È GIUSTO INFORMARE 

LEONE XIV: LO SPIRITO FACCIA CRESCERE UN MONDO FRATERNO IN CUI REGNI LA PACE
Il Papa: il male della guerra è vinto non da una superpotenza ma dall’amore

https://youtu.be/dr84HT3MvH0?si=V7yhhaQbRuXCUG5I

Nella Solennità di Pentecoste, compimento del tempo pasquale, Leone XIV celebra in Basilica Vaticana la Messa alla presenza di 5mila persone.

Nell’omelia indica tre aspetti della forza dello Spirito che invita a pregare per salvare dai conflitti, per guarire “dalla piaga del peccato” e perché “liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Lo Spirito del Signore riempie la terra, alleluia”. L’assemblea dei fedeli in Basilica Vaticana ripete la strofa intonata dal coro della Sistina nella domenica di Pentecoste, celebrata 50 giorni dopo la Pasqua, per fare memoria dell’effusione dello Spirito da parte di Gesù nel Cenacolo sugli apostoli riuniti e nascosti. “Il luogo della cena e del tradimento – afferma Papa Leone nell’omelia della Messa celebrata nella Basilica di San Pietro – si trasforma e, da sepolcro degli apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione”. Lo Spirito del Risorto, aggiunge, “non viene effuso una volta e poi basta ma costantemente”

Preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile.

Si preghi, prosegue il Papa, per guarire dal peccato e per la redenzione dei popoli. “È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda – è la sua invocazione – anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa”

LEGGI QUI IL TESTO DELL’OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA CELEBRATA NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

Domenica di Pentecoste – Santa Messa

2026 | Maggio | 24


Basilica di San Pietro ore 10.00
CAPPELLA PAPALE

https://youtu.be/fQ0aA4XEYaw?si=lgvFCoqLLkaPK3t1

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE CAPPELLA PAPALE OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV


Basilica di San Pietro
Domenica, 24 maggio 2026

Cari fratelli e sorelle,

il Tempo di Pasqua raggiunge oggi, solennità di Pentecoste, il suo compimento. Per evidenziare l’unità di quest’evento di salvezza, il Vangelo ci porta nuovamente al “primo giorno della settimana” (cfr Gv 20,19), cioè a quel giorno nuovo nel quale Gesù risorto appare ai discepoli mostrando loro «le mani e il fianco» (v. 20). Il Signore rivela il suo corpo glorioso, precisamente le sue piaghe, le ferite della crocifissione. Questi segni della passione, più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre.

Al vedere il Signore, anche i discepoli tornano a vivere: si erano sepolti nel cenacolo pieni di paura, ma Gesù vi entra nonostante le porte chiuse e li riempie di gioia. Egli passa attraverso la nostra morte, apre il sepolcro e lo spalanca dove per noi non c’era più via d’uscita. Al suo gesto, Cristo unisce la parola: «Pace a voi» (v. 19); e subito dopo alita sui discepoli lo Spirito Santo. Il Risorto è pieno di vita: dopo aver mostrato quella del corpo, come vero uomo, dona quella di Dio, come Figlio amato dal Padre, fatto per noi fratello e Redentore. Nello stesso cenacolo dove ha istituito l’alleanza nuova ed eterna, Gesù effonde lo Spirito: il luogo della cena e del tradimento si trasforma e, da sepolcro degli Apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione. Perciò la Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi.

Celebrando questo mistero, vorrei soffermarmi su tre aspetti.

Anzitutto, lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace. Infatti, nella sua Pasqua Cristo fa pace tra Dio e l’umanità, e lo Spirito Santo la infonde nei cuori e la diffonde nel mondo. Questa pace viene dal perdono e ci porta al perdono: inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato da noi tradito, condannato, crocifisso. Sorprendendoci con il suo amore, proprio Lui, il risorto, dice: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,23). Con queste parole Gesù ci affida un’opera divina, perché solo Dio può perdonare i peccati (cfr Mc2,7). Tale autorità viene donata nel segno di una riconciliazione universale: il Signore effonde lo Spirito della pace da un capo all’altro della storia, perché non esclude nessuno Colui che ha redento tutti dalla morte. Lo Spirito Santo, infatti, è Signore e dà la vita sin dall’inizio della creazione, quando aleggiava sulle acque (cfr Gen 1,2), e ora, al suo riscatto, cambia la storia del mondo: davvero la Pentecoste si compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra. Mentre il fragore dal cielo, il vento e le lingue di fuoco nel cenacolo ricordano gli antichi segni del Sinai (cfr At 2,2-3; Es 19,16-19), la santa legge di Dio viene scritta nei cuori, incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa.

Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “Veni Sancte Spiritus”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima.

Un secondo aspetto: lo Spirito del Risorto è lo Spirito della missione: «Come il Padre ha mandato me», dice il Signore, «anche io mando voi» (Gv 20,21). Veniamo così coinvolti nella missione di Gesù: quella di Colui che esce da Dio e a Dio ritorna con la potenza dello Spirito, che procede dal Padre e dal Figlio, con loro è adorato e glorificato, unico Dio. Lo Spirito Santo è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione (cfr 2Cor5,14). Mentre dà agli Apostoli il potere di esprimersi nella varietà delle lingue (cfr At 2,4), lo stesso Spirito insegna all’umanità la parola della salvezza. Ora che gli Apostoli hanno ricevuto il Soffio del Risorto dentro di sé, quest’annuncio viene dalla loro bocca, ha la voce di Pietro e di quanti sono con lui. Proprio nel giorno di Pentecoste gli Apostoli iniziano ad annunciare Gesù, crocifisso e risorto: le «grandi opere di Dio» (At2,11) si riassumono tutte nella redenzione, che inizia con la fede. Infatti, la prima opera dello Spirito Santo in noi è la fede con la quale professiamo: «Gesù è Signore!» (1Cor12,3). Questa fede vive e si esprime in ogni buona azione, in ogni atto di misericordia e di virtù. L’opera di Dio, dunque, siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque.

Carissimi, davvero noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra (cfr Mt 5,13-14). Non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo. Da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi.

Questa missione inizia dicendo la verità di Dio e dell’uomo, perché lo Spirito del Risorto è lo «Spirito della verità» (Gv 14,17). Il Signore stesso ce l’ha promesso, chiedendo unità per la sua Chiesa, un’unità fondata sull’amore di Dio, sorgente del nostro amore. Lo Spirito, che ha parlato per mezzo dei profeti, promuove sempre l’unità nella verità, perché suscita in noi comprensione, concordia e coerenza di vita. Come insegna Sant’Agostino, «lo Spirito Santo volle che questo fosse il segno della sua presenza» (Discorso 269,1): il dono di lingue che si capiscono nell’unica fede. Il Paraclito ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura.

Lo Spirito del Risorto, infatti, non viene effuso una volta e poi basta, ma costantemente. Come l’Eucaristia è la presenza viva di Cristo, che sempre ci nutre, così lo Spirito Santo imprime in noi il suo carattere nel Battesimo, che ci fa cristiani; nella Cresima, che ci rende testimoni; nell’Ordine, che costituisce ministri e pastori per il popolo di Dio. In ogni Sacramento Egli è dator munerum, sorgente di santità che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio. Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). Proprio perciò siamo Chiesa, unico corpo che vive di Dio e serve il mondo. Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore.

Carissimi, con cuore ardente, preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile. Preghiamolo di guarirci dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù. È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa. 

Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

LA SANTA SEDE
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Pieno di vita

Gesù spalanca le porte del cenacolo, le porte della paura degli apostoli, passa attraverso “la nostra morte”, riempie di gioia. Dice “Pace a voi” e poi alita lo Spirito Santo sui discepoli, “il Risorto è pieno di vita dopo aver mostrato quella del corpo, come vero uomo, – sottolinea il Pontefice – dona quella di Dio, come Figlio amato dal Padre”.

La Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi.
Papa Leone sull’altare all’inizio della messa (@Vatican Media)
Nessuno escluso

Papa Leone si sofferma poi su tre aspetti che caratterizzano lo Spirito che è prima di tutto Spirito di pace. Una pace che arriva dal perdono e porta al perdono: “inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato – spiega il Vescovo di Roma – da noi tradito, condannato, crocifisso” ma che sorprende donando a sua volta amore e la possibilità di perdonare chi ha peccato.

