Non ci voleva il mago Otelma per sapere che il Movimento 5 Stelle sarebbe finito dalla padella alla brace a furia di credersi l’unico con addosso le virtù di castità e purezza ed invece, alla conta dei fatti ed a dispetto dei suoi pistolotti, s’è ritrovato nemmeno somigliante quanto uguale proprio a quelli che criticava, manco avesse seguito un corso di formazione.
Ora qui non c’interessa tanto ricostruirne la genealogia trasformativa, magari invocando la legge bella e punitiva del contrappasso e magari mettendoci in accompagnamento pure l’arrivismo doroteo del Di Maio che fu, quanto far capire come a forza di predicare bene e razzolare male si sia persa ogni credibilità.
Già perché il fatto che si sciacquino continuamente la bocca con le paroline d’ordine sulla partecipazione e che ne facciano addirittura uno slogan come NOVA e poi che il nuovo coordinatore regionale Giordano, come del resto il suo predecessore Lomuti, sia uscito fuori dal taschino di Conte ci fa capire quanto la democrazia sia impegolata nella cooptazione nominante, senza che un solo iscritto abbia potuto dire la sua.
Parafrasando il nostro Dante Alighieri: “Di Nova pena…stellare”
