È GIUSTO INFORMARE

PAPA LEONE XIV NON SOFFIARE SUL FUOCO DELLE POPOLAZIONI, PROMUOVERE L’UNITÀ
Il Papa in Spagna, pubblicati il logo e il motto del viaggio

La Sala Stampa Vaticana ha reso noti il simbolo ufficiale e la frase tratta dal Vangelo di Giovanni,
ALZAD LA MIRADA “Alzate gli occhi”
che accompagnerà la visita di Leone XIV a Madrid, Barcellona e all’arcipelago delle Canarie

Vatican News
I colori dell’arcobaleno a incorniciare, stilizzate al centro di un tondo, le torri della Sagrada Familia, sulle quali spicca piccola e luminosa l’immagine della Vergine col Bambino. Tutt’intorno “figure umane unite tra loro e orientate verso l’alto”, un “cerchio aperto” che vuole evidenziare un senso di “comunità, incontro e sostegno reciproco”. Sono i segni che caratterizzano il logo del viaggio apostolico in Spagna che Leone XIV compirà dal 6 al 12 giugno prossimo.
Segno di unità e speranza
Il tondo del logo è stato reso noto oggi, 7 aprile, dalla Sala Stampa vaticana assieme al motto della visita “Alzad la mirada”, “Alzate i vostri occhi”, tratto dal quarto capitolo del Vangelo di Giovanni al versetto 35. Se il simbolo grafico del viaggio, come si legge nella nota ufficiale, non esprime soltanto uno “stare insieme”, ma un invito a “camminare uniti verso una meta comune” – e la Vergine Maria al centro è “il cuore del movimento: presenza materna che accoglie e orienta gli sguardi verso Dio, segno di unità e di speranza per tutto il popolo” – il motto “è un invito a sollevare lo sguardo oltre le preoccupazioni quotidiane per riscoprire la presenza di Dio e aprirsi agli altri”.
Con il cuore aperto
Nelle parole di Gesù, che fanno parte del dialogo con la Samaritana al pozzo, c’è “un invito alla speranza e alla contemplazione, che esorta a non chiudersi in sé stessi ma a ritrovare l’unità, la bellezza e la carità come segni concreti di una vita condivisa”. In questo gesto di “alzare lo sguardo”, conclude la nota, “si esprime anche l’atteggiamento con cui la Chiesa in Spagna accoglie la visita del Santo Padre: con il cuore aperto e pronto a camminare insieme”.
Durante il soggiorno in Spagna Leone XIV visiterà Madrid quindi si sposterà a Barcellona – 16 anni dopo Benedetto XVI – dove inaugurerà la nuova e più alta torre della Sagrada Familia, la monumentale basilica progettata e in parte eretta da Antoni Gaudì, nei giorni in cui si ricordano i 100 anni della morte del grande architetto (10 giugno 1926), dichiarato lo scorso anno venerabile servo di Dio. A Barcellona tra l’altro si svolgerà dal 9 al 12 giugno l’incontro dei vescovi del Mediterraneo. Dalla Catalogna il Papa volerà poi verso l’arcipelago delle Canarie con tappe a Tenerife e Gran Canaria.
🔹
Il disegno realizzato dai pazienti del Bambino Gesù consegnato al Pontefice dai giornalisti dei Media Vaticani sul volo papale

Il saluto dei pazienti del Bambino Gesù accompagna Leone XIV in Spagna
Per la seconda volta i bambini dell’Ospedale Pediatrico accompagnano simbolicamente un viaggio apostolico del Papa. Dopo il dono consegnato al Pontefice in occasione della visita in Africa, lo scorso aprile, i piccoli degenti hanno voluto augurare il buon esito anche per la tappa spagnola, affidando ai giornalisti dei Media Vaticani un nuovo disegno da donare durante il volo verso Madrid per esprimere la loro vicinanza al Pontefice
Silvina Pérez – dal volo Roma /Madrid
Mentre l’aereo di Leone XIV attraversa il cielo d’Europa diretto verso la Spagna, giunto dal Gianicolo viaggia con lui un disegno realizzato dai piccoli pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Non compare nel programma ufficiale del viaggio apostolico. Non è previsto nei discorsi che il Papa pronuncerà nei prossimi giorni né negli incontri che scandiranno la visita nella penisola iberica. Eppure trova posto a bordo, tra i documenti preparati per la visita del Pontefice in terra spagnola e le attese delle comunità che lo attendono. Pochi tratti di pennarello, un sole giallo, un aeroplano bianco, una bandiera spagnola. È lo sguardo dei bambini che hanno immaginato il Papa viaggiare tra le nuvole.
Il dono consegnato al Papa sul volo per la Spagna
Il foglio arriva a Leone XIV durante il volo. A consegnarglielo sono i giornalisti dei Media Vaticani che partecipano al viaggio apostolico. Il Pontefice lo prende tra le mani, lo osserva con attenzione. Sorride. Per qualche istante lo sguardo si ferma sui dettagli, le chiavi di Pietro disegnate sulla coda dell’aereo, la croce dorata al collo del Papa affacciato al finestrino, quel sole grande che illumina tutta la scena. Poi ringrazia.

