RECLUTATI E SFRUTTATIFino a 13mila € per un visto da bracciante e poi costretti a turni estenuanti: 12 fermi

RECLUTATI E SFRUTTATI

Primo colpo del neo Procuratore di Potenza Camillo Falvo che con l’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ha sgominato una presunta rete criminale dedita al- la tratta di lavoratori stranieri e allo sfruttamento nei campi.

Ma oltre alla portata dell’inchiesta, a segnare una discontinuità nel metodo è stata anche la scelta simbolica compiuta dal magistrato: convocare la conferenza stampa nella sede dei Carabinieri che hanno condotto le indagini.

Un segnale chiaro di vicinanza e valorizzazione del lavoro investigativo dell’Arma, confermato anche dal fatto che la comunicazione ufficiale dell’operazione sia partita direttamente dai Carabinieri e non dalla Procura.

Dall’India alle campagne della Basilicata, passando per una rete di intermediari, aziende agricole compiacenti e pratiche legate ai decreti flussi.

È il quadro emerso dall’operazione condotta all’alba di ieri dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Potenza e dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, con il supporto dell’Ar- ma territoriale, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nelle province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco.

Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Potenza su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda 12 persone, italiani e cittadini indiani, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla transnazionalità del fenomeno.

Due gli arresti in carcere, cinque le persone finite ai domiciliari e altre cinque destinatarie dell’obbligo o del divieto di dimora.

L’indagine prende avvio nell’agosto del 2023 da un controllo ispettivo effettuato in un’azienda agricola di Grumento Nova, in provincia di Potenza. In quell’occasione i militari accertarono la presenza di numerosi lavoratori extracomunitari impiegati, secondo gli investigatori, in condizioni di grave sfruttamento.

Da quel primo accertamento amministrativo sarebbe emerso un sistema molto più articolato. Gli investigatori parlano infatti di un’organizzazione strutturata e ramificata anche all’estero, capace di gestire contemporaneamente decine di pratiche migratorie sfruttando in maniera fraudolenta le procedure dei decreti flussi e coordinando gli ingressi dei lavoratori con le esigenze stagionali delle aziende agricole coinvolte.

Secondo la ricostruzione della Dda, gli intermediari attivi in India reclutavano giovani lavoratori in condizioni di vulnerabilità, promettendo loro un impiego regolare in Italia.

Per ottenere il visto, però, le vittime avrebbero dovuto versare somme comprese tra gli 8.500 e i 13 mila euro, spesso attraverso debiti contratti dalle famiglie nei Paesi d’origine.

Una volta arrivati in Italia, i braccianti si sarebbero ritrovati intrappolati in un circuito di sfruttamento fatto di turni massacranti, paghe irrisorie e condizioni abitative degradanti.

Gli inquirenti parlano di giornate lavorative superiori alle 10-12 ore, compensi non conformi ai contratti collettivi e alloggi fatiscenti, privi dei servizi essenziali.

A tutto questo si aggiungevano, secondo l’accusa, continue minacce relative al rilascio del permesso di soggiorno, utilizzate come ulteriore strumento di pressione psicologica. Fondamentale, nell’attività investigativa, il contributo specialistico del Comando Tutela del Lavoro dei Carabinieri, che ha consentito di approfondire anche il ruolo di alcune aziende agricole considerate compiacenti.

Gli imprenditori coinvolti avrebbero presentato richieste di assunzione per lavoratori stagionali in cambio di compensi illeciti compresi tra i 3.500 e i 4 mila euro per ogni pratica.

Nel corso della conferenza stampa, il procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, ha sottolineato la portata del fenomeno emerso dalle indagini.

«Le persone venivano reclutate in India con il miraggio di poter arrivare in Italia a svolgere un’attività lavorativa lecita, in condizioni normali.

Quando arrivavano qui trovavano invece condizioni assolutamente diverse, come dimostrano quelle abitative e quelle di lavoro nei campi o negli allevamenti», ha dichiarato.

Falvo ha poi evidenziato come l’inchiesta abbia fatto emergere «un modus operandi consolidato», conosciuto anche da altri imprenditori agricoli, lasciando ipotizzare l’esistenza di ulteriori situazioni ancora da accertare.

«Le pratiche documentate sono circa settanta e ogni lavoratore pagava tra i 10 e i 13 mila euro per poter arrivare in Italia.

Questo è ciò che siamo riusciti ad accertare, ma bisognerà capire quante siano le condotte reali e da quanto tempo il sistema funzionasse in questo modo».

Il comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza, Luca D’Amore, ha ricordato come l’indagine sia nata da una collaborazione costante tra l’Arma territoriale e i reparti specializzati del lavoro.

«Sono controlli che svolgiamo frequentemente in tutto il territorio provinciale, dal sud della Basilicata fino all’area del Vulture-Melfese», ha spiegato.

«Nelle prossime settimane intensificheremo ulteriormente le attività di verifica nella zona di Palazzo San Gervasio, Lavello e Montemilone, territori interessati dall’arrivo stagionale di numerosi lavoratori migranti impiegati nel settore agricolo».

Sulla gravità del fenomeno si è soffermato anche Marcello Robustelli, comandante del comparto Tutela del Lavoro dei Carabinieri di Napoli.

«Siamo di fronte a una fattispecie criminale particolarmente abietta», ha dichiarato.

«La persona viene privata di tutto, al punto che si può parlare di una vera e propria reificazione dell’essere umano.

Per questo il comparto di specialità schiera le migliori risorse investigative, affiancando le articolazioni territoriali nei riscontri sul campo e nelle verifiche documentali».

Gli investigatori sottolineano come l’operazione rappresenti un ulteriore passo nel contrasto al caporalato e alla tratta di esseri umani legata al lavoro agricolo stagionale, un fenomeno che continua a intrecciare sfruttamento economico, immigrazione irregolare e vulnerabilità sociale.

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