Tale autorità viene donata nel segno di una riconciliazione universale: il Signore effonde lo Spirito della pace da un capo all’altro della storia, perché non esclude nessuno Colui che ha redento tutti dalla morte.

Ospite dolce dell’anima

“La Pentecoste – afferma il Papa – si compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra”; la legge di Dio viene scritta nel cuore, “incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa”.

Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “Veni Sancte Spiritus”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima.

Papa Leone legge la sua omelia (@Vatican Media)
L’opera di Dio

L’altro aspetto sui cui si sofferma il Papa è lo Spirito della missione. “Come il Padre ha mandato me», dice il Signore, “anche io mando voi”: è il coinvolgimento nell’opera di Dio. “Lo Spirito Santo – sottolinea Leone XIV – è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione”. È nel giorno di Pentecoste che gli apostoli iniziano ad annunciare Gesù in tutte le lingue del mondo, le opere cominciano con la fede che “si esprime in ogni buona azione, in ogni atto di misericordia e di virtù”.

L’opera di Dio, dunque, siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque.

Nuove energie di vita

“Noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa – prosegue il Papa- ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra”. Non privilegiati ma toccati dal dono di Dio “che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo”.

Da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi.

Parola liberante

L’ultimo aspetto dello Spirito è quello della verità. Dio chiede unità alla sua Chiesa e lo Spirito la promuove nella verità “perché suscita in noi – afferma Papa Leone – comprensione, concordia e coerenza di vita”.

Il Paraclito ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura.

In preghiera con il Papa (@Vatican Media)
Portare la pace vera che è Cristo

Uno Spirito che lavora incessantemente, rende cristiani nel Battesimo, testimoni nella Cresima, ministri e pastori per il popolo di Dio nel sacramento dell’Ordine. “È dator munerum, sorgente di santità – sottolinea il Pontefice – che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio”.

Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). Proprio perciò siamo Chiesa, unico corpo che vive di Dio e serve il mondo. Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore.

Papa Leone, in paramenti liturgici rossi, il colore che ricorda il fuoco e la forza dirompente dello Spirito, pronuncia l’omelia dopo la lettura del Vangelo preceduta dalla Sequenza. Si tratta di un antico canto liturgico, una invocazione allo Spirito ripetuta più volte ma anche una esaltazione del dono che esso rappresenta: consolatore, ristoro, rifugio, refrigerio. La Sequenza si sofferma poi sull’uomo che senza lo Spirito è nulla e sul donare

“morte santa e gioia eterna”
Il momento della consacrazione (@Vatican Media)

Nella preghiera dei fedeli, pronunciate in diverse lingue, il pensiero va al cuore dei governanti e dei popoli perchè si ricerchi il vero bene, la giustizia e la pace, alimentando il desiderio della fraternità. Si prega anche per coloro che sono nella prova e nella sofferenza perchè lo Spirito di consolazione risani i cuori spezzati e doni uno sguardo di speranza. A concelebrare con il Pontefice il cardinale Leonardo Sandri, prefetto emerito del Dicastero per le Chiese Orientali e Vice Decano del Collegio Cardinalizio,  e il cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. E’ il canto mariano del Regina Caeli a concludere la celebrazione in una Basilica in cui si è rinnovata la missione di essere Chiesa illuminata dallo Spirito Santo 

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Papa Leone XIV al Regina Caeli (@Vatican Media)
LEONE XIV: LO SPIRITO FACCIA CRESCERE UN MONDO FRATERNO IN CUI REGNI LA PACE

Al Regina Caeli, il Papa esorta ad invocare lo Spirito Santo che apre le porte alla fede, che spinge la Chiesa ad essere “accogliente ed ospitale verso tutti”. Apre il cuore di ogni uomo perché sia capace di vincere “le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi” e far fiorire così la fraternità

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Quali porte apre lo Spirito?” è la domanda che Papa Leone pone nella catechesi di oggi, 24 maggio, del Regina Caeli, l’ultimo del 2026. In una Piazza San Pietro calda ed assolata, il Pontefice davanti a 30mila fedeli, invita a contemplare “il dono dello Spirito Santo, effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e nuovamente donato ai suoi membri, come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita”. L’invito è ad invocarlo “perché apra tutte le porte che rimangono chiuse”.

Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli.

