NICOLA SCARASCIA IL CASO SI COMPLICA
Restano ancora molti interrogativi sulla morte di Nicola Scarascia, il 52enne scomparso lo scorso 8 maggio e ritrovato senza vita quattro giorni dopo in località Fossovalle, alle spalle della stazione ferroviaria e vicino al canale che collega il centro abitato al mare.
L’uomo, originario di Scanzano Jonico ma residente da anni in Germania con la moglie e i due figli, era rientrato in Basilicata da circa venti giorni per aiutare un familiare nella ristrutturazione di un appartamento.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Scarascia sarebbe stato visto per l’ultima volta intorno alle 20 del giorno della scomparsa nei pressi di una farmacia di Scanzano Jonico, poco dopo aver effettuato un prelievo di denaro da uno sportello bancomat.
Proprio quel prelievo resta uno degli elementi centrali dell’indagine.
Un altro aspetto ancora da chiarire riguarda il ritrovamento dell’auto dell’uomo, parcheggiata sotto casa.
Gli investigatori stanno cercando di capire come il 52enne abbia raggiunto la zona isolata di Fossovalle, un’area distante dal centro abitato e particolarmente buia nelle ore serali.
L’ipotesi che possa essersi recato lì da solo e a piedi appare poco probabile, motivo per cui si valuta anche la possibilità che qualcuno lo abbia accompagnato sul posto.
Nel frattempo i Carabinieri stanno ascoltando diverse persone per ricostruire gli ultimi movimenti e gli incontri avuti da Scarascia nelle ore precedenti alla morte, avvenuta per soffocamento. È infatti su due persone che ora si concentrano le indagini.
Questo il nuovo approfondimento di “Crona-Chi?”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Fabio Amendolara. «Si tratta dell’ennesimo omicidio nell’area sud della Basilicata, che approfondiremo con il collega Filippo Mele.
Abbiamo letto dalle testate giornalistiche di polsi legati, segnali di soffocamento e che l’uomo sarebbe salito su un’auto.
Che cosa ci dici di questa storia?» chiede Amendolara al giornalista. «Credo sia giunto il momento, a mio giudizio, che la procura della Repubblica di Matera comunicasse all’opinione pubblica, tramite la stampa, i punti certi di questa inchiesta, perché finora si tratta effettivamente, come hai detto tu, di illazioni giornalistiche.
Nei miei ormai 40 anni di carriera giornalistica, non ho mai assistito a un’inchiesta così blindata da parte di procura e da parte di forze dell’ordine. Io partirei dai dati certi su questa inchiesta. I dati certi sono che venerdì 8 maggio alle ore 20:00 c’è l’ultimo avvistamento di Nicola Scarascia.
Il 9 maggio scrivo io l’articolo, alle ore 12:00, che la famiglia cerca Nicola Scarascia, pubblico la foto pubblicata già sui social dai familiari e da allora incominciano le ricerche».
Parte un dispiegamento di forze tra elicotteri, droni, cani molecolari, vigili del fuoco, protezione civile, carabinieri, ma dell’uomo nessuna traccia.
«Alle ore 13:00 del 12 maggio scrivo l’articolo sul ritrovamento di Scarascia, trovato senza vita in località Fosso Valle.
Questo fosso -sottolinea Mele- è un altro mistero all’interno del giallo.
Il Fosso Valle era un grande canale che divideva in due la parte storica di Scanzano Ionico, quella con la chiesa, dalla parte moderna, dove vive la famiglia di Nicola, e do- ve Nicola è stato avvistato.
Questo fosso è stato cementato per costruirci sopra una strada, via Rossini. I punti aperti sono all’inizio e alla fine dell’abitato, dopo la stazione ferroviaria.
Già la mattina del giorno 11:00, un mio follower mi scrive:“Filippo, ma il Fosso Valle, che è un grande canale chiuso, è stato esplorato?”.
Ed è proprio lì che arrivavano i cani molecolari.
Io mandai questa comunicazione, questo messaggio del mio follower ai Carabinieri e le mattina dopo, una ditta specializzata cercava nel Fosso Valle. A
lle ore 9.30 poi, il ritrovamento di Nicola, cento metri dopo la linea ferroviaria, dove questo canale è aperto perché poi sfocia nel mare.
Gli animali selvatici hanno purtroppo dilaniato il corpo».
«Quell’area non è insolita a questo tipo di delitti» sottolinea Amendolara.
«Ho scritto pagine intere sui delitti irrisolti del Metapontino -dichiara Mele-. A Scanzano Ionico per esempio c’è il delitto irrisolto di De Mare, risalente ormai a ben trent’anni fa. Il caso famosissimo dei fidanzatini di Policoro.
E ancora Il delitto di Mario Milione, un delitto efferato, questo ragazzo che forse è morto bruciato vivo all’interno di un portabagagli di un’auto al confine tra la Puglia e la Basilicata.
Il caso di Nicola Macuni, un bracciante di Montalbano Ionico trovato senza vita davanti al suo casolare, colpito a una gamba dai pallettoni di un fucile da caccia per i cinghiali». Ritornando sull’ultimo delitto, Mele ha aggiunto che «la comunità di Scanzano Ionico, la famiglia di Nicola Scarascia, hanno diritto a sapere la verità sulla morte di un uomo di 52 anni.
Era un padre, una bravissima persona, tutti gli amici ne hanno parlato benissimo, tutti coloro che lo conoscevano».
Dalla redazione di “Crona-Chi?” l’invito di non dimenticare questo tristissimo, ennesimo gravissimo episodio di cronaca.

