IL GIALLO DI PIETRACATELLA: IL CERCHIO SI STRINGE ATTORNO AI LEGAMI FAMILIARIInterrogato l’infermiere che il 26 dicembre praticò l’endovenosa alle vittime. Intanto, Laura Di Vita attende la quarta convocazione

IL GIALLO DI PIETRACATELLA: IL CERCHIO SI STRINGE ATTORNO AI LEGAMI FAMILIARI

Sembrerebbe una puntata di Breaking Bad, la serie che ha reso famosa la ricina.

Tutto è iniziato quando, tra la notte del 27 e la notte del 28 dicembre scorso, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, sono morte a distanza di poche ore l’una dall’altra all’ospedale Cardarelli di Campobasso.

Le due donne, residenti a Pietracatella, piccolo comune molisano di poco più di mille abitanti, erano la moglie e la figlia dell’ex sindaco.

Dai primi accertamenti gli inquirenti si orientano verso un’ipotesi di intossicazione alimentare. Tra il 23 e il 24 dicembre, in casa Di Vita ci fu una cena di famiglia tra Gianni Di Vita, l’ex moglie Antonella e la figlia Sara.

La figlia maggiore di 19 anni, Alice Di Vita, era fuori con amici. Quella notte la prima a sentirsi poco bene è stata Sara, a distanza di qualche ora la madre Antonella. Entrambe poi ricoverate e poi dimesse dall’ospedale.

L’INFERMIERE E LA PISTA DELL’OMICIDIO VOLONTARIO CONTRO IGNOTI

Il 26 dicembre, l’infermiere Giampiero Mastrogiorno, amico del padre di Gianni De Vita, marito e padre delle due donne, pratica la flebo endovenosa per disidratazione ad Antonella e Sara.

Nulla da fare, di nuovo un disperato ricovero in ospedale, per poi giungere all’epilogo tragico della morte.

La pista dell’intossicazione casuale dovuta al cibo dell’antivigilia natalizia regge qualche settimana, fino a quando i risultati tossicologici del Centro Antiveleni del Maugeri di Pavia non ribaltano tutto.

In Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, viene accertato un elevato grado di ricina.

Sostanza velenosa contenuta nei semi della pianta di ricino, pianta definita ornamentale, che cresce anche spontaneamente.

Sostanza impossibile da trovare negli ingredienti alimentari. L’inchiesta cambia del tutto. La Procura della Repubblica, con a capo la procuratrice Elvira Antonelli, ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario premeditato contro ignoti.

Le indagini operative vengono condotte dalla Squadra Mobile di Campobasso, diretta dal dirigente Marco Graziano. Sono trascorsi cinque mesi dall’accaduto; quasi 100 sono state le persone finora ascoltate come informate dei fatti. Dalle ultime indiscrezioni pare che il cerchio si stia chiudendo attorno alla famiglia. Voci di disguidi, tensioni e malumori.

IL NODO TEMPORALE

Intanto, nel pomeriggio di ieri, l’infermiere ha testimoniato su un problema tecnico-scientifico: sulla durata del veleno della ricina che uccide una persona tra le 48 e le 72 ore dall’esposizione. Se madre e figlia l’hanno ingerita il 23 dicembre, come mai Antonella è deceduta il 28, cinque giorni dopo?

Si tratta di uno scarto temporale non indifferente: vorrà dire che la prima dose, quella del 23 dicembre, sia stata insufficiente a causare la morte e che la seconda dose, avvenuta nei giorni successivi, sia stata letale. Si ipotizza che l’avvelenamento sia avvenuto in due momenti diversi.

Tant’è che non si esclude del tutto che la somministrazione possa essere avvenuta tramite la flebo oppure che era in casa con le due donne abbia somministrato l’ulteriore dose anche attraverso un semplice bicchiere d’acqua.

Si tratta di una seconda pista che la Procura di Larino non ha ignorato: da qui la quarta convocazione di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.

Laura, 40 anni, insegnante di sostegno, nelle audizioni precedenti, stando alle ultime indiscrezioni, ha mostrato alcune contraddizioni rispetto agli altri testimoni.

LA PISTA DIGITALE: FORUM E CHAT

Parallelamente agli interrogatori, proseguono senza sosta le analisi sulle chat in cui si parla di ricina. Lo SCO, Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sta analizzando i dispositivi sequestrati il 4 maggio nell’abitazione della famiglia: cinque telefoni, un tablet, un computer portatile e un router.

L’obiettivo è quello di verificare se i due nickname anonimi attivi, dall’estatea dicembre 2025, con domande insistenti sul funzionamento della ricina, sulla tracciabilità dell’acquisto dei semi e sulla possibilità di somministrare il veleno senza che il sapore venisse avvertito, possano essere ricondotti a dispositivi che hanno transitato in quella rete informatica.

I familiari delle vittime, Gianni e Alice, per mezzo del loro difensore avvocato Faciolla, riferiscono che hanno paura, e che sperano che la pista dei forum faccia risalire al colpevole.

COSA ACCADE DA OGGI FINO AL 31 MAGGIO

Questa settimana ci saranno le ultime venti testimonianze programmate. La Polizia Scientifica tornerà a Pietracatella alla ricerca di tracce fisiche di ricina su alimenti, stoviglie e contenitori.

Entro la fine di questa settimana, Laura Di Vita riceverà una convocazione alla quale parteciperà la procuratrice Antonelli.

Entro il 31 maggio, il medico legale Benedetta Pia De Luca depositerà la relazione finale delle autopsie condotte al Policlinico di Bari. La dottoressa ha già confermato la compatibilità con la ricina e la presenza dei segni dovuti aun’intossicazione acuta su fegato e pancreas, precisando che solo l’insieme dirà con certezza la causa del decesso.

Quella relazione potrebbe rispondere alla domanda: c’è una o due dosi? Il 23 o anche il 26 dicembre?

La risposta scientifica al quesito dirà alla Procura di Larino dove indirizzare le indagini, su quale o quali familiari; trasformerà questa inchiesta da un procedimento contro ignoti in un nome scritto nero su bianco nel registro degli indagati per duplice omicidio premeditato.

Tiziana Magrì

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