IL MAGNIFICO CONSOCIATIVISMO
Fabrizio Caccavale è il nuovo Magnifico Rettore dell’Unibas.
Vince formalmente 230 a 16 il ballottaggio contro Francesco Pannarelli. La vittoria, però, è una non vittoria e il Rettore e le modalità di elezioni non sono proprio Magnifiche.
Diciamo che non costrui- scono nulla di grande ma si svolgono secondo le regole del più classico accordo che ridicolizza e si prende gioco delle regole della democrazia.
La democrazia non è soltanto un metodo elettorale, è un processo mentale nel quale ci si confronta e ci si misura su piattaforme diverse e si accetta il risultato.
Non può essere ridotta ad un accordo nel quale si evita il conflitto ed il confronto per ripiegarsi sugli accordi o, meglio, sugli accordicchi che nulla prospettano di buono.
L’ELEZIONE CONSOCIATIVA
Se c’è una cosa che è eticamente incompatibile con la democrazia è il consociativismo. La democrazia può avere anche l’accordo, il compromesso, la mitigazione ma non può tollerare il consociativismo. La linea di confine tra un sistema democratico ed uno che della democrazia ha soltanto la parvenza avendo un’altra sostanza è nella possibilità di votare più candidati che siano realmente alternativi l’uno all’altro.
Questo all’Unibas, per l’elezione del rettore, non è accaduto. Al ballottag- gio erano arrivati Fabrizio Caccavale e Francesco Pannarelli.
In un ballottaggio ci si immagina che i due candidati facciano il possibile per vincere. Se fossero stati d’accordo sul- la proposta di governo non sarebbero stato l’uno contro l’altro.
Se sono l’uno contro l’altro senza essere alternativi nella piattaforma è soltanto una lotta di potere che non ha nulla a che vedere con la nobilità del confronto democratico.
Se i due fossero stati l’uno alternativo all’altro non sarebbe accaduta la farsa che si è consumata nel ballottaggio.
Formalmente è finita 230 a 16 ma, in realtà, l’elezione era già terminata prima di iniziare.
Pannarelli, infatti, proprio nei giorni scorsi ha mandato una mail a tutti gli elettori dicendo di votare Caccavale.
Il senso della lettera è semplice e banale: ho fatto una proposta, si sono raccolti dei voti, sono arrivato al ballottaggio contro Caccavale ma, siccome ci siamo accordati su come gestire l’accademia, votate Caccavale.
QUALE IL PREZZO DELL’ACCORDO?
Immaginate se alle ultime presidenziali USA uno dei due concorrenti avesse detto di votare il suo avversario?
Immaginate se domani il candidato sindaco del centrodestra al ballottaggio contro quello del centrosinistra in qualsiasi città italiana invitasse a votare il suo avversario perché nelle more del confronto elettorale si erano accordati?
Diciamo che come minimo si aprirebbe una polemica infinita sui giornali e, nella peggiore delle ipotesi, qualcuno vorrebbe indagare sul prezzo dell’accordo.
Noi non possiamo credere che in pochi giorni due proposte alternative abbiano trovato una sintesi che non avevano trovato in tanti mesi.
La logica ci dice che è impossibile.
Se il corpo elettorale si è diviso tra i due candidati al primo turno è evidente che si marcavano differenze.
La logica e l’esperienza ci dicono che è impossibile che sia avvenuta una sin- tesi su proposte alternati- ve in poco tempo.
Allora ci resta da capire se non sia avvenuto una intesa di spartizione. Un’intesa che preveda il rettorato ad uno e qualcos’altro a qualche altro.
Noi vigileremo perché a noi l’Unibas interessa davvero e non ci piace veder ridotta l’accademia a luogo dell’inciucio e del consociativismo.
Del resto se Pannarelli avesse voluto rinunciare alla carica avrebbe potuto semplicemente ritirarsi formalmente dalla corsa.
Non lo ha fatto ma ha giocato per la sua sconfitta.
Nel calcio sarebbe da commissione inchiesta. Certo è che da domani sarà molto difficile per i professori dell’Unibas riempirsi la bocca di democrazia e dialogo, di confronto e di valori democratici.
Questi concetti li hanno uccisi con un accordo che supera ogni regola e che non ha nulla di magnifico.
Massimo Dellapenna

