IL “SISTEMA PAVIA” TREMAIntercettazioni “oscurate”, Giulia Pezzino lascia la toga e appunti ignoti: il giallo sta per crollare

IL “SISTEMA PAVIA” TREMA

Se oggi Chiara Poggi, da brillante quarantenne manager che avrebbe dovuto essere, o semplicemente una giovane donna serena, potesse dire la sua davanti a tanto squallore sono certa che userebbe parole dure e di sconforto verso la Giustizia e verso gli uomini e le donne che avrebbero dovuto tutelare il suo diritto fondamentale: quello a dare un nome e un volto all’assassino o ai suoi assassini.

Darle pace, anche nei ricordi. Invece, neanche da- vanti ad un massacro si è avuto il pudore di tacere e far parlare solo i fatti, le prove, le parole. Un corto circuito sta facendo tremare il “sistema Pavia”.

Prima della nuova indagine.

Diciotti anni che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi, diciotto anni di nebbia giudiziaria fatta di omissioni, intercettazioni ritenute irrilevanti, manoscritti abbandonati nei cassetti.

Mentre l’unico ritenuto colpevole con condanna definitiva sconta la sua pena.

UN FOGLIO APPUNTATO CHE NESSUNO AVREBBE DOVUTO AVERE

La notizia che circola nelle ultime ore è devastante, mina la credibilità dell’intero sistema giudiziario.

Dentro un fascicolo del Nucleo Informativo dei carabinieri di Pavia, senza alcuna delega ad investigare sulla prima inchiesta che ha visto coinvolto Andrea Sempio nel 2016- 2017, è stato trovato qualcosa che non doveva essere lì: la bozza della richiesta di archiviazione, con appunti spillati senza data e firma, poi recepiti nel testo definitivo firmato dai pm.

Un vera e propria fic- tion in diretta. Chi ha scritto a mano quelle dieci righe? Come si trovano in ufficio senza titolo?

E perché quelle righe sono finite con estrema esattezza nella richiesta finale?

UNA STRANA ARCHIVIAZIONE

Rileggere a distanza di anni l’atto firmato da Pezzini e Venditti nel 2017, circa dodici anni, fa un effetto di incredulità.

Come si può aver scritto ciò davanti a elementi così pesanti a carico di Sempio.

Il DNA sulle unghie di Chiara? Spiegato perché Sempio usava la stessa tastiera di Chiara.

In casa Poggi esisteva un solo pc, alla mercè anche degli amici di Marco, tra cui c’era anche Sempio.

E i tabulati con chiamata al di fuori dell’ordinario?

Giustificati dall’amicizia con il fratello della vittima L’alibi del 13 agosto? Del tutto annientato dallo scontrino del parcheggio di Vigevano.

Un contenuto sterile, senza nessuno dubbio sulla già decisa innocenza di Andrea Sempio.

PAPPALARDO, SCOPETTA E VENDITTI

Il giorno della riapertura del fascicolo su Sempio, il 24 dicembre 2016, Maurizio Pappalardo comandante del Nucleo Informativo dei carabinieri di Pavia, oggi condannato per corruzione e stalking, nel processo ‘Clean 2’, si reca in Procura su pressioni dei messaggi da parte del maresciallo Scopetta. Dalla scrivania di Venditti fotografa atti riservati dell’inchiesta.

Fotografie che non sono state ritrovate.

Ma è stato trovato il fascicolo “P” su Sempio, aperto tre giorni dopo l’archiviazione del GIP, contenente la bozza, gli appunti anonimi, e la prova di un accesso abusivo.

Per logica, era ovvio che qualcuno stesse, quasi simultaneamente, annotando e probabilmente pilotando l’inchiesta sull’omicidio.

GIULIA PEZZINO LASCIA LA TOGA

Il 18 febbraio 2025, mentre la Procura della Repubblica di Pavia riapriva inchiesta su Sempio, l’ex pm Giulia Pezzino formalizzava la rinuncia alla toga.

Un caso rarissimo per la magistratura, preceduta da mesi di assenze tra concedi e aspettative.

A novembre è stata sentita dai pm bresciani, aveva rivendicato di aver deciso lei l’archiviazione, e di aver condiviso la bozza con Venditti soffermandosi sui passaggi tecnici del DNA.

Documenti secretati con tempismo che all’epoca non fece scalpore.

20-30 PIZZINI IN CASA SEMPIO

Sul foglio sequestrato nelle perquisizioni del 14 maggio 2025 fu trovato l’appunto «Venditti gip archivia x 20.30. … 20-30 euro».

Sul retro: «Se archivia indagine non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna». Si tratta di parole in ambito processuale non dicono nulla, ma disegnano un contesto, quello di un sistema in cui la prima inchiesta veniva seguita da esterni, ci mettevano occhi e mani senza scrupolo.

UN DUBBIO

Ma questi appunti, queste correzioni, aggiungevano o toglievano qualcosa, aggiungevano argomenti o toglievano qualche elemento?

Certo è che il documento del 2017 è costruito per negare, per chiudere una strada, quella dell’indagine su Sempio.

Ma il sospetto è che qualcuno abbia tolto qualcosa alla versione originale prima che diventasse definitiva.

Si tratta di una domanda che potrebbe finire sul tavolo dei magistrati Bernardi e Greco, titolari dell’inchiesta relativa alla presunta corruzione riguardante l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, quando decideranno se rinviare a pro- cesso o archiviare anche questa storia.

Tiziana Magrì

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