LA REGINA GUERRIERA, VLADIMIRO BOTTONE RACCONTA MARIA SOfiAA Cronache lo scrittore parla del suo monologo

LA REGINA GUERRIERA, VLADIMIRO BOTTONE RACCONTA MARIA SOFIA

Figura leggendaria, Giovanna d’Arco post litteram, nobile decaduta in esilio: Maria Sofia di Borbone, ultima regina del Regno delle Due Sicilie, avrebbe tutte le carte in regola per essere la protagonista di un serie tv.

Ancora di più in un periodo storico come quello odierno in cui si dibatte molto di protagonismo femminile. Intanto che le case di produzione cinematografica si accorgano della storia della consorte di Francesco II, ci pensa la penna colta e attenta di Vladimiro Bottone a raccontarci le riflessioni della sovrana in esilio in Baviera.

“La scelta di Maria Sofia” è il monologo che il romanziere napoletano ha scritto per “Il Sogno Reale”, progetto artistico culturale di Ruggero Cappuccio per il Campania Teatro Festival che sarà interpretato dall’attrice Cristina Donadio nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale di Napoli l’11 luglio.

La “scelta” di Maria Sofia: qual è questa scelta?

«Maria Sofia di Borbone è l’ultima regina di Napoli, vissuta per quasi tutta la sua vita in esilio, tra crescenti difficoltà economiche.

Il monologo la coglie a Monaco di Baviera, negli ultimi anni della propria vita. La proposta di un editore americano, circa una autobiografia scritta da un gost-writer, le permetterebbe di rimettere in sesto le finanze.

Tuttavia l’ex regina rifiuta, in nome di una propria idea di regalità che non vuol dare in pasto il privato di una ex regnante al grande pubblico. Una scelta con dei costi, ma che le per- mette di non rinnegarsi».

Come si racconta la “nobiltà della sconfitta” in Maria Sofia?

«La nobiltà della sconfitta coincide, per una donna impavida e volitiva come Maria Sofia, con la fedeltà a se stessi, alla propria visione del mondo anche quando la realtà, lo Spirito del tempo, il mondo dei vincitori ti danno torto. In sostanza, è la fedeltà a se stessi; a ciò che si è amato; a ciò che si è stati. Senza venire a patti, senza abdicare».

Il pubblico la conosce come romanziere, è la prima volta che si cimenta con il teatro?

«Sì, è la prima volta che mi cimento con la dimensione teatrale del monologo.

E sono particolarmente felice di farlo potendo contare sull’interpretazione di un’artista di rango come Cristina Donadio.

Un’attrice della sua caratura non si limita ad incarnare un personaggio, ma lo ricrea attraverso la propria sensibilità. L’autore non poteva chiedere di più, per il proprio debutto».

Ha definito Maria Sofia personaggio “in esilio” tra due secoli: ci spiega? L’ha scelta perché anche lei, napoletano, vive da anni in “esilio” a Torino?

«La domanda è molto pertinente.

Maria Sofia nasce quando i Borbone e Francesco Giuseppe regnavano per diritto divino ed ereditario.

La Stessa Maria Sofia muore dopo l’apocalisse della I Guerra Mondiale, con il crollo di tre imperi e le masse che vengono alla ribalta, al seguito di feroci dittatori che le manovrano e ne sono manovrati.

Lei è davvero un ponte tra due secoli, che con la sua lunghezza ne misura anche la distanza.

Quanto all’esilio, sì: forse la dimensione della lontananza da Napoli riguarda sia la Regina che, molto più modestamente, me. L’esilio è veramente una sorta di luce nostalgica, un volgersi continuamente all’indietro».

Napoli, soprattutto quella sette/ottocentesca è quasi sempre la protagonista dei suoi scritti: come mai? Pensa che parte della storia meridionale degli ultimi due secoli sia da riscoprire?

«La risposta si ricollega a quella precedente. Forse lo scrivere intorno a Napoli è una forma di risposta alla nostalgia, un modo illusorio per azzerare la lontananza o, quantomeno, convivere con essa. Tenere vive le radici è l’unico modo per non inaridire».

Antonio Mollo

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