Dalla ludoteca del Bambino Gesù all’aereo papale
Dietro quei colori c’è una storia che comincia molto prima del decollo. Comincia nella ludoteca dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un tavolo, una scatola di pennarelli, fogli sparsi. Attorno, bambini arrivati da luoghi diversi ma accomunati dalla stessa esperienza: quella delle corsie, delle visite, delle terapie, delle attese che sembrano interminabili e delle piccole vittorie celebrate in silenzio. È lì che nasce il regalo per il Papa.
Giulia e quel piccolo cuore accanto alla firma
A guidare il lavoro è soprattutto Giulia, nove anni. Accanto alla firma aggiunge un piccolo cuore. Un dettaglio quasi impercettibile che però racconta bene lo spirito del disegno. Perché quel foglio non è stato pensato come un messaggio ufficiale. Somiglia piuttosto a quelli che i bambini preparano per qualcuno a cui vogliono bene. Nel cielo azzurro che hanno immaginato vola l’aereo papale. Sul fianco compare Leone XIV, riconoscibile dalla croce al collo e dalla mano alzata in segno di saluto. Viene naturale chiedersi a chi sia rivolto quel gesto. Al popolo spagnolo che si prepara ad accoglierlo. Ma forse anche a quei piccoli artisti che lo attendono sul colle del Gianicolo.
Un sole giallo, un aereo e il sorriso di Leone XIV
Non è la prima volta che accade. Già durante il viaggio apostolico in Africa dello scorso aprile i degenti del Bambino Gesù avevano voluto accompagnare il Pontefice con un loro disegno. Un modo semplice per esserci, pur restando lontani dalle rotte del viaggio. In fondo, i bambini conoscono una geografia diversa da quella degli adulti. Non misurano le distanze in chilometri né seguono gli itinerari della diplomazia. Costruiscono ponti con un foglio di carta, un sole disegnato male perché la mano è ancora incerta, una firma accompagnata da un cuore. Così, mentre l’aereo continua la sua rotta verso la Spagna, anche quel disegno prosegue il viaggio.
I bambini che accompagnano il Pontefice
Partito da una ludoteca d’ospedale, è arrivato oggi tra le mani del Papa. E continuerà il viaggio ancora un po’, custodito tra le pagine di una cartellina o tra i ricordi di queste giornate. Portando con sé la voce discreta di bambini che conoscono la fragilità ma non hanno rinunciato alla fantasia.
È la loro maniera di dire, buon viaggio! Ed è forse una delle più belle.

Parolin: il Papa in Spagna per rilanciare la comunione e l’incontro
Il cardinale segretario di Stato illustra ai media vaticani il significato del quarto viaggio apostolico di Leone XIV: da Pastore della Chiesa cattolica desidera incontrare i suoi figli, ma anche tutti gli uomini di buona volontà, per invitare tutti a camminare insieme verso una meta comune
Massimiliano Menichetti
Papa Leone XIV è giunto in Spagna per il suo quarto viaggio internazionale: Madrid, Barcellona, Montserrat, le Canarie sono le tappe di questa nuova missione apostolica. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin spiega ai media vaticani il significato di questo appuntamento.
Eminenza, qual è il messaggio principale che il Santo Padre desidera consegnare alla Spagna nel suo quarto viaggio apostolico internazionale?
Il logo del viaggio apostolico in Spagna ― un cerchio aperto in movimento, formato da figure umane unite tra loro e orientate verso l’alto ― rivela già l’intenzione del Santo Padre. Da Pastore della Chiesa cattolica desidera incontrare i suoi figli, ma anche tutti gli uomini di buona volontà. Con tutti vuole sostenere, promuovere, e costruire sempre di più la comunione e l’incontro. Tutto ciò in un doppio movimento, sia dentro la Chiesa sia nella società. Non si tratta solo di stare insieme, ma di camminare insieme verso una meta comune. Va sottolineato anche il plus che la Chiesa anela a comunicare all’umanità intera, cioè l’invito ad accogliere le risposte che Gesù Cristo dà alle profonde domande che si pone l’essere umano sul senso della vita, della morte, della sofferenza. Cristo ci offre di giungere a quella pienezza di umanità che noi cristiani chiamiamo vita eterna. Ciò diventa altresì la fonte della speranza e della gioia con cui il Santo Padre aspira a servire l’umanità e incoraggiare i cristiani.

