LA SCUOLA DEGLI “ORRORI”
Quando le maschere cadono, non ci sono applausi ma silenzio.
Un silenzio scomodo, denso, rivelatore di una realtà che non si poteva immaginare.
Poi accade che da quel silenzio, all’improvviso, si generi un boato ed è allora che salta il coperchio di una pentola in cui a bollire sono i ricordi di alunni e famiglie accomunati dagli stessi episodi, dalle stesse violenze verbali e a volte anche fisiche.
Dalle stesse ritorsioni. Nella vicenda dell’istituto comprensivo del capoluogo ‘Leonardo Sinisgalli’, dopo il caso del tredicenne autistico sospeso dalla frequenza e poi riammesso se pur parzialmente ma in isolamento, ne emergono altri che gettano ombre sulla capacità della dirigente scolastica Giovanna Gallo di gestire situazioni al limite della normalità.
Non sono solo casi recenti, ma a contattare la nostra redazione, anche alunni che oggi sono diventati uomini, donne, padri e madri: tutti, oltre ad esprimere solidarietà alla famiglia del ragazzo autistico, lamentano e ricordano una gestione poco consona di alcune situazioni.
Famiglie che hanno dovuto avere a che fare con assistenti sociali, Tribunale dei Minori, psicologi consigliati sistematicamente dalla dirigente scolastica.
E su tutte, il timore di veder allontanati i propri figli da assegnare ad ipotetiche case-famiglia pronte ad accogliere bambini e ragazzi da togliere a presunti contesti familiari difficili o deviati.
Salvo poi che lo stesso Tribunale, in tutti i casi, avrebbe confutato quelle teorie ristabilendo dignità e serenità alle famiglie.
Chi decide di parlare, lo fa spontaneamente rivedendosi nella vicenda che abbiamo raccontato dalle nostre colonne. E così emergono episodi, secondo le dichiarazioni testimoniali, che fanno male: la ragazzina che in una fase della scuola media combatteva con un disturbo dell’alimentazione a cui, perché troppo magra, sarebbe stato vietato dalla dirigente scolastica di partecipare alle lezioni di violino.
O il ragazzo troppo vivace che sarebbe stato inviato dallo psicologo consigliato dalla Gallo ed a cui sarebbe stata data una diagnosi verbale di schizofrenia con assegnazione di un insegnante di sostegno.
Una diagnosi, però, mai accertata, mai emersa dalle numerose visite mediche a cui era sta- to sottoposto. Salvo poi scoprire che si trattava di uno studente dislessico e disgrafico ‘guarito’ da ogni problema dopo aver cambiato scuola.
Oggi ha un lavoro dignitoso ed una famiglia, ma non dimentica ciò che gli è stato fatto.
Nei casi più recenti, la storia è raccapricciante: sempre nel mese di maggio scorso, uno studente con disturbo oppositivo provocatorio a seguito di un episodio di crisi comportamentale viene allontanato da scuola per una settimana, poi reintegrato gradualmente per due ore al giorno.
Stesso copione, stesse umiliazioni. Nel momento della crisi, viene chiamata la Polizia di Sta- to se pur per un intervento non necessario.
E da allora, non solo la presenza che ritorna degli assistenti sociali ad esaminare punto su punto ogni istante di vita della famiglia coinvolta, ma anche le denigrazioni da parte dei compagni di classe capaci di spingersi al limite imitando il suono della sirena della Polizia ogni volta che si trovano davanti quel compagno di classe che, da chi ha il compito di educare, è stato fatto passare per un compagno ‘scomodo’.
La scuola dovrebbe esse- re, appunto, educante e tollerante, dovrebbe insegnare ai ragazzi a rispettare anche chi è diverso da loro, ad integrarlo non ad isolarlo.
Un concetto che- ci dicono molti genitori che con noi si sono confidati- presso l’istituto comprensivo Sinisgalli di Potenza pare essere molto aleatorio.
L’importante- dice anche un’insegnante che in quella scuola lavora- è finire i programmi ministeriali ma della formazione morale degli alunni importa poco.
Un’espressione grave che però pare reale di fronte ai tanti casi che stanno venendo fuori.
Un genitore parla addirittura di violenze fisiche refertate in ospedale e denunciate. Un insegnante esterno, in un corso integrativo, che avrebbe messo le mani al collo lasciando segni visibili addosso ad un ragazzino reo di aver continuato ad utilizzare lo strumento musicale nonostante l’ordine di fermarsi.
Cose al limite del dici- bile e del tollerabile come il presunto strattonamento dai capelli per un alunno che non ascoltava i rimproveri dell’insegnante.
Poi, il caso di un bambino rimasto orfano di padre che, nonostante la solidarietà mostrata all’inizio, sarebbe diventato bersaglio di insegnanti e compagni di classe per il solo fatto di aver chiesto attenzioni e affetto.
Ciò che preoccupa è il ‘modus operandi’ della dirigente scolastica: stillicidio continuo di pec e comunicazioni quotidiane verso famiglie portate allo sfinimento- dice chi ci ha contattato – anche nel dover tentare di produrre una documentazione medica che non può essere rilasciata da nessun presidio sanitario in assenza di segni evidenti di un disturbo.
Ed è qui che rientrerebbero in gioco gli assistenti sociali ed il Tribunale dei Minori come prassi consolidata di un gioco al massacro che dura da troppo tempo e che tende a far demonizzare famiglie – dicono i geni- tori – prese di mira senza una reale motivazione.
A questi atteggiamenti e a tali accuse documentate, la dirigente scolastica dovrà dare una risposta: che non può andare nella direzione di un ipotetico ‘esempio educativo’ per gli altri poiché, per come i fatti sono contestualizzati, si configurerebbe solo come una ‘punizione’ verso il singolo.
Un concetto educativo completamente contestabile e inaccettabile soprattutto se si parla di bambini con spettro autistico o disturbi comportamentali che subirebbero, a cascata, una serie di ripercussioni ed effetti collaterali.
Resta dunque da chiarire se in questi casi ci sia o meno una sorta di incapacità, anche da parte dell’insegnante di sostegno, a gestire situazioni al limite ma per le quali bisognerebbe essere preparati a monte prima di avventurarsi nell’accompagnamento scolastico del minore con qualsivoglia disabilità.
Intanto si profila all’orizzonte una vera e propria class-action nei confronti di una scuola in cui tali episodi non rappresenterebbero il caso isolato ma tanti pezzi di un infinito puzzle che sta per comporsi.
Eliana Positano

