«SENZA DI TE NON CE LA FACCIO PIÙ»
Sette anni. Sette anni lontano dalla famiglia.
Sette anni in case protette. Sempre più lontane da ciò che era la loro infanzia.
I loro ricordi, la loro casa. Negli ultimi due anni la legge ha deciso che per il loro bene sarebbe stato meglio tenerle lontane ancora di più.
Cento chilometri per raggiungere la casa-famiglia “Ofh Hope” di Civitella Alfedena”, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo. Alisya ne aveva 9 quando i giudici l’hanno allontanata, Sarah appena 5.
Oggi ne hanno 16 e 12. E sono scomparse. Ma prima di sparire, Alisya scriveva parole di aiuto.
Come riportato da Repubblica, nelle letterine consegnate alla madre si leggono parole che una sedicenne non dovrebbe mai scrivere, perché l’amore dei genitori è il primo amore: «Ti vorrei accanto a me per sempre», «In questo tempo distanti ho capito che mi hanno privato di un bene che solo tu potevi darmi». Fino all’ultimo messaggio: «Sappi che io ti ho voluto sempre bene.
Senza di te non ce la faccio più».
IL DISTACCO
Perché questo distacco? L’allontanamento, deciso dal Tribunale per i Minorenni di Cassino, è l’esito di una separazione “altamente conflittuale”.
Al centro del provvedimento, la necessità di sottrarre le sorelle a un clima di accuse reciproche e , secondo i giudici , “manipolazioni” da parte della mamma che avrebbero impedito un sano rapporto con l’altro genitore.
Valentina D’Acunto, madre delle due bambine, aveva denunciato il padre, Stefano Di Giacinto, per maltrattamenti in famiglia, ma la diagnosi di conflitto insanabile avrebbe spinto il tribunale a privare entrambi della responsabilità genitoriale.
Due anni fa, nel 2024, il tribunale dispose il collocamento delle due sorelle, originarie di Miniturno, provincia di Latina, in una struttura nell’aquilano, a Civitella Alfedena.
Il 28 maggio 2026 è la data in cui il Tribunale di Cassino ha emesso un provvedimento che ha revocato la responsabilità genitoriale alla madre delle sorelline, restituendola al papà.
Pochi giorni dopo, nella notte tra il 6 e il 7 giugno, Alisya e Sarah fanno perdere le loro tracce. Sette anni sono un’eternità.
Se è accaduto, potrebbe significare che il sistema di tutela ha subito delle falle evidenti.
La comunità si è trasformata in un “parcheggio” che ha congelato il trauma, anziché scioglierlo, lasciando le due sorelle in un limbo esploso non appena l’ultima porta giudiziaria si è chiusa.
Abbiamo raggiunto la dott.ssa Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’Associazione Penelope, l’organizzazione nazionale che si occupa di dare sostegno ai familiari e agli amici delle persone scomparse, che assiste Stefano Di Giacinto.
Dottoressa, ci sono novità nelle ricerche?
«Al momento no. La Prefettura dell’Aquila ha attivato immediatamente il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse.
Parallelamente è in corso un’indagine della polizia giudiziaria sotto lo stretto controllo della Procura di Sulmona, che sta vagliando ogni possibile pista».
Che idea si è fatta di questa fuga o scomparsa?
«Sono stata più volte sul posto e la geografia parla chiaro.
Il tragitto che le ragazze avrebbero dovuto percorrere dalla struttura all’uscita del paese è improponibile da fare da sole, al buio, tra le due e le cinque del mattino, nel pieno del Parco Nazionale, senza illuminazione pubblica e con la presenza di animali selvatici.
C’è sicuramente l’intervento di una persona adulta e una pianificazione meticolosa della fuga. Non è stato un gesto d’impulso».
La struttura “Ofh Hope” non aveva telecamere. E’ normale per una comunità protetta?
«All’interno le telecamere sono vietate per la tutela della privacy dei minori.
Ma all’esterno non sono affatto vietate, anzi, sarebbero essenziali: non solo per monitorare eventuali allontanamenti, ma anche per tutelare la struttura stessa da intromissioni dall’esterno, come quella che si ipotizza per il caso di Alisya e Sarah».
Si è parlato di cellullari lasciati in camera…
«E’ un’informazione scorretta. Le ragazze erano prive di cellullari e di qualsiasi accesso a Internet per disposizione della struttura.
I dispositivi al vaglio degli inquirenti sono presumibilmente quelli delle compagne di classe di Alisya.
Questo elemento rafforza l’idea di un contatto fisico o di un accordo verbale preso in precedenza con qualcuno».
C’è un nesso con la sentenza del 28 maggio?
«Non ho la verità in mano e non mi sbilancio.
E’ un dato di fatto, però, che sono scomparse qualche giorno dopo la sentenza che ha revocato la responsabilità genitoriale alla madre delle bambine.
Una sentenza definitiva del Tribunale di Cassino. Se i due eventi siano legati da un nesso di causalità spetterà agli inquirenti stabilirlo»
In Abruzzo quanti minori scompaiono ogni anno?
«I numeri sono spaventosi: oltre duemila minori in cinquant’anni non sono stati mai più ritrovati nella nostra regione.
Sono dati verificabili sul sito del Commissario Straordinario del Governo.
Speriamo tutti di ritrovare Alisya e Sarah sane e salve», conclude con amarezza la dottoressa Natali.
«Ogni ora che passa è un colpo al cuore».
LE ULTIME ORE
E’ trascorsa più di una settimana. Cento uomini — carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile — stanno battendo il territorio, lago di Barrea, casolari abbandonati, sentieri, senza trovare traccia.
Droni e cani molecolari, tutto inutile.
L’unico elemento concreto è l’immagine di una telecamera comunale: i fari di un’auto puntati quella notte verso la comunità.
Si ipotizza che qualcuno le aspettasse. Qualcuno che conosceva i ritmi, i punti ciechi di quella casa-fa- miglia.
La Procura di Sulmona, nelle ultime ore, ha aperto un secondo fascicolo per abbandono di minore nei confronti dei responsabili della struttura, che si aggiunge al primo contro ignoti per sottrazione di minori.
Tiziana Magrì

