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Da Piazza San Pietro, recita della Preghiera dell’Angelus guidata da Papa Leone XIV
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IL PAPA: DIVISIONI, POLARIZZAZIONI E DISPREZZO DELLE DIVERSITÀ PORTANO DISTRUZIONE
All’Angelus domenicale, con 20 mila fedeli in piazza San Pietro, Leone XIV si sofferma sul Mistero di Dio Trinità, che rimanda a “una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge”. Nella Solennità di oggi, l’invito del Pontefice è a riscoprire che “la Trinità ci fa amare tutto e tutti” e che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro
Antonella Palermo – Città del Vaticano
Una circolazione di amore che vivifica e lega le tre persone divine del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così all’Angelus di questa domenica, che chiude il mese tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria, il Papa spiega il senso della Solennità della Santissima Trinità che la Chiesa celebra oggi, 31 maggio. Un amore sempre acceso a cui l’umanità può guardare per creare unità, oltre ogni barriera di odio.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ANGELUS DI PAPA LEONE XIV
SOLENNITÀ DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
PAPA LEONE XIV ANGELUS
Piazza San Pietro Domenica, 31 maggio 2026
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Con la solennità di Pentecoste, una settimana fa, si è concluso il Tempo pasquale. Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinità ci è offerta la possibilità di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo. Questa vita è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio è stato infatti riversato nei nostri cuori, così che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano.
Il Vangelo della Liturgia odierna (Gv 3,16-18) ci presenta Nicodemo, una personalità di rilievo in Israele che sentì una profonda attrazione per Gesù. Infatti andò a trovarlo – di notte, per non essere visto –, desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di porgli delle domande. Ospitandolo, il Signore diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che è possibile anche a un adulto rinascere; gli lasciò intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Gesù parlò a Nicodemo dello Spirito Santo, illuminò la sua notte con la verità che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (v. 16). E ancora: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (v. 17).
Carissimi, nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sentì a casa presso Gesù. La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità.
Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa. Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, è festa! La festa di Dio è la nostra festa. Per questo San Paolo scrive ai Corinzi: «Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi» (2 Cor 13,11).
Ed ora, con la preghiera dell’Angelus, ci rivolgiamo alla Vergine Maria: nel suo “sì” alla divina Volontà fiorisca anche il nostro “sì” all’amore della Santissima Trinità.
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Dopo l’Angelus
Cari fratelli e sorelle,
in questo mese di maggio da tutta la Chiesa si è levata una corale invocazione di pace. Specialmente attraverso la preghiera del santo Rosario, come una catena ininterrotta ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura.
Oggi in Italia si celebra la 25ª “Giornata del sollievo”. Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura; ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della prossimità e della cura.
Saluto con affetto tutti voi che siete venuti oggi in Piazza San Pietro, romani e pellegrini!
In particolare, do il benvenuto al Vescovo e ai pellegrini della Diocesi di Kumba, in Camerun; come pure al coro parrocchiale di Dunajska Luzna, in Slovacchia. Saluto i polacchi qui presenti e anche i partecipanti al grande pellegrinaggio al Santuario di Piekary, dove Maria è venerata come Madre della Giustizia Sociale.
Saluto il Gruppo Alpini di Rivoli, i ragazzi di San Zeno Naviglio, e i partecipanti alla “Staffetta dell’inclusione” con alcuni vessilli realizzati da studenti di scuole superiori italiane.
Auguro a tutti una buona domenica.
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La vita in Gesù è una comunione dinamica e feconda
La Chiesa, osserva il Successore di Pietro nella sua catechesi, è “sacramento di comunione, spazio di incontro”. Dunque è riflesso di quell’amore trinitario alimentato dal fuoco dello Spirito. Quello Spirito di cui parlò Gesù a Nicodemo, si racconta nella Liturgia, la cui notte fu illuminata “con la verità che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese”, dice il Papa.
Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinità ci è offerta la possibilità di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo. Questa vita è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio è stato infatti riversato nei nostri cuori, così che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano.
La Trinità ci fa amare tutto e tutti
Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Il Pontefice ricorda come non si unì al coro di disprezzo verso Gesù invitando invece tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Poiché aveva fatto esperienza di un incontro che lo avrebbe trasformato nel profondo, che gli avrebbe aperto il cuore “alla nuova verità e alla vera novità”, quella della vita in Cristo. Leone esorta a rivivere il cammino di Nicodemo e a fare festa, con animo gioioso. Chi infatti non accoglie questo Spirito “invecchia presto, nel lamento, si trova solo”, chiosa ancora il Papa.
La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità.

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