SERAPIGLIA LANCIA IL LABORATORIO PER LA SOSTENIBILITÀArriva la carta verde per gli eventi sportivi dilettantistici. Presentata ieri alla camera

SERAPIGLIA LANCIA IL LABORATORIO PER LA SOSTENIBILITÀ

Il 16 giugno sarà ufficialmente lanciata la “Carta Verde per gli eventi sportivi dilettantistici”. Ne parliamo con Paolo Serapiglia, Presidente Endas (Ente nazionale democratico di azione sociale e sportiva) e consigliere nazionale CONI.

Cosa cambierà concretamente per gli operatori del settore e cosa significa sostenibilità nello sport?

«La Carta Verde consentirà a tutti gli operatori sportivi, ai dirigenti, alle associazioni di ogni disciplina di lavorare insieme a tutti gli organismi del settore per produrre fattivamente un supporto a ciò che ormai è un comune sentire, ovvero la sostenibilità di quello che noi facciamo.

Significherà lavorare sul fronte dell’inclusione, della parità di genere, delle persone più fragili, del rispetto dell’ambiente, per fare alcuni esempi.

Ogni materia che andiamo a trattare deve tenere conto di tutte le variabili possibili per potere avere una sostenibilità globale, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite».

A livello locale la ‘partita’ la giocano i cosiddetti “Laboratori inclusivi per il Movimento e l’Ecologia”. Sono pronti a recepire il documento?

«Sì. L’input che già oggi stiamo dando alle nostre realtà territoriali è accendere la fiamma di un laboratorio continuo per la sostenibilità».

Più in generale, presidente Serapiglia cosa servirebbe per rilanciare lo Sport italiano?

«Non spetta proprio a me dirlo, anche se sono consigliere nazionale del CONI…C’è, comunque, bisogno di fare tantissimo per rilanciare lo Sport nel nostro Paese.»

Mi faccia un esempio, da dove si potrebbe iniziare?

«Servirebbe per esempio stare vicino, molto vicino, all’associazionismo di base.

Se siamo arrivati dove siamo arrivati nello Sport internazionale è per il volontariato, che, di fatto, per cento anni ha surrogato lo Stato.

Si può dire? Diciamolo: tre amici al bar decidono di mettere sù un’associazione sportiva, si mettono le ma- ni in tasca, vedono quanto hanno a disposizione per fare questa cosa e creano la cellula.

Questo accadeva tantissimi anni fa. Oggi è un pò diverso perché per fare un’operazione del genere c’è bisogno di fare due conti. Semplifico: prima ci si accapigliava per decidere chi avrebbe dovuto fare il Presidente, oggi è l’esatto contrario perché per non avere le responsabilità e le incombenze che per carità sono sacrosante, però…

È un pò più difficile partire dal basso e, quindi, è necessario che dal- l’alto ci si muova verso il basso.

Oggi, con i cambiamenti che ci sono stati, che ritengo necessari ma che hanno stravolto certamente buona parte del volontariato sportivo, bisogna guardare alle esigenze della base, come peraltro si sta facendo a livello governativo.

Ma le associazioni sono talmente oberate, perché, poi, le situazioni bisogna conoscerle. Un’associazione che ha venti tesserati, praticanti, è diversa da una che ne ha, per esempio, 2000.

Ma allo stesso tempo, se ne ha venti, potrebbe avere all’interno, in embrione, cinque campione olimpionici. Non lo sa nessuno questo».

Come scegliere dove dare l’appoggio?

«Bisogna sporcarsi le mani, entrare nel profondo e capire quali sono gli interventi da fare. Non è semplice».

Lucia Stefania Manco

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Contentuti protetti