Leone XIV incontrerà il Parlamento spagnolo: quali sono oggi le priorità diplomatiche della Santa Sede nel dialogo con l’Europa mediterranea?
I legislatori dovrebbero sempre avere come riferimento fondamentale la dignità della persona umana e il bene comune, nell’elaborazione delle leggi e nella determinazione del tipo di società che si desidera edificare. L’area del Mediterraneo, con la sua tradizione millenaria di cultura, arte e valori, rappresenta altresì un punto di riferimento per il cristianesimo. Nel dialogo con l’Europa mediterranea, la Santa Sede sostiene un approccio alla crisi migratoria compassionevole e coordinato, sottolineando la dignità intrinseca di tutti i migranti. La sua posizione si fonda su quattro principi fondamentali: accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati. Quanto alla demografia, la sponda nord del Mediterraneo, a differenza di quella sud, soffre di un drastico calo di natalità. Per affrontare tale crisi è essenziale porre al centro la dignità fondamentale di tutte le persone e il ruolo della famiglia nella società.
La questione indipendentista ha avuto riflessi anche nella vita delle comunità ecclesiali locali. Come può la Chiesa, e quale messaggio potrebbe portare il Papa durante una visita in Spagna, per evitare polarizzazioni e promuovere comunione?
Come cattolici, noi crediamo che “la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1) e che il Papa, “quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (LG, 23), per cui è nella sua natura promuovere l’unità della Chiesa e nella Chiesa. Da Padre e Pastore si preoccupa dell’unità dei suoi figli, delle sue pecore e promuove ugualmente la missione affidata a tutta la Chiesa, che è il Corpo mistico di Cristo, di istaurare altresì la comunione e l’unità nella diversità tra i popoli della terra. Il messaggio del Santo Padre, se da una parte non può tradire la sua missione di unità e quindi di pace, dall’altra neppure vuole soppiantare le responsabilità che appartiene agli Stati nel governo dei propri cittadini. Da questo principio si può dedurre che sebbene il messaggio del Papa possa avere delle implicazioni politiche proprio perché la Chiesa cattolica è conformata dagli stessi cittadini delle Nazioni, il Successore di Pietro annuncia il Vangelo e vuole da lì, illuminare tutte le realtà umane, senza entrare nelle politiche interne dei Paesi.
La veglia con i giovani a Madrid è uno degli appuntamenti centrali. In un Paese che vive una crescente secolarizzazione, quale cambiamento possono portare le nuove generazioni e come?
Per rispondere a questa domanda vorrei riprendere quanto il Santo Padre ha detto ai moltissimi giovani convenuti per la Veglia del Giubileo, a Tor Vergata, il 2 agosto scorso. Li invitava ad essere appassionati nel cercare la verità, coraggiosi nel lasciarsi incontrare da Cristo, generosi nel vivere concretamente il Vangelo. Il mondo in cui viviamo li spinge a fare tante cose, a volte in modo iperattivo e dispersivo, tentandoli però di affidare sempre più il pensare, il valutare, il decidere – secondo uno stereotipo scientista ormai superato – a strumenti artificiali e a volte facilmente manipolabili. I giovani possono reagire, scegliendo e diffondendo un modo diverso e più libero di comportarsi. Dando spazio al silenzio, alla riflessione, alla meditazione, alla preghiera, possono mettere a frutto con entusiasmo, sapienza e carità ordinata i tanti strumenti di cui dispongono, e di cui conoscono molto bene l’utilizzo, per il bene di ogni persona e di tutta la persona. I giovani sono capaci di queste cose, anzi vi sono particolarmente portati. È importante aiutarli, nella fede, ad approfondirle e a viverle, diventando profeti contagiosi di pace, di giustizia e d’amore autentico per il loro e il nostro futuro.
A Barcellona la Messa alla Sagrada Família con l’inaugurazione della torre di Gesù Cristo sarà uno dei momenti simbolicamente più forti. Si più leggere questo evento come una spinta a mostrare la bellezza del Vangelo a tutta la Spagna e non solo?
Certamente sì: benedicendo la torre di Gesù Cristo, il Santo Padre segnerà una tappa importante nella costruzione della Basilica della Sagrada Família. Quest’elemento architettonico mostra infatti che la Chiesa è un cantiere di pietre vive, in continua crescita lungo la storia. L’altezza della torre invita tutti ad alzare gli occhi verso Dio, che nel segno della croce rivela il suo amore per l’umanità. Come faro di redenzione e di speranza, questa struttura è dunque un’opera di evangelizzazione: la sua bellezza riflette la centralità di Cristo nella vita della Chiesa, La nuova torre avvera il progetto di Gaudí, suo architetto, che fu profondamente ispirato dalla fede. Egli per primo intese l’arte come forma di annuncio evangelico e linguaggio privilegiato della missione cristiana. La Spagna trova in quest’opera non solo uno splendido monumento, che ne aumenta il patrimonio culturale, ma la testimonianza della fede che ha unito la Nazione per secoli.
La tappa alle Canarie in particolare guarda alla realtà dell’immigrazione e integrazione. Secondo lei il mondo sta andando verso una direzione di accoglienza o si sta sempre più “voltando dall’altra parte”?
La grande maggioranza delle persone non migra oltre confine; un numero molto più elevato migra all’interno dei propri Paesi. Inoltre la migrazione internazionale non è uniforme in tutto il mondo, ma è influenzata da fattori economici, geografici e demografici. La migrazione sostiene i mercati del lavoro e contribuisce a colmare carenze di competenze, nonché tramite le rimesse, i migranti restano una fonte fondamentale di sostegno per i loro Paesi di origine. In merito all’accoglienza, si sottolinea che è una generalizzata tendenza a concentrarsi solamente sui meri interessi di comunità circoscritte, e questo, come ha sottolineato Papa Leone XIV, rappresenta una seria minaccia alla condivisione di responsabilità, alla cooperazione multilaterale, alla realizzazione del bene comune e alla solidarietà globale a vantaggio di tutta la famiglia umana. In tale contesto, la Santa Sede assume costantemente una posizione in difesa della dignità inalienabile di ogni persona. È importante ricordare che ogni migrante è una persona e che, in quanto tale, possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto, sia nella propria terra di origine, sia dove si sposta. Sarebbe necessario affrontare un fenomeno così complesso con volontà politica, generosità e spirito di solidarietà. L’auspicio è che vi sia un convinto ritorno al valore della fraternità, basato sull’empatia e sulla collaborazione, che favorisce la strada dell’incontro e dell’arricchimento reciproco.
Secondo lei che volto ha oggi la Spagna e che ruolo potrebbe avere in Europa?
La Spagna di oggi ha il volto di un popolo che conserva ancora profonde radici cristiane, manifestando un vivo legame e un sincero affetto verso il Successore di Pietro. Pur nelle sfide della società contemporanea, ospita una Chiesa viva e dinamica, capace di testimoniare il Vangelo e di offrire un contributo significativo alla vita spirituale e sociale del Paese. La società spagnola vive tensioni e trasformazioni profonde, ma è alla ricerca di percorsi di incontro, riconciliazione e bene comune. Ha bisogno di ritrovare la centralità della persona, il dialogo sociale e la riconciliazione come fondamenti della convivenza democratica. Dal punto di vista del contributo che essa può portare all’Europa e al mondo parlerei di sostegno al multilateralismo e di promozione dei diritti umani, della pace e della sicurezza internazionale. Può inoltre favorire il dialogo con i Paesi dell’America Latina e il Nord Africa.

