«CICALA TROPPO IRRUENTO»A Cronache Tv il senatore di FdI fa il punto sulla fine della Legislatura e sulla politica regionale

«CICALA TROPPO IRRUENTO»

In occasione della Festa della Repubblica, il professor Donato Verrastro, docente di Storia contemporanea dell’Università della Basilicata, ha ripercorso a “Oltre il Giardino” il significato del referendum del 2 giugno 1946 e le trasformazioni che hanno segnato la Basilicata nei successivi ottant’anni.

«Il 2 giugno del 1946 fu un’occasione per la celebrazione di un grande rito democratico», ha spiegato Verrastro, ricordando l’altissima partecipazione al voto.

Secondo lo storico, la prevalenza della monarchia nel Mezzogiorno e in Basilicata va letta nel contesto dell’epoca: «Gli italiani del Mezzogiorno non avevano mai conosciuto la Repubblica come forma dello Stato.

La Repubblica era in qualche modo un salto nel vuoto rispetto a una tradizione da sempre monarchica».

Verrastro ha però invitato a superare le letture semplicistiche del voto del 1946: «La geografia del voto è una geografia complessa che non può essere appiattita intorno al Nord repubblicano e al Sud monarchico».

Anche in Basilicata, infatti, alcune aree mostrarono una forte adesione all’opzione repubblicana, frutto di percorsi politici e antifascisti maturati già negli anni precedenti.

Ampio spazio è stato dedicato al voto alle donne.

«Si arriva a quell’appuntamento del 1946 anche perché ci sono state alcune tappe nel primo Novecento che hanno rappresentato fratture periodizzanti importanti», ha osservato.

Le due guerre mondiali e la Resistenza contribuirono infatti a rendere visibile il ruolo delle donne nella società e ad accelerarne il processo di emancipazione.

Ripercorrendo il dopoguerra, Verrastro ha evidenziato il ruolo della Democrazia Cristiana e di figure come Emilio Colombo e Mario Zotta, protagonisti di una stagione politica che vide emergere una classe dirigente lucana di rilievo nazionale.

Nella parte finale dell’intervista, Verrastro si è soffermato sul ruolo dell’Università della Basilicata, definendola «figlia di una delle trasformazioni della Repubblica.

L’ateneo – ha sottolineato – ha consentito non soltanto la formazione delle classi dirigenti lucane, ma ha avuto una ricaduta importante sul territorio. Molti laureati Unibas sono stati i primi laureati delle proprie famiglie, testimonianza concreta dell’impatto sociale dell’istituzione».

La trasmissione è poi proseguita con il senatore Gianni Rosa, che ha affrontato i principali temi della politica nazionale e delle vertenze industriali lucane.

Sulle prospettive elettorali ha invitato alla cautela: «I cittadini italiani guarderanno a quello che il governo ha fatto nei quattro anni, ma diciamo nei cinque, perché questo governo è destinato a durare ancora».

Per Rosa, il risultato più importante dell’esecutivo è aver garantito stabilità: «Questo governo ha trasmesso al mondo intero l’idea della stabilità, che in Italia si può avere un governo che trasmetta stabilità».

Guardando alle prossime elezioni, il senatore ha osservato che «tutte le analisi che si fanno oggi sono legate all’idea di voto di oggi» e che molto dipenderà dalla futura legge elettorale. «L’idea è quella di trovare una legge che dia stabilità di governo all’Italia.

Questa è la cosa più importante».

Sul piano economico ha rivendicato i segnali di fiducia dei mercati: «Lo spread è sceso.

Che significa? Che nonostante il debito pubblico più alto, gli investitori hanno fiducia nel Paese».

Riguardo alla crisi Natuzzi, Rosa ha dichiarato: «La crisi Natuzzi è un problema per l’impresa e per i lavoratori».

Pur ricordando che «non nasce con il governo Meloni», ha sottolineato che «il governo Meloni e il ministro Urso la stanno affrontando».

Il messaggio è chiaro: «Dobbiamo superare la cassa integrazione» perché «l’impresa non può pensare che la crisi si risolva solo con la cassa integrazione». L’obiettivo, ha concluso, è «trovare una soluzione dove va garantito il mondo dell’impresa e va garantito anche il mondo del lavoro».

Sulla situazione Stellantis, il senatore ha evidenziato che «si è passati in Italia da una produzione enorme di autovetture a numeri essenzialmente più piccoli e che anche Melfi deve fare i conti rispetto a queste produzioni che si sono ridotte».

A suo giudizio, «Stellantis è un problema antico, prima di tutto politico», nato quando «è stato permesso agli Agnelli di vendere la proprietà italiana».

«Oggi, – ha concluso -noi ereditiamo quel problema, ma il gruppo ha avuto tanto dal nostro territorio e quindi non può permettersi di abbandonarlo».

Nel corso dell’intervista, il senatore Gianni Rosa ha affrontato anche le tensioni emerse nella maggioranza regionale e il tema della sanità lucana.

Commentando il caso dell’assessore Cicala, che non ha votato il bilancio regionale, Rosa ha riconosciuto che «il problema esiste, ovvero di come la Regione debba investire i denari che sono a disposizione», pur ritenendo che «il comportamento dell’assessore Cicala sia stato troppo irruento».

Sull’organizzazione di Fratelli d’Italia in Basilicata ha rivendicato il lavoro svolto dal partito: «Abbiamo un organigramma chiaro», con una struttura che ha scelto di investire sui giovani dirigenti e che «probabilmente dovrebbe far valere un po’ di più le nostre idee».

Sulla sanità, il senatore ha difeso l’operato dell’assessore Cosimo Latronico: «Sono convinto che in questi mesi stia lavorando bene, con tutte le difficoltà che ha ereditato».

Tuttavia, ha evidenziato la necessità di rafforzare il controllo dei conti delle aziende sanitarie e ha ribadito l’urgenza di approvare il piano sanitario regionale: «Secondo me andava già messo in campo. L’obiettivo è correggere eventuali criticità affinché i cittadini lucani abbiano una buona sanità».

L’ultima parte della trasmissione vede ospite la professoressa Maria Antonietta Nigri, che ha riflettuto sul significato del voto femminile e sulle sfide educative che coinvolgono le nuove generazioni.

«È un anniversario storico importante perché il voto delle donne è stato determinante», ha affermato.

Parlando della festa di San Gerardo a Potenza, ha ricordato il clima degli anni Settanta: «Noi che eravamo a scuola vivevamo questa giornata con grande entusiasmo e partecipazione.

Era una serata speciale, c’era un’atmosfera gioiosa».

Pur riconoscendo che alcune iniziative abbiano contribuito a rivitalizzare la festa, ha espresso perplessità sugli eccessi: «Aveva, un tempo, una dimensione ludica e aggregante, ma non trasgressiva ed eccessiva come poi è diventato questo pranzo del portatore del santo».

Ampio spazio è stato dedicato al progetto promosso dal Lions Club attraverso il service New Voices, nato per dare ascolto alle fasce più fragili della società.

«Abbiamo pensato di occuparci di una delle fasce più delicate, gli adolescenti, perché oggi c’è bisogno di dare una risposta a una forte emergenza educativa», ha spiegato.

Secondo la responsabile Lions, il lavoro educativo deve concentrarsi su tre pilastri fondamentali: «Empatia, rispetto e linguaggio sono i punti sui quali bisogna insistere per una formazione sana dei ragazzi». L’obiettivo è aiutarli a superare stereotipi, isolamento emotivo e difficoltà relazionali.

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