenti come a protagonisti del futuro del territorio: «Siate coraggiosi, siate curiosi, siate voi stessi: è il vostro momento. La Provincia di Matera è orgogliosa del cammino che avete compiuto».

Come ogni anno, il primo appuntamento sarà con il tema di italiano, la prova uguale per tutti gli indirizzi scolastici italiani.

Sette le tracce predisposte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, suddivise nelle tre tradizionali tipologie: analisi del testo (A), testo argomentativo (B) e tema di attualità (C). Gli studenti avranno sei ore di tempo per completare l’elaborato.

Se sul contenuto delle tracce vige il massimo riserbo, il tradizionale “toto-tema” accompagna anche quest’anno la vigilia dell’esame. Secondo le previsioni più accreditate, potrebbero trovare spazio autori come Giovanni Verga, Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello per l’analisi del testo, mentre tra gli argomenti di attualità emergono l’intelligenza artificiale, gli ottant’anni della Repubblica italiana e dell’Assemblea Costituente, le trasformazioni tecnologiche e le sfide della contemporaneità.

Ma al di là del gioco delle previsioni, la prima prova conserva una funzione culturale precisa: misurare la capacità degli studenti di leggere criticamente il presente e interpretare il patrimonio letterario nazionale.

Non è soltanto un esercizio di scrittura.

È, piuttosto, una verifica della maturità intellettuale.

Osservando l’evoluzione delle tracce degli ultimi anni emerge una trasformazione significativa: la maturità del passato privilegiava spesso la centralità della letteratura e della storia nazionale.

Negli ultimi anni, invece, il Ministero ha progressivamente ampliato lo sguardo verso temi globali e interdisciplinari: sostenibilità ambientale, cittadinanza digitale, cambiamenti climatici, comunicazione online, intelligenza artificiale, memoria storica e diritti civili.

Nel 2025, ad esempio, le trac- ce hanno affrontato questioni legate al rispetto, al ruolo dei giovani nella società, all’ambiente e alle trasformazioni culturali contemporanee. Anche la dimensione storica è stata proposta come chiave per comprendere il presente.

È il segno di una scuola che cerca di misurare non soltanto le conoscenze, ma la capacità di interpretare un mondo sempre più complesso.

Ogni maturità è figlia del proprio tempo.

Parafrasando Wassily Kandinskij che ne “Lo spirituale nell’arte” (1910- 1911) scriveva che ogni opera autentica fosse «figlia del suo tempo e madre dei nostri sentimenti», anche l’Esame di Stato, nella sua apparente ritualità immutabile, tradisce lo spirito dell’epoca che lo genera.

I ragazzi che domani entreranno nelle aule, quindi, appartengono a una generazione cresciuta tra pandemia, rivoluzione digitale, crisi geopolitiche e accelerazione tecnologica.

Non sorprende quindi che tra i temi maggiormente attesi vi sia proprio l’intelligenza artificiale, fenomeno che sta ridefinendo il rapporto tra conoscenza, lavoro e creatività. In questo senso, la prima prova di italiano assume quasi una valenza simbolica: in un’epoca dominata dagli algoritmi, lo Stato continua a chiedere agli studenti di scrivere, riflettere, argomentare e costruire un pensiero autonomo.

È forse questo il significato più profondo del- l’esame di maturità nel XXI secolo: non verifica- re quanto si ricorda, ma quanto si è capaci di comprendere.

Eppure, al di là della retorica degli auguri e delle inevitabili emozioni della vigilia, la maturità continua a porre una do- manda che riguarda non soltanto gli studenti ma l’intero sistema Paese.

Che cosa chiediamo davvero ai nostri giovani quando li sottoponiamo a questo esame?

La domanda va ben oltre il perimetro della scuola e investe l’idea stessa di società che intendiamo costruire.

Negli ultimi decenni l’istruzione ha progressivamente ampliato i propri orizzonti, cercando di forma- re cittadini capaci di orientarsi in una realtà segnata dall’incertezza, dalla frammentazione dei saperi e dalla velocità delle trasformazioni tecnologiche.

Eppure permane una tensione irrisolta tra ciò che è facilmente misurabile e ciò che è realmente formativo: tra la verifica del- le conoscenze e la maturazione dello spirito critico, tra la certificazione delle competenze e la costruzione di una coscienza autonoma.

Per questo la maturità conserva un significato che va oltre il valore amministrativo del diploma.

È uno specchio nel quale ogni anno si riflettono le aspirazioni, le paure e le contraddizioni di una generazione, ma anche le attese di un Paese che affida ai giovani il compito di affrontare sfide sempre più complesse: chiede loro di essere competitivi, innovativi, flessibili e resilienti, senza interrogarsi abbastanza sulle opportunità, sugli strumenti e sugli spazi di crescita che è realmente disposta a garantire.

Milena Ferrandina

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