TRUMP, IL PAPA E IL PRIMATO MORALE DEGLI ITALIANI
Nel 1981 alla Casa Bianca fu eletto Ronald Reagan.
Al Soglio di Pietro sedeva da qualche anno Giovanni Paolo II. Difficile immaginare due personalità più diverse. Giovanni Paolo II era il Papa operaio, figlio della cultura del cattolicesimo sociale, formatosi nei ranghi di Solidarnosc e del sindacalismo cattolico, aveva una avversione dichiarata tanto nei confronti del Socialismo quanto dell’edonismo.
Come da tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa sapeva bene che il totalitarismo individualista era pericoloso quanto quello collettivista accomunati entrambi dalla volontà di piegare la libertà dell’uomo trasformandolo in macchina da consumo e da produzione.
Ronald Reagan aveva un passato da attore, era il simbolo stesso del sogno americano fondato sull’individualismo più spinto.
La sua politica economica interna era fondata principalmente sul taglio delle tasse e della spesa pubblica, la sua politica estera era l’esternazione della volontà di potenza manifestata con la corsa agli armamenti e lo scudo stellare.
IL NEMICO COMUNE
Santa Romana Chiesa ha una lunga e antica tradizione diplomatica che si fonda sul principio fattualista secondo il quale il nemico del mio nemico è mio amico e che si può combattere un nemico alla volta anche mettendo i propri nemici uno contro l’altro.
L’atteggiamento storico dello Stato Pontificio durante il conflitto tra Francesco I e Carlo V nel quale il Pontefice non esitò a mettere i bastoni tra le ruote del Sacro Romano Imperatore nella lotta contro i luterani pur di evitare che avesse una forza in grado di mettere in difficoltà la supremazia petrina è storicamente la traccia sulla quale si può comprendere non solo la strategia pontifica nella storia ma anche la differenza tra chi ha la consapevolezza di resistere fino alla fine dei tempi e chi, al contrario, guida una potenza politica e militare destinata per sua natura a passare il tempo.
Con questa scelta Giovanni Paolo II, mentre parlava di pace e di disar- mo, non ebbe alcuna difficoltà a benedire le scelte politiche di Ronald Reagan senza, peraltro, mai contraddire né il messaggio evangelico né la politica pacifica della Chiesa.
D’altro canto il Presidente americano, pur senza mai sposare la linea religiosa e politica del Pontefice, non esitò a dare segnali di grande accoglienza nei confronti di Giovanni Paolo II.
COME AGNELLI IN MEZZO AI LUPI
Gesù Cristo, del resto, nel Vangelo dice testualmente ai suoi apostoli “come agnelli in mezzo ai lupi io vi mando con candore di colomba e astuzia di serpente” prevedendo che accanto al candore dei fini ci potesse essere la furbizia nei mezzi.
Con questa alleanza mai dichiarata e agendo in maniera distinta Washington e Roma misero in crisi il sistema sovietico.
Per la fine dell’impero del male furono funzionali e determinanti tanto il riarmo americano quanto le paro- le di pace del Pontefice, tanto Rocky IV che sconfigge Ivan Drago quanto le azioni papali a sostegno di Solidarnosc.
IL DIALOGO NECESSARIO TRA TRUMP E LEONE XIV
L’incontro che si è tenuto a Roma tra il Pontefice e Rubio può essere il momento di svolta nel dialogo tra le due potenze morali e militari dell’occidente.
Il nemico comune esiste. Per la prima volta dalla scoperta dei nuovi continenti, l’occidente rischia di non essere più il motore ed il centro del mondo.
Una situazione che, se desta preoccupazioni economiche e militari negli USA, non può non destare medesime ambasse morali nelle gerarchie ecclesiastiche in merito alla scomparsa del libero arbitrio e la sua sostituzione con l’alveare produttivo.
D’altro canto Trump e Leone XIV non possono non notare la presenza di obiettivi comuni nella lotta al totalitarismo woke, alla negazione dell’umanità dell’uomo propria di una certa cultura progressista e nella difesa della struttura ordinata, logica e tradizionale della società e della famiglia.
IL PRIMATO MORALE DEGLI ITALIANO
La ricomposizione della frattura tra USA e Vaticano sarebbe anche di primario interesse per l’Italia.
Dalla fine del secondo conflitto mondiale l’Italia ha sempre avuto un rapporto privilegiato con gli USA che non gli ha impedito di avere un dialogo anche con gli altri attori dello scenario mondiale.
Giorgia Meloni ha ribadito questa collocazione mettendosi prima in posizione dialogante con Biden e poi in vera e propria alleanza strategica con Trump.
Quando, però, il presidente USA ha attaccato Leone XIV il Presidente del Consiglio non ha esitato a difendere le prerogative pontificie e la sua missione.
La ripresa del dialogo non può che fare bene anche all’Italia e non soltanto per la sua strategica collocazione geopolitica ma anche e soprattutto per la storica missione dell’Italia.
Vincenzo Gioberti ne “il primato morale e civile degli italiani” evidenziò come proprio la storia italiana, la sua universalità romana prima e cattolica dopo, fossero la base e il motore di ogni strategia internazionale dell’Italia.
Gioberti non immaginava la presenza nello scenario globale di soggetti non occidentali, il suo mondo era quello che noi oggi chiamiamo occidente.
Non è difficile comprendere come la ripresa del dialogo tra le due sponde dell’atlantico e soprattutto tra Papato e Presidenza USA non può che essere una buona notizia anche per la nostra Nazione.
Roberto Lamattina

