SECONDE GENERAZIONI, L’ITALIA SI DIVIDE
È un’Italia stretta nel- la morsa delle spese quotidiane con bollette e costo del carburante alle stelle, ma è anche un’Italia che ha paura degli immigrati e che teme episodi di microcriminalità.
Sono dunque cambiati i timori degli italiani che oggi mettono da parte sanità e occupazione e pensano alle economie domestiche e alla sicurezza sociale.
A sancirlo, l’ultima indagine dell’Istituto Piepoli in cui sono state assemblate, con aggiornamento al 18 maggio, tutte le risposte date dai cittadini al panel di interviste su tematiche sociali rilevanti.
A rispondere, un campione di 500 individui maggiorenni: se le spese correnti guidano la classifica dei più grandi timori con l’economia domestica che pesa di più e raggiunge il 41%, la necessità di avere maggiore sicurezza segue al 39% e resta nell’agenda delle priorità sociali anche la regolamentazione e gestione dell’immigrazione. Il dato più evidente è che la frattura pesa prevalentemente sulla percezione della tenuta del Paese.
CITTÁ POCO SICURE. MENO PAURA SE SI CONOSCE IL TESSUTO SOCIALE
Nel paniere delle domande sulla sicurezza e su quanto ci si senta sicuri nella città in cui si vive, il 36% delle risposte hanno mostrato una convergenza sul “poco” o “per nulla”.
Solo il 6% ha dichiarato di sentirsi “molto sicuro” mentre il 58% è attestato sull’ “abbastanza sicuro”, a riprova che le proprie abitudini, le conoscenze del proprio tessuto sociale e il sapersi muovere nel proprio contesto possono far stare abbastanza tranquilli.
Ma non troppo se si innestano altri fenomeni convergenti. I dati sono stati raccolti tra cittadini di varie estrazioni politiche: il 39% si dichiara appartenente al centrodestra, il 26% al Movimento 5 stelle e il 22% al centrosinistra.
Il fattore sicurezza incide sulla tenuta del Paese tanto che ad esser temuto di più è il fenomeno della microcriminalità, che è più invasiva e insidiosa (46% delle risposte sul tema), seguito dalla paura nei confronti di episodi di criminalità organizzata (24%) e dall’immigrazione che si attesta al 22%. Restano marginali terrorismo e altri reati.
GLI IMMIGRATI FANNO ANCORA PAURA
La riflessione va fatta sulla tematica dell’immigrazione, con città spesso in preda a gruppi violenti di immigrati non comunitari che in alcune circostanze diventano pericolosi. Non è l’immigrato in sé il tema, ma ciò che interessa la tenuta e la stabilità dell’integrazione delle “seconde generazioni”, ovvero i figli degli immigrati che sono nati in Italia.
L’integrazione delle seconde generazioni appare come uno dei nodi più delicati del sondaggio. Il 43% la considera “riuscita almeno ab- bastanza” mentre per il 40% è una integrazione a metà o per nulla resa possibile.
Alla domanda su cosa rappresentino oggi le seconde generazioni, prevale l’idea che siano un fe- nomeno normale in una società che cambia (37% delle risposte) anche se per il 24% resiste il problema dell’integrazione e del rischio per la sicurezza (14%).
L’ago della bilancia del dibattito sociale si sposta quindi dal conflitto ideologico astratto alla capacità di governare una complessità sociale che la politica non deve assolutamente ignorare.
L’ANALISI DEI DATI
Abbiamo esaminato i dati del sondaggio con il sociologo Livio Gigliuto, Direttore dell’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale e Presidente dell’Istituto Piepoli che sottolinea come «l’attenzione degli italiani si sia spostata dai risvolti del conflitto in Iran ai conflitti sociali interni con la sicurezza che è diventato punto focale dopo i fatti di Modena».
Il dato è però abbastanza trasversale: ad indicare la sicurezza come problema principali del Paese- dice Gigliuto- «è un’ampia fascia di cittadini, elettori tanto del centrodestra, quanto del centrosinistra.
È un problema che gli italiani sentono fortemente e che non è legata all’appartenenza politica individuale». Quando parliamo di sicurezza, lo facciamo a 360° ma l’aspetto che più spaventa è proprio la microcriminalità: il piccolo furto, lo scippo, la baby gang. «Sicurezza è una parola ampia che contiene tanti significati e per cui occorreva capire quale fosse l’elemento di maggiore preoccupazione.
Tutti questi piccoli episodi di crimini minori- dice Gigliuto- sono quelli che ti fanno sentire meno sicuro quando varchi la porta di casa ma di contro, c’è maggiore sicurezza là dove si conosce il tessuto sociale».
Questo può accadere nelle piccole città, nei paesi, non nelle aree metropolitane.
Come dire che là dove si vive in un contesto meno caotico, in cui si conoscono le strade e quindi le eventuali vie di fuga, si conosce la gente e non ci sono grandi colonizzazioni: è là che ci si può sentire abbastanza a proprio agio.
Su questo punto sono d’accordo i cittadini delle varie estrazioni politiche, se pur molto simili i dati dell’elettorato di centrodestra e del M5S. Stessa forbice, anche se in controtendenza estrema, quella di chi si sente molto sicuro (6%) e chi per niente sicuro (7%).
SULL’IMMIGRAZIONE, SENTIMENTO BIDIREZIONALE DEGLI ITALIANI
Gigliuto sottolinea gli elementi di divergenza sull’immigrazione che scavalcano quelli di unità rispetto alla sicurezza.
«Gli italiani prendono le distanze dal tema, con gli elettori di centrodestra che hanno una maggiore prudenza e inseriscono proprio l’immigrazione tra i fenomeni che rendono meno sicure le città».
Sulle seconde generazioni, la società si divide tra «chi li vede più come risorsa e chi li vede come problema, ma la maggioranza degli italiani li considera come una normale evoluzione del nuovo tessuto sociale che va però gestito in maniera oculata per far sì che ci sia una reale integrazione e una vera costruzione di intenti comuni tra gli italiani e le seconde generazioni di immigrati».
In pratica, occorre fare di più e farlo meglio per avere una vera integrazione. Come spostare l’ago della bilancia dalla paura alla fiducia?
È chiara la risposta del presidente dell’Istituto Piepoli: «La gente ha bisogno di sentirsi al sicuro e di percepire un senso di fiducia che deve essere alimentato dalla costruzione di percorsi più solidi di integrazione con una ricetta utile che deve essere fornita dalla politica.
Ma ciò vale per tutto, per cui occorre una sorta di “combinato disposto” che metta insieme maggiori controlli, migliore socialità, decoro urbano.
Solo con la combinazione di questi elementi si potrà avere una società serena e fiduciosa».
Eliana Positano