Il Papa: non soffiare sul fuoco delle polarizzazioni, promuovere l’unità
https://youtu.be/EnTHOoj51Dc?si=rd7cFVLSKy2ZgZQ5
Nel primo discorso in Spagna, Leone XIV ricorda che la sicurezza non viene dalle armi né dai muri ma dal
“crescere insieme fianco a fianco”
“Il messaggio della pace, che in questi tempi, – spiega – risuona ingenuo e per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità”. Attenzione, aggiunge il Papa, a chi vuole guadagnare in popolarità alimentando le divisioni
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione.
Le prime parole in spagnolo di Papa Leone sono pronunciate nel Salón de Columnas, nel Palazzo Reale di Madrid, luogo della firma del Trattato di adesione del Paese iberico all’Unione Europea nel 1985 ma anche dell’abdicazione del re Juan Carlos I nel 2014 a favore del figlio Felipe, che è oggi, 6 giugno, accanto al Pontefice nell’incontro con le autorità, i rappresentanti della società civile e il Corpo diplomatico.
Il suo discorso, nel segno dell’unità rispetto agli approcci identitari “che popolano il mondo di fantasmi e di nemici”, ripercorre la “multiforme ricchezza di un grande Paese – afferma Leone XIV – che da quasi due millenni ha ricevuto la Parola del Vangelo”. Fede, tradizioni popolari, l’eredità di grandi mistici come Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, la testimonianza di martiri e santi, la necessità di un cambio di rotta sulla via dell’impegno per la pace e della solidarietà tra i popoli, il dialogo per volgere in unità le istanze di autonomia. Sono tanti gli aspetti affrontati dal Papa venuto a sostenere “una più profonda cooperazione” tra le varie anime della Spagna.
LEGGI QUI IL DISCORSO DEL PAPA ALLE AUTORITA’, I RAPPRESENTANTI DELLA SOCIETA’ CIVILE E IL CORPO DIPLOMATICO
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN SPAGNA (6-12 GIUGNO 2026)
INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO ~ DISCORSO DEL SANTO PADRE
Palazzo Reale di Madrid
Sabato, 6 giugno 2026
Maestà,
Altezze Reali,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,Signore
e Signori!
Rendo grazie al Signore ed esprimo la mia riconoscenza per l’invito a compiere questo viaggio apostolico in Spagna: un itinerario in più tappe, ciascuna delle quali rivelerà qualche aspetto della multiforme ricchezza di un grande Paese che da quasi due millenni ha ricevuto la Parola del Vangelo. La tradizione ha sempre collegato la prima evangelizzazione della Penisola iberica alla predicazione dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Questo legame riveste un’importanza teologica considerevole, perché esprime la consapevolezza della Chiesa locale di essere in continuità con la missione apostolica nata dalla Pentecoste. L’antichissimo legame fra la fede cristiana e questa terra, se da un lato non ne esaurisce la composita identità del vostro popolo, dall’altro ne ha plasmato profondamente la cultura e rappresenta una riserva di speranza e di orientamento fra le sfide che oggi insieme, come famiglia umana, dobbiamo affrontare. Penso alle espressioni di fede popolare che, in ogni città e villaggio, rappresentano una vera e propria drammaturgia della salvezza al ritmo dell’anno e nei contesti di vita. Insieme al patrimonio artistico e musicale, alle molteplici confraternite e associazioni di natura caritativa, esse testimoniano il fecondo incontro fra Gesù Cristo e il vostro popolo. È un popolo pieno di passione, che ama la vita e lo manifesta!
Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione. Proprio la sua storia, infatti, suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilità e prosperità. A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità. Come ci ha insegnato Papa Francesco, esiste in effetti «una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 231). Infatti – concludeva –, «la realtà è superiore all’idea» (ibid.). La verità è sempre più grande di noi e per questo ci stupisce e ci attrae su sentieri di purificazione e di riconciliazione, in cui il dialogo con gli altri – e con l’Altro con la maiuscola – diventa fondamentale.
A questo proposito, vorrei fare riferimento a due voci di questo Paese che da cinque secoli nutrono la vita della Chiesa e la ricerca spirituale di molti, anche oltre i suoi visibili confini. Si tratta di Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, che divennero amici nella passione per il Mistero divino. La loro è una mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea dalla storia, ma, al contrario, che porta alla radice delle questioni, al cuore della realtà. In particolare, nell’interpretare le trasformazioni e nel reggere le tensioni che rendono così buia la nostra epoca, ci è di aiuto il tema della notte, tanto caro a San Giovanni della Croce, del quale stiamo celebrando l’anno giubilare. Nella sua sete di luce, paradossalmente egli imparò ad apprezzare l’oscurità – «felice notte» [1] – come il tempo in cui l’anima è liberata da ciò che presumeva di conoscere e di possedere. Anche oggi, quanto ci spaventa di più, ciò che in molti provoca il buio della ragione e la violenza delle emozioni, è l’ignoto, di fronte a cui può prevalere la sensazione di non avere più mappe, il disorientamento. Allora servono, anche nella vita pubblica, uomini e donne che intuiscano nel buio la luce, nella fine un possibile inizio, quasi l’irrompere di una verità come luce che ancora acceca, ma che – se ci fidiamo e troviamo pace – delicatamente ci porterà verso di sé: «Notte che mi hai guidato! O notte amabil più dei primi albori! O notte che hai congiunto l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato trasformata!». [2] Il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 186).
