LA LESA MAESTÀ DI GIORDANO
Prendere lucciole per lanterne, fischi per fiaschi, i napoletani addirittura dicono “prendere o cazz p’o banc e l’acqua”, sono tanti i modi con i quali la saggezza popolare nei secoli ha raccontato i casi in cui qualcuno ha confuso un fatto minimale con uno più grande.
A Vietri di Potenza potrebbe essere introdotto un nuovo concetto: confondere un divieto di sosta con una minaccia e una multa con i bravi di Don Rodrigo.
È proprio questo che scrive la Corte d’Appello di Potenza nel processo che vedeva imputato Carmine Passannante per minaccia e violenza privata su querela di Isabella Tortoriello, moglie dei Sindaco Giordano.
QUESTO MATRIMONIO S’ADDA FARE
Non siamo sul ramo del lago di Como ma nella ridente cittadina melandrina guidata dal Sindaco a Cinque Stelle che è anche Presidente della Provincia.
La scena è ambientata nel giorno del matrimonio di Giordano con la Tortoriello. In quella data la first lady di Vietri mentre sta per andare a convolare a giuste nozze trova una macchina parcheggiata in divieto di sosta davanti casa sua.
Non sappiamo se consideri il fatto un atto di lesa maestà o immagini davvero che ci sia un complotto ai suoi danni ma ritiene opportuno fare querela contro il proprietario dell’autovettura che, a detta della Tortoriello, avrebbe voluto impedire le sue nozze.
Noi non vogliamo sapere perchè la Tortoriello immagini questo complotto ai suoi danni.
Certo è che non ci sono nè i bravacci, nè il Griso, nè Don Abbondio. La “zita” lascia la casa paterna e si sposa con il Sindaco di Vietri e Presidente della Provincia. Visse- ro tutti felici e contenti?
IL PROCESSO SENZA SENSO
Dopo i confetti escono i difetti.
Questa volta, però, i difetti non riguardano la coppia di giovani sposi a cui auguriamo tanta felicità per i prossimi anni a venire. I difetti colpiscono il povero Passanante che, per aver parcheggiato la macchina in divieto di sosta vicino alla casa della sposa del Sindaco di Vietri, non riceve una multa ma un avviso di garanzia, affronta un processo per poi venire assolto in Appello.
Le motivazioni della sentenza sono laconiche.
Le minacce non ci sono, la sposa poteva tranquilla- mente uscire di casa, l’unico errore fatto da Passanante è stato quello di parcheggiare in divieto di sosta. Un processo penale come se fosse uno dei bravi di Don Rodrigo sembra francamente eccessivo per un divieto di sosta.
Neanche i peggiori Torquemada potrebbero mai immaginare una sanzione simile.
Effettivamente il processo si è concluso con l’assoluzione dell’imputato. Parcheggiare in divieto di sosta vicino alla promessa sposa del Sindaco di Vietri non è atto di lesa maestà, non è pu- nito dal codice penale ma al massimo dal codice del- la strada.
UNA FIGURACCIA PLATEALE
Senza voler scomodare paragoni letterari quello che emerge in tutta la sua brutalità è la grande figuraccia fatta dai coniugi Giordano.
Il Sindaco di Vietri, intanto, è sotto processo davvero e non per un di- vieto di sosta ma per una serie di imputazioni che riguardano alcuni atteggiamenti di molestia nei confronti di una dipendente del Comune melandrino.
Non sappiamo se anche questa dipendente avrebbe osato parcheggiare in divieto di sosta davanti alla casa di qualche parente del Sindaco o se le sue colpe siano altre.
Quello che sappiamo è che guardare le pagliuzze nell’occhio altrui senza guardare la trave nel proprio non è mai una scelta tatticamente intelligente.
Si rischia di prendere luccioli per lampioni oppure un divieto di sosta per un reato e di dimenticare che fare il Sindaco significa essere obiettivi e non faziosi con i dipendenti e con i cittadini.
Massimo Dellapenna

