LEGGE ELETTORALE“Bignami bis” approda alla Camera il 26

LEGGE ELETTORALE

Dopo l’ok in Commissione Affari costituzionali, il nuovo testo di riforma della legge elettorale “Bignami bis”, presentata dal centrodestra, sbarcherà il 26 giugno prossimo in aula di Montecitorio per la discussione.

Gli emendamenti potranno essere presentati entro l’11. Tempi stretti che fanno insorgere le opposizioni.

Tra le principali novità previste l’introduzione della soglia del 42 per cento per ottenere il premio di maggioranza, che può portare a un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato.

Dal conteggio vengono esclusi, però, gli eletti nel- le regioni a statuto speciale Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige.

Inoltre, deve essere presente il nome del premier della coalizione al momento della presentazione delle liste e del programma condiviso. Cancellati, invece, i ballottaggi.

Altro punto importante riguarda il voto degli italiani all’estero.

È previsto un meccanismo anti-contraffazione e il mandato al governo di aggiornare entro tre mesi il regolamento della legge 419/2001 con lo scopo di «apportarvi le modifiche necessarie a garantire la libertà, la sicurezza e la segretezza del voto degli italiani all’estero».

«È una riforma che serve all’Italia, agli italiani» per il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, tra i principali promotori della nuova proposta di legge elettorale.

L’obiettivo sarebbe quello di “garantire stabilità politica e impedire la formazione di maggioranze parlamentari diverse da quelle uscite dalle urne”.

Si punta a modificare l’attuale sistema elettorale introdotto con il “Rosatellum”.

Si propone l’adozione di un sistema prevalentemente proporzionale. Il premio di maggioranza verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del Parlamento.

Scatta con il raggiungimento della soglia del 42 per cento, in caso contrario i seggi saranno ripartiti proporzionalmente.

La loro assegnazione, dunque, avverrebbe su base proporzionale calcolata sulle singole liste di partito.

La soglia di sbarramento nazionale viene fissata al 3 per cento e scompaiono i collegi uninominali (reintrodotti dal Rosatellum nel 2017).

Infine, la mancata indicazione del nome del candidato premier al momento del deposito delle liste e pro- grammi determinerà l’inammissibilità della lista stessa di prendere parte alle elezioni.

«Un testo base frettoloso e sbagliato, che viene adottato dalla maggioranza pur in presenza di rilevanti criticità costituzionali, sottolineate da molti costituzionalisti, anche nel secondo ciclo di audizioni», si legge in un comunicato stampa del deputato democratico Federico Fornaro, componente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati.

«Una fretta imposta dai vertici della maggioranza incomprensibile», aggiunge Fornaro, che conclude: «La storia italiana ci insegna che quando un Parlamento approva una nuova legge elettorale la legislatura corre velocemente verso consultazioni anticipate».

Per Simona Bonafè, capogruppo del Pd in Commissione Affari costituzionali, da parte della maggioranza di governo «non c’è nessuna reale volontà di costruire un confronto serio con le opposizioni».

A suo avviso: «la destra ha paura di perdere e sta lavorando per una legge elettorale cucita sulle proprie convenienze». Oltre al Pd, hanno votato contro l’adozione della proposta il M5s, Avs, Iv, Azione e + Europa.

L’opposizione compatta ha confermato che presenterà emendamenti principalmente soppressivi per cancellare i singoli articoli della riforma.

Anche il centrodestra potrà presentare emendamenti per modificare, correggere e migliorare il testo.

Lucia Stefania Manco

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