LEGGI QUI IL TESTO DEL REGINA CAELI PRONUNCIATO DAL PAPA

PAPA LEONE XIV REGINA CAELI
Piazza San Pietro Domenica, 24 maggio 2026

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

In questa Solennità della Pentecoste siamo chiamati a contemplare il dono dello Spirito Santo, effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e, oggi, nuovamente donato ai suoi membri, come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita.

Possiamo soffermarci su un’immagine dello Spirito che ci viene consegnata dalla liturgia di oggi: lo Spirito apre le porte. Il Vangelo infatti ci dice che «erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei» (Gv 20,19) e, al tempo stesso, il Libro degli Atti degli Apostoli ci racconta che lo Spirito arrivò come un vento impetuoso (cfr At 2,2), che aprì quelle porte, spinse i discepoli ad uscire e ad annunciare la Buona Notizia di Cristo risorto.

Possiamo chiederci anche oggi: quali porte apre lo Spirito Santo?

La prima porta è quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, così come si è rivelato in Gesù Cristo. Con il dono del suo Spirito, Dio ci dona la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita. Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Gesù e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana.

La seconda porta è quella del cenacolo, cioè della Chiesa. Senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in sé stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano. Lo Spirito apre le porte della Chiesa perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere. Come ricordava Papa Francesco, siamo chiamati ad essere «una Chiesa che benedice e incoraggia […] una Chiesa dalle porte aperte a tutti»

(Omelia nella Messa di apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4 ottobre 2023).

Infine, lo Spirito Santo apre le porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi. Dove c’è lo Spirito del Signore nasce la fraternità tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra, e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversità.

Fratelli e sorelle, anche ai nostri giorni, specialmente in questo giorno di Pentecoste, dobbiamo invocare lo Spirito Santo, perché apra tutte le porte che ancora rimangono chiuse. Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli.

Come i primi discepoli, confidiamo nell’intercessione della Vergine Maria, Dimora dello Spirito Santo e Madre della Chiesa.

Dopo il Regina Caeli

Cari fratelli e sorelle,

ricorre oggi la Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina, nella memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, venerata con grandissima devozione nel santuario di Sheshan, a Shanghai. Uniamo la nostra preghiera a quella dei Cattolici cinesi, come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. L’intercessione della Regina del Cielo ottenga alla comunità credente in Cina la grazia dell’unità e doni a tutti la forza di testimoniare il Vangelo nelle fatiche quotidiane, per essere seme di speranza e di pace. In particolare, invoco la pace eterna per le vittime dell’incidente avvenuto nei giorni scorsi in una miniera nel nord della Cina.

A Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani, affidiamo anche le comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e di tutto il Medio Oriente, che soffrono a causa della guerra.

Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi!

In particolare, saluto il gruppo di persone con disabilità provenienti dalla Polonia; come pure i pellegrini venuti in bicicletta da Kelmis, in Belgio, complimenti!

A tutti auguro una buona domenica di Pentecoste.

Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

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Papa Leone al Regina Caeli (@Vatican Media)

L’incontro con la vera fede

Il Pontefice indica tre “porte” da aprire, richiamando il racconto degli Atti degli Apostoli che narra dello Spirito come di “vento impetuoso” che aprì ogni varco, “spinse i discepoli ad uscire e ad annunciare la Buona Notizia di Cristo risorto”. La prima porta da aprire – afferma Leone XIV – è quella di Dio stesso, che dona “la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita”.

Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Gesù e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana.

La Chiesa che accoglie

“La seconda porta – sottolinea il Papa – è quella del cenacolo, cioè della Chiesa”. Il vento dello Spirito spazza via le paure, i timori “davanti alle sfide del mondo”, l’incapacità di dialogare “con i tempi che cambiano” per essere, come diceva Papa Francesco, “una Chiesa dalle porte aperte”.

Lo Spirito apre le porte della Chiesa perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere.

Piazza San Pietro affollata di fedeli (@Vatican Media)
La lingua dell’amore

L’ultima porta indicata dal Papa è quella del cuore che è necessario aprire per far nascere la fraternità fra i popoli. 

Lo Spirito Santo apre le porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi. Dove c’è lo Spirito del Signore nasce la fraternità tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra, e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversità.

#sapevatelo2026 

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