FUTURO NAZIONALEIl Generale che gioca a favore del Deep State

FUTURO NAZIONALE

Il centrodestra esiste dagli anni ’90. Fu una brillante intuizione di Silvio Berlusconi. Sembra passato un secolo ma in quel tempo mentre la DC e il PSI crollavano e la gioiosa macchina da guerra di Occhetto sembrava destinata ad una facile vittoria, Berlusconi riuscì a mettere intorno allo stesso tavolo Fini e Bossi che tra di loro non volevano prendere neanche un caffè.

Quell’alleanza che fu accolta con scetticismo, odio e disprezzo dal sistema politico-culturale italiano, vinse le elezioni.

Da quel momento il centrodestra è stato sempre maggioritario. Ha perso le elezioni due volte, consentendo a Prodi di andare al governo quando si presentò diviso, mentre manovre di palazzo hanno qualche volta mandato la sinistra o i tecnici a governare.

IL CENTRODESTRA DA SEMPRE UNITO

Il centrodestra ha avuto un’ossatura sostanzialmente stabile fondata su tre partiti: la Lega, Forza Italia e la destra di An prima e FDI poi.

La grande forza del centrodestra non è tanto la compattezza dei leader ma l’uniformità dell’elettorato. La somma dei tre partiti è sempre più o meno simile, cambia il rapporto di forza tra le forze politiche per lo spostamento liquido dell’elettorato all’interno della coalizione.

Alle tre forze fondanti, negli anni si sono aggiunti uno o più partiti di estrazione democristiana. Potevano essere CCD e UDC o altre sigle come Noi moderati ma, sostanzialmente, l’assetto politico era quello.

L’intuizione di Pinuccio Tatarella secondo cui le forze moderate sono maggioranza nel paese si è dimostrata vera e valida negli anni. Nella prima parte della sua storia è sempre stata indiscussa la leadership di Berlusconi. Con il suo indebolimento prima Salvini e ora la Meloni hanno preso la guida della coalizione.

Fratelli d’Italia è in questo momento alla guida stabile della coalizione con un 30% di consenso attribuito dai sondaggi e Giorgia Meloni leader indiscussa.

Dopo la sconfitta referendaria la coalizione moderata aveva ripreso a camminare e ad agire e si preparava ad una campagna elettorale sostanzialmente chiara verso la vittoria magari con una modifica della legge elettorale.

IL CASO VANNACCI

Rischia di sparigliare la partita la presenza di Futuro Nazionale. I sondaggi gli attribuiscono un 5% ma, come vedremo nello sviluppo dell’articolo, non è detto che ciò sia vero perché il Generale si è infilato in una trappola dalla quale sarà difficile uscire e che rischierà in ogni caso di smontarlo non appena gli equivoci saranno sciolti.

Vannacci soffia sul malcontento degli italiani.

Esiste una parte di elettorato di destra che non si riconosce nella Meloni e una parte di elettorato di destra che credeva in azioni più forti da parte del Governo soprattutto sull’immigrazione.

Vannacci non è uno stupido è sa bene che questa sensazione esiste e sa che può soffiare per provare a sottrarre voti alla coalizione.

LA TRAPPOLA DI VANNACCI

In realtà il Generale sta giocando molto sull’equivoco. Da un lato i suoi uomini in Parlamento votano contro la fiducia al Governo Meloni e lui dice apertamente che non c’è alcuna possibilità di accordo con la coalizione di governo, dall’altra la comunicazione gioca sull’equivoco di una possibile alleanza.

Qui scatta la trappola per Vannacci. Il Generale sa che una parte del suo elettorato è governista, immagina un partito di destra-destra interno alla coalizione di governo mentre un’altra parte è assolutamente contrario ad ogni accordo.

Esiste, cioè, una parte di elettorato di destra che vorrebbe una coalizione di centrodestra più spostata a destra, un’altra parte che non immagina possibile forme di moderazione.

In questa biforcazione e convivenza impossibile a lungo termine c’è la trappola per il Generale. I due elettorati sono incompatibili.

Se Futuro Nazionale dovesse rimanere fuori dalla coalizione perderebbe i voti dei governisti, se dovesse entrare nella coalizione perderebbe i voti degli irriducibili come già accadde alla Fiamma Tricolore.

Ecco perché è verosimile che il Generale proverà a giocare la sua partita sull’equivoco fino a quando non sarà costretto a scegliere magari potendo aprire una trattativa con la forza dei sondaggi.

IL RISCHIO DI UN GOVERNO TECNICO

Ovviamente anche il centrodestra si trova in una trappola simile. Un eventuale ingresso di Vannacci in coalizione metterebbe in difficoltà Fratelli d’Italia e Lega che avrebbero un concorrente a destra ma, soprattutto, rischierebbe di spaventare quell’elettorato moderato e quelle forze centriste che non hanno alcuna voglia di sentirsi tirare per la giacchetta in una fraseologia assolutamente fuori dalla moderazione come quella che usa Vannacci.

Con la scusa dell’incompatibilità politica Futuro Nazionale sarà verosimilmente fuori dalla coalizione di governo. In questo caso il rischio più alto è che renda impossibile una netta affermazione del centrodestra e di Giorgia Meloni aprendo la possibilità alla necessità di un governo tecnico. Una cosa che sembrerebbe tra i principali interessi del deep state italiano.

Nel 2029, infatti, si voterà per il Presidente della Repubblica. Il centrodestra nella sua storia non ha mai avuto la maggioranza per vincere le elezioni presidenziali. Ogni turno elettorale che avrebbe eletto un Presidente della Repubblica qualcosa ha sfasciato la coalizione e ha reso necessario governi tecnici, pareggi sostanziali e scelte nel campo della sinistra.

E’ successo con Ciampi, con Napolitano e con Mattarella. Fino alla fuoriuscita del Generale sembrava possibile un’ampia vittoria del centrodestra alle elezioni politiche con la possibilità di togliere alla sinistra il Quirinale.

Ora la strada potrebbe essere in salita. Del resto non sarebbe la prima volta che un Generale ufficialmente di destra lavori, in realtà, per il deep state. Come diceva Il Gattopardo “cambiare tutto affinché non cambi nulla”.

Roberto Lamattina

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Contentuti protetti