Santa Teresa descrive il medesimo itinerario con l’immagine del castello interiore. Avanzando di stanza in stanza verso il luogo più interno – cioè ciascuno verso il proprio cuore, santuario della verità –, lo spazio si allarga, la mente si apre, le contraddizioni si compongono, le tensioni si sciolgono, gli altri trovano posto, l’universo diventa casa. Non una fuga intimistica, ma una radicale apertura al totus Alius et semper Novus, si realizza quando torniamo in noi stessi. Questa dimensione dell’essere umano è la ragione per la quale la libertà religiosa e di coscienza va tutelata.
Oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza. Eppure, da queste notti oscure, uomini e donne fedeli alla verità sono stati spinti ad avanzare di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano. È dalla loro libertà che impariamo a essere liberi.
La Chiesa cattolica è a servizio di questa sete del cuore umano. Non in forma impositiva, ma con la testimonianza evangelica sostenuta da una moltitudine di martiri e santi, ed è pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace.
Invito tutti, per amore di verità, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità. Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa, di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale. È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora. Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle. Le nuove tecnologie sono divenute un ambiente artificiale in cui le nostre opzioni fondamentali sono messe alla prova: al suo interno i pregiudizi si esasperano, il pensiero critico si affievolisce, interessi prepotenti seminano pulsioni di morte. D’altra parte, il bene può resistere e comunicarsi.
Occorre, specialmente da parte di chi ha responsabilità economiche, politiche e istituzionali, un salto di qualità, un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale. La sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco. Lo testimonia la vostra stessa storia. La presenza dell’Islam nella Penisola iberica, ad esempio, costituì una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata. Durante quel periodo non vi fu soltanto confronto, si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei. Nella scuola di traduttori di Alfonso X il Saggio, esperti appartenenti alle tre religioni collaborarono alla traduzione del ricco patrimonio arabo, greco ed ebraico, contribuendo alla diffusione di testi come, tra gli altri, quelli dei filosofi Averroè (1126-1198) e Maimonide (1138-1204). In particolare, città come Cordoba e Toledo divennero luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi. Ma questa è la verità che raccontano le città europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza.
Come ci ha insegnato un altro nobile figlio di questa terra, nelle prove e negli insuccessi è possibile ripensare tutto: Ignazio di Loyola ebbe questa audacia, dando credito alle tristezze e alle consolazioni del suo cuore, in un esercizio di discernimento e di immaginazione per cui alle armi preferì la pace, ai potenti i santi. Capì che non era utopia il bene da cui si sentiva attratto e allora la sua crisi si trasformò in grazia. Lo stesso può avvenire riguardo alle “cose nuove” che oggi ci turbano e su cui le nostre sensibilità al momento si dividono. «Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 14).
Maestà, Altezze Reali, Signore e Signori, esprimo apprezzamento al vostro Paese per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli. Al tempo stesso, incoraggio a coltivare anche al suo interno il dialogo e l’amicizia sociale, a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana.
Dio benedica la Spagna!
[1] S. Giovanni della Croce, Notte oscura, Canto dell’anima, 3: Opere, Roma 1979, 347.
[2] Ibid., 5.
Una cultura plasmata dalla fede
Il Pontefice mette in luce “l’antichissimo legame fra la fede cristiana e questa terra”; una fede che “ha plasmato profondamente la cultura e rappresenta una riserva di speranza e di orientamento fra le sfide che oggi – afferma Leone XIV – insieme, come famiglia umana, dobbiamo affrontare”. Il riferimento è anche alla fede popolare e alle sue espressioni, “una vera e propria drammaturgia della salvezza al ritmo dell’anno e nei contesti di vita”; al patrimonio artistico e musicale, alle tante confraternite e a chi si impegna nell’aiutare gli altri, tutte testimonianze del “fecondo incontro fra Gesù Cristo e il vostro popolo”.
È un popolo pieno di passione, che ama la vita e lo manifesta!

