CASO ERCOLINI, INDAGATI UN EX POLIZIOTTO E IL MARITO
Per tre anni e mezzo è stata la giudice che si era tolta la vita nella sua casa di Pesaro.
Ora quella verità giudiziaria sta scricchiolando davanti a una nuova ipotesi, quella di omicidio, che si fonda su un solco sul collo e due cavi elettrici sequestrati nell’appartamento di viale Zara, dove il 26 dicembre del 2022 Francesca Ercolini è stata trovata senza vita.
Soffocata da terzi, secondo la ricostruzione che i pm dell’Aquila che hanno riaperto il caso cercano di accertare. E con la possibilità che qualcuno abbia simulato un suicidio.
Il nuovo capitolo si apre con due dei sei indagati dell’epoca: l’avvocato Lorenzo Ruggeri, marito della Ercolini, e un ex agente di polizia.
Quasi cinquecento pagine di relazione. Tre ore di incidente probatorio di lunedì scorso.
La dinamica che emergerebbe dagli accertamenti è quella di un soffocamento per strangolamento da parte di terzi: una ricostruzione che ribalta la versione con cui il caso fu chiuso nel 2022.
La svolta ruota attorno a un dettaglio tecnico destinato a riscrivere l’intera vicenda: i segni trovati sul collo della magistrata non sarebbero compatibili con il foulard di seta trovato annodato alla ringhiera dell’appartamento.
E se quel foulard non ha lasciato quei segni, allora qualcuno potrebbe avere costruito una messa in scena. Una simulazione del suicidio. La prima udienza davanti al gip Marco Billi è fissata per il 22 settembre all’Aquila.
CHI ERA FRANCESCA ERCOLINI
Francesca Ercolini aveva 51 anni, era originaria di Riccia, in Molise, ed era considerata una magistrata rigorosa e stimata.
Presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Ancona, fu trovata senza vita il 26 dicembre del 2022 dal marito e dal figlio, allora sedicenne, nella villetta di famiglia. A trovare il corpo furono il marito e il figlio, allora sedicenne.
Le indagini iniziali si chiusero rapidamente.
Suicidio. Fine. Ma la madre Carmela Fusco non ha mai accettato quella versione. Ha continuato a presentare esposti, consegnando fotografie, video e messaggi che la figlia le aveva inviato nel tempo.
Materiale che, secondo la nuova impostazione accusatoria, avrebbe fatto emergere un contesto familiare segnato da violenze e maltrattamenti.
IL NODO DEL CAVO
Al centro dell’incidente probatorio c’è la comparazione tra il solco presente attorno al collo della magistrata e quel foulard di seta. In termini medico-legali il problema è morfologico: un tessuto sottile imprime sul collo un’impronta con precise caratteristiche: larghezza, margini e direzioni oblique, visto la morbidezza del tessuto. Secondo il perito della procura, il professor Vittorio Fineschi – medico legale dei casi Cucchi e Re- geni, incaricato dal gip Billi – quei segni non corrisponderebbero a quanto rilevato sul collo di Francesca Ercolini.
È a questo punto che entrano in scena due cavi elettrici di due abat-jour sequestrate nell’abitazione di viale Zara, mesi fa durante le indagini supplementari.
Fonti vicine alle indagini rivelano che il consulente, per potere valutare la compatibilità dei cavi elettrici, così come disposto dagli inquirenti, avrebbe chiesto accertamenti di maggior precisione. Nei prossimi giorni gli uomini del RIS torneranno a Pesaro per effettuare un secondo sopralluogo nell’abitazione in cui il marito e il figlio allora sedicenne trovarono Francesca Ercolini senza vita.
Se fosse così come ipotizzato la dinamica cambierebbe completamente.
«IL GIUDICE MI HA IMPOSTO IL SILENZIO»
Abbiamo provato a raggiungere il professor Fineschi per un commento. Il suo messaggio è stato chiaro, di chiusura.
«Ho l’imposizione da parte del giudice al silenzio stampa», ha detto medico legale.
«Non posso rispondere a niente». Poi, prima di chiudere ha aggiunto qualcosa, che suona come un avvertimento alla categoria: «Siamo tutti sconvolti dalla bassissima qualità di quello che scrivono i suoi colleghi. I titoli che stanno uscendo – riferendosi all’ipotesi di omicidio del marito della magistrata, e dell’ex poliziotto – non hanno nessuna base oggettiva».
L’INCHIESTA E I SEI INDAGATI
Il fascicolo conta oggi sei indagati. Per l’avvocato Ruggeri e l’ex poliziotto sarebbe scattata l’ipotesi di omicidio. Gli altri quattro, tra funzionari delle forze dell’ordine e il medico legale che eseguì la prima autopsia nel 2022, restano indagati per depistaggio, falsità ideologica e violazione del segreto istruttorio.
Un labirinto giudiziario, guidato dalla pm D’avolio, la cui determinazione ha fatto tremare le fondamente con scontri e coinvolgimento del CSM.
Fino ad arrivare alla riesumazione della salma dal cimitero di Riccia, nel giugno del 2025, e a Roma per la nuova autopsia affidata a Fineschi.
Una vicenda che il 22 settembre, davanti al gip Marco Billi, all’Aquila, potrebbe trovare la verità: quella verità che Francesca, magistrata, giurando fedeltà alla Repubblica ha sempre cercato.
Tiziana Magrì

