INCHIESTA DOSSIER: CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER STRIANO E LAUDATIAccessi abusivi ai sistemi informatici, tra i soggetti coinvolti Crosetto, Renzi, Gravina, Allegri, Valditara, Colosimo, Fascina e Verdini

INCHIESTA DOSSIER: CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER STRIANO E LAUDATI

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex finanziere, Pasquale Striano, e l’ex sostituto procuratore della Dnaa, Antonio Laudati, nell’ambito dell’inchiesta sulla divulgazione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici in uso alle Forze dell’Ordine e alla Banca dati della Direzione Nazionale Antimafia.

L’INDAGINE E I SOGGETTI OFFESI

L’indagine ha rivelato oltre un migliaio di accessi abusivi contestati agli indagati, tra cui figurano anche nomi di personaggi noti del mondo della politica e dello sport, come il Ministro della Difesa Guido Crosetto, l’ex premier Matteo Renzi e il presidente della FIGC Gabriele Gravina, l’attuale allenatore del Milan Massimiliano Allegri.

E ancora: il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, la deputata di Forza Italia Marta Fascina e Francesca Verdini, compagna del vicepremier Matteo Salvini.

L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto, Giuseppe De Falco, e ha avuto un iter complesso. Inizialmente avviata a Roma, è stata successivamente trasferita alla Procura di Perugia dopo un’eccezione sollevata dalla difesa di Antonio Laudati, ex sostituto procuratore della Dnaa.

L’eccezione è stata accolta sia dal Giudice per le indagini preliminari che dal Tribunale del Riesame di Perugia, sulla base di una pronuncia della Corte di Cassazione relativa alla competenza sui reati commessi e/o in danno di magistrati della Direzione Nazionale Antimafia.

Successivamente, l’indagine è stata ritrasmessa alla Procura di Roma, dove sono state formulate le accuse e chiesto il rinvio a giudizio per gli indagati.

LE OPERAZIONI ABUSIVE

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le operazioni abusive sarebbero iniziate nel 2018 e avrebbero coinvolto Banche dati di cui sono titolari la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate e la Direzione Nazionale Antimafia, individuate come parti lese.

Nell’aprile scorso, gli inquirenti hanno notificato al solo Striano una integrazione alle conclusioni delle indagini.

Al finanziere si è aggiunto un nuovo capo di imputazione, il 57°. Secondo l’accusa, tra il 2019 e il 2020 Striano – all’epoca tenente della Guardia di Finanza e ufficiale di pg in servizio esclusivo presso la Procura Nazionale Antimafia, assegnato al “Gruppo Sos” – avrebbe effettuato una serie di accessi abusivi alle banche dati in uso al Corpo, estraendo informazioni su diverse persone coinvolte nell’inchiesta vaticana, tra cui il finanziere Francesco Mincione.

Tra le persone offese individuate dalla Procura di Roma figurano anche i Ministeri dell’Interno, dell’Economia e della Giustizia, il Corpo della Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate e la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

La Procura ha stralciato la posizione di uno dei giornalisti coinvolti nell’indagine, per il quale verrà chiesta l’archiviazione. Il Gip dovrà ora decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio e fissare la data del processo.

L’indagine ha sollevato un polverone politico e ha destato grande scalpore, evidenziando la necessità di garantire la sicurezza e la riservatezza delle informazioni sensibili.

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