Il messaggio della pace non è ingenuo né provocatorio
Un punto su cui il Papa insiste è la cultura dell’incontro che da sempre ha caratterizzato la storia della Spagna e che ha generato stabilità e prosperità.
A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità.
Una verità che “è sempre più grande di noi e per questo – sottolinea il Papa – ci stupisce e ci attrae su sentieri di purificazione e di riconciliazione, in cui il dialogo con gli altri – e con l’Altro con la maiuscola – diventa fondamentale”.
06/06/2026
Il Papa: non soffiare sul fuoco delle polarizzazioni, promuovere l’unità
La notte
Due sono le “voci” che il Pontefice richiama, due mistici “dagli occhi aperti”: Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, capaci di vivere nella storia ma andando “al cuore della realtà”. C’è il tema della notte, caro al santo spagnolo di cui si celebra l’anno giubilare, e che è di aiuto nei momenti più difficili che anche oggi non mancano. Nel buio si cerca la luce, servono uomini e donne, spiega il Papa, che anche nella vita pubblica intuiscono un possibile inizio.
Il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore.
Il castello interiore
Lo stesso itinerario è disegnato dall’immagine del castello interiore di cui parla santa Teresa d’Avila. Tante stanze per arrivare allo spazio più interno, al “santuario della verità”, non uno spazio intimistico ma un Altro sempre nuovo. “Questa dimensione dell’essere umano – afferma Papa Leone – è la ragione per la quale la libertà religiosa e di coscienza va tutelata”.
Oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza.

