LEONE XIV STOPPA I BUSINESS
Non praevalebunt” non è soltanto una frase messa così a caso nella prima pagina dell’ “Osservatorio Romano”, è il fondamento del primato petrino e della sovranità della Chiesa.
Santa Romana Chiesa, infatti, basa il principio della sua esistenza sulla promessa fatta da Cristo a San Pietro secondo la quale la chiesa costruita su di lui non sarebbe stata sconfitta dalle forze degli inferi.
In pratica qualunque pontefice sa che l’ultimo giorno prima della fine del mondo la Chiesa nella sua istituzione sarà viva e vitale.
È una certezza che nessun’altra autorità civile, nessun altro Stato, nessun altro ente può avere.
IL PONTIFICATO DI LEONE XIV
Noi non siamo vaticanisti né teologi ma già quando si discuteva dei possibili esiti del conclave che avrebbe portato all’elezione di Leone XIV rimanemmo colpiti dalla protervia dei commentatori che, assunti sul trono della presunta esperienza, provavano a dividere i cardinali che componevano il collegio elettorale in conservatori e progressisti cercando di cogliere nel cursus honorum di ciascuno di essi il grado di lontananza da Papa Francesco.
In questa divisione e ne- gli exit poll degli esperti si provava con una certa malcelata presunzione di trasferire categorie della politica contemporanea nella scelta di un’istituzione che, pur operando nella storia tramite uomini, ha la sua origine in una promessa divina e, soprattutto, fingendo di sorvolare sul fatto che ciascun Pontefice non è il successore del suo predecessore ma il successore di Pietro, ovvero, dell’uomo scartato dai costruttori e divenuto testata d’angolo.
Quando alla fumata bianca uscì il nome di Prevost tutti i sedicenti esperti rimasero muti. Nessuno di loro aveva preparato un editoriale sul suo profilo.
Era praticamente uno sconosciuto.
L’antico adagio nel dirci che chi in conclave entra Papa esce cardinale, ci porta a dedurre che il Papa non è mai uno dei favoriti.
Negli ultimi anni soltanto l’elezione di Ratzinger era data come la più probabile, tutti gli altri da Giovanni Paolo II a Leone XIV passando per Papa Francesco erano (perdonate il bisticcio di parole) tra i meno papabili.
LA RIFORMA DELLA CHIESA
Il primo anno di pontificato di Leone XIV si è caratterizzato per un poco interventismo.
Il Soglio di Pietro si è formalmente chiamato fuori dalle diatribe politiche, parla poco sull’attualità mentre ha messo nuovamente al centro dell’azione il messaggio evangelico.
Questo non gli ha impedito di intervenire anche pesantemente quando il Presi- dente USA ha provato a limitare le sue prerogative evangeliche sulla pace.
Il tacere non è però segno del non agire. Leone XIV ha iniziato una profonda riforma della Chiesa anche nella sua organizzazione.
Ne è prova il Chirografo del Santo Padre circa la giornata mondiale dei bambini reso nella Città del Vaticano il 12 febbraio 2026 con il quale sopprime il Pontificio Comitato per la Giornata dei Bambini.
TUTTO TORNA SOTTO LA GESTIONE DEL PREFETTO DEL DICASTERO
Il Pontificio Comitato per la Giornata dei Bambini era stato istituito da Papa Francesco il 20 Novembre 2024 e godeva di autonomia statutaria e finanziaria. Leone XIV non si è limitato a sopprimere l’ente, ha licenziato il Presidente, il Vice Presidente e gli altri membri del Comitato, ha posto la giornata dei bambini sotto il dicastero per il Laici, la Famiglia e la Vita e ha ordinato al Prefetto del Dicastero di presentare un bilancio finale di liquidazione dell’ente disponendo, altresì, che il chirografo abbia immediata e stabile vigore “nonostante qualsiasi cosa in contrario”.
FINE DEL BUSINESS DELLA SOLIDARIETÁ
Per chi non è paludato nella gestione dei rapporti di diritto ecclesiastico e negli atti politici vaticani può sembrare un atto di poco conto.
In realtà con poche righe Leone XIV rimette la Chiesa al centro del villaggio e toglie a tanti lai- ci imprenditori di ispirazione cattolica il business della solidarietà.
Un cambiamento che è una vera e propria rivoluzione rispetto alla gestione di Papa Francesco che, al contrario, aveva favorito rapporti tra il laicato cattolico ed altre forme di associazionismo che fon- davano la propria esistenza sulla dichiarata solidarietà.
Quello che a noi appare, senza essere né teologi, vaticanisti o storici, è che tutto quel mondo che si è nutrito arricchendosi sulla solidarietà dovrà fare a meno della Chiesa.
Nel Vangelo del resto si legge “quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dalla gente (…) mentre fai l’elemosina non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”.
Il ritorno al messaggio evangelico e alla centralità della Chiesa è anche quella rivoluzione che si libera di coloro i quali dall’elemosina hanno tratto non solo visibilità ma anche ricchezza.
Roberto Lamattina

