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Attualità Basilicata Sardegna

A MURO “ACCABADORA, L’ULTIMA MADRE”

DiEmanuela Calabrese

Mag 31, 2026
https://www.lecronachelucane.it/wp-content/uploads/2026/05/accabadora-unitre-societa-operaia.mp4

A MURO “ACCABADORA, L’ULTIMA MADRE”

Dalla Sardegna il concerto narrativo organizzato da Unitre e Società Operaia su una figura misteriosa e affascinante

La sinergica collaborazione tra la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Muro Lucano, Presieduta da Enzo Fusco e l’Unitre di Muro Lucano, presieduta da Milena Nigro, ha permesso l’organizzazione di un “concerto narrativo”, con ospiti giunti dalla Sardegna.

L’evento è anche l’occasione per iniziare i prossimi festeggiamenti per i 150 anni dall’istituzione della locale Società Operaia (30 marzo 1877) e chiudere l’anno accademico dell’Unitre di Muro, giunto al 17esimo anno di attività.

Il concerto narrativo “Accabadora – L’Ultima Madre”, dà voce e suono al romanzo di Michela Murgia, Premio Campiello 2010. Sul palco Andrea Congia alla chitarra classica e synth, Elisa Zedda alla voce e ai giocattoli sonori che ricuciono una storia ambientata nella Sardegna tradizionale. Attraverso parole e musica originale, lo spettacolo esplora i temi della pietà, del destino, della maternità negata e del confine sottile tra vita e morte.

La narrazione e i suoni restituiscono l’intimità e la crudezza di un mondo contadino dove i rituali antichi regolano l’esistenza. Gli spettatori, sono stati immersi in un viaggio intenso e poetico, nel cuore di un’isola sospesa tra mito e realtà, dove la figura dell’Accabadora interroga sul senso della compassione e sulla libertà di scegliere.

Lo spettacolo, spesso riproposto in vari teatri e piazze italiane, unisce la letteratura alla musica per esplorare il tema della morte vista come pietoso atto d’amore, che chiude il cerchio della vita ed eleva la protagonista al ruolo di “ultima madre”.

Ben prima che si parlasse di biotestamento o di leggi sul fine vita, le decisioni delicate sulla vita o la morte di persone giunte ormai al termine dei propri giorni erano affidate a una figura femminile ancora oggi avvolta in un fitto alone di fascino e mistero: L’accabadora resta tuttora una figura a metà tra la leggenda e la tradizione popolare di una terra, la Sardegna, ricca di costumi storici ammalianti e di retaggi culturali che parlano di tempi antichi ma mai dimenticati.

Il mito vuole che tale personaggio entrasse in scena, appunto, nel momento del crepuscolo nella vita di una persona, di qualunque età essa fosse, per dare il conforto della “dolce morte”. Tanto affascinante da essere protagonista di film e romanzi. 

L’Unitre di Muro in una delle sue passeggiate culturali è stata in Sardegna ad aprile dell’anno scorso, visitando Cagliari, Pula, Nora, Iglesias, isola di Sant’Antioco, San Pietro, Carloforte, la miniera di Montevecchio. Quest’anno, con la chiusura dell’anno accademico, lo spettacolo ha chiuso i 17 anni di lavoro dell’associazione.

«Quando si ripete questo numero si percepisce il peso e la bellezza di un cammino che è diventato parte della storia culturale della nostra comunità -spiegano dal Diirettivo- Diciassette anni di aule che si sono riempite di voci diverse, di esperienze, di domande.  Diciassette anni in cui abbiamo dimostrato che l’apprendimento non si ferma con la scuola o con il lavoro, ma accompagna tutta la vita.

L’Unitre è nata con l’idea semplice ma potente che la conoscenza sia un diritto e un piacere da coltivare in ogni età. È diventata incontri giornalieri, confronti, laboratori creativi, conferenze, viaggi, momenti di festa.

È diventata un’occasione per riscoprire passioni rimaste in sospeso, per imparare cose nuove, per stare insieme senza l’urgenza del tempo che spesso scandisce le nostre giornate.

Questa idea ha messo radici a Muro Lucano grazie soprattutto a Cosimo Ponte che lavora sempre anche dietro le quinte. Grazie anche al nuovo direttivo, che con dedizione ha programmato, organizzato e tenuto viva la rotta dell’Unitre.

Grazie ai docenti, ai relatori, agli esperti che hanno accettato il nostro invito e hanno condiviso con generosità saperi, esperienze, competenze.

Lo hanno fatto con spirito di servizio, consapevoli del valore educativo del loro contributo. Grazie ai corsisti, cuore pulsante, che ogni anno riempiono le aule, rendendo vivo un programma che altrimenti sarebbe solo carta. 

Un pensiero riconoscente va anche alle istituzioni locali che hanno riconosciuto il ruolo sociale e culturale dell’Unitre, e a tutti coloro che, anche con un gesto piccolo, hanno dato una mano. In questi mesi abbiamo costruito relazioni e forse è questo l’aspetto più prezioso: Questo è un luogo dove la conoscenza si intreccia con l’amicizia, dove si ritrova il piacere di stare insieme, di confrontarsi con rispetto, di crescere senza competizione.

Chiudere un anno accademico non significa mettere un punto.  Significa fare una pausa per raccogliere ciò che abbiamo ricevuto, per ringraziare, e per prepararci a ripartire.

Ogni chiusura porta con sé l’energia per un nuovo inizio.  E il nostro impegno è che l’Associazione continui a essere, anche negli anni che verranno, uno spazio aperto, accogliente, vivo».

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