Guardare alla ricchezza
“La Chiesa cattolica è a servizio di questa sete del cuore umano”: afferma il Pontefice, una Chiesa, “non impositiva”, pronta “a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace”. Da qui una forte richiesta.
Invito tutti, per amore di verità, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità.
Non fantasmi né nemici
Il Papa parla della Spagna, “protagonista originale e fondamentale” di una storia europea fatta anche di futuro, partendo dal riconoscimento di un passato importante.
Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle.
Fare strada con l’altro
In questo contesto frammentato dove anche le nuove tecnologie mettono alla prova il pensiero critico e dove “interessi prepotenti seminano pulsioni di morte”, si può lavorare per il bene ma serve – aggiunge il Papa – “un salto di qualità, un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale”. Parole che diventano un appello alle istituzioni, al mondo politico e quello economico.
La sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco.
A supportare questa visione c’è proprio il passato quando “la presenza dell’Islam nella Penisola iberica, ad esempio, costituì una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata”. Il riferimento è alla scuola di traduttori di Alfonso X il Saggio, con esperti appartenenti alle tre religioni che collaborarono alla traduzione del patrimonio arabo, greco ed ebraico o all’esperienza di città come Cordoba e Toledo, “luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi”.

La nuova strada
“Nelle prove e negli insuccessi è possibile ripensare tutto”: è questo secondo il Papa l’insegnamento di sant’Ignazio di Loyola, altra grande figura di riferimento della fede in Spagna, che nella sua crisi trovò la pace. Lo stesso può avvenire oggi, evitando – spiega il Pontefice – parole che umiliano o contrappongono, paure sterili.
Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace».
Insieme per essere dono
Apprezzando la Spagna “per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli”, Papa Leone raccomanda di coltivare il dialogo e l’amicizia sociale, “a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana”.
Dio benedica la Spagna!
Al termine dell’incontro, il Papa lascia il Palazzo Reale e a bordo della papamobile, diretto alla nunziatura apostolica, attraversa le “calles” di Madrid. Un percorso segnato da un vero e proprio bagno di folla. Per le strade della capitale, colorate da numerose bandiere spagnole, striscioni e cartelloni, è stato levato anche il canto “Alza la mirada”, l’inno ufficiale del viaggio apostolico. Un modo per mostrare a Leone XIV il volto gioioso e caliente della gente di Spagna. Il Papa sorride e risponde ai saluti lungo tutto il tragitto, poi, dopo alcuni chilometri, cambia vettura e si dirige con un’automobile verso la nunziatura dove alloggerà in questi giorni.

Guarda il video completo dell’incontro con le autorità spagnole
https://youtu.be/EnTHOoj51Dc?si=YdRjlG_Sh2pzYW7l

#sapevatelo2026
