È GIUSTO INFORMARE

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV A POMPEI E NAPOLI: INCONTRO CON IL CLERO E I CONSACRATI


Al Papa gli auguri da ogni parte del mondo

La Conferenza Episcopale italiana esprime al Pontefice il suo ringraziamento “per averci ricordato che la pace nasce dalla fede nel Risorto e si oppone al male con la forza mite e tenace del Vangelo”

Vatican News

Nel primo anniversario della elezione di Papa Leone XIV al Soglio Pontificio, numerosi gli auguri che giungono da ogni parte del mondo da parte di rappresentanti istituzionali e capi religiosi.

La pace si oppone al male con la forza mite del Vangelo

Dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, il messaggio di affetto filiale, gratitudine sincera e rinnovata comunione. “In questo primo anno, segnato da guerre, tensioni e linguaggi carichi di conflittualità – si legge -, la Sua voce ha richiamato tutti alla responsabilità della pace: non come formula astratta, ma come esigenza evangelica e compito quotidiano, via di verità, giustizia e dialogo. Le siamo grati per averci ricordato che la pace nasce dalla fede nel Risorto e si oppone al male con la forza mite e tenace del Vangelo”. Il Papa ha mostrato con chiarezza paterna le coordinate del cammino, sottolineano i vescovi: annuncio del Vangelo, costruzione della pace, promozione della dignità umana, cultura del dialogo. E si ricorda l’incontro ad Assisi, a conclusione della Assemblea Generale, lo scorso novembre, in cui il Vescovo di Roma ha chiesto di essere «profezia di pace per il mondo». Quelle parole sono state accolte come consegna pastorale, perché le comunità – nelle parrocchie, nelle aree interne, nelle periferie urbane ed esistenziali – siano luoghi di ascolto, riconciliazione e prossimità.

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08/05/2026

Il Papa a Pompei: Dio plachi gli odi fratricidi e illumini i leader delle nazioni


“In un tempo nel quale la pace viene talvolta fraintesa, contestata o contrapposta alla sicurezza dei popoli – sono ancora le parole dei presuli in Italia -, la Chiesa non rinuncia alla sua missione: predicare il Vangelo, servire la verità, custodire la vita, sostenere ogni sincero sforzo di dialogo. È questa la testimonianza che Lei continua ad offrire e che chiede anche a noi. Le Chiese che sono in Italia desiderano camminare con Lei, nella comunione con il Successore di Pietro e nella responsabilità verso il Paese”. 

Reina: auguri al Vescovo di Roma

“In comunione con tutto il popolo santo di Dio che vive in Roma oggi ci stringiamo attorno al nostro Vescovo, Papa Leone XIV, per dirgli il nostro affetto e assicurargli la nostra preghiera a distanza di un anno dalla sua elezione a Pontefice”. Così in un comunicato il cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma Baldo Reina. “Questo primo anniversario  – si legge – cade in un tempo segnato da pericolosi conflitti e lacerazioni. Il desiderio di pace che il nostro Vescovo ha invocato sin dalle prime battute del suo Pontificato diventa sempre più necessaria profezia per il mondo”. Mentre si ringrazia il Papa per i suoi pronunciamenti, la diocesi di Roma ribadisce il suo impegno “a farci carico del desiderio di bene e di pace che porta nel cuore per Roma e per il mondo intero. La Vergine Maria, Salus Populi Romani, lo custodisca e accompagni sempre i suoi passi”.

Dai vescovi europei l’augurio al Papa per un’Europa di pace

Tra i messaggi di auguri giunti a Papa Leone c’è quello della presidenza del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa che “non ha guardato all’Europa – si legge in un comunicato – come una semplice costruzione istituzionale, l’ha descritta come un soggetto storico con responsabilità globale, una comunità di popoli chiamata a ritrovare il senso della propria vocazione alla pace, a difendere la dignità della persona e promuovere il dialogo”. Ripercorrendo alcuni suoi discorsi i presuli mettono in luce “la centralità di Cristo” e l’invito ad abbattere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale che interroga prima di tutto il continente europeo, alle prese con “una nuova ondata di secolarizzazione e alla necessità di rispondere con realismo cristiano all’avanzare dei nuovi populismi”. “È una Europa che sarà fedele a sé stessa – nel pensiero del Papa – solo se saprà difendere i più vulnerabili, non accettando che le fratture sociali siano considerate normalità”.

Sant’Egidio: guida della Chiesa in un momento difficile 

Scelto a capo della Chiesa in un momento tra i più difficili della storia contemporanea – scrive in una nota la Comunità di Sant’Egidio -, Leone ha saputo, sin dalle sue prime parole, porre la pace al primo posto come condizione essenziale per la vita e lo sviluppo dei popoli e per la protezione dei più fragili e poveri, prime vittime delle troppe guerre in corso. Gli auguri di questa realtà ecclesiale, così attenta alle necessità degli scartati dalla società, sottolineano il prezioso servizio del Pontefice all’unità della Chiesa. Grandi auspici per la comunicazione del Vangelo e la missione che lo attende nel mondo.

Re Carlo: insieme per il creato

Un messaggio di auguri per il Pontefice arriva da Re Carlo d’Inghilterra insieme alla Regina Camilla. Nel testo ricorda la recente visita in Vaticano e la concordanza sui temi del cambiamento climatico, della necessità di preservare il creato come un impegno morale e spirituale e l’impegno a lavorare per la pace. “Siamo guardiani del pianeta con un obbligo per le generazioni future – scrive Re Carlo – e in armonia con la creazione di Dio”.

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Il Papa a Napoli: tra disuguaglianze e violenze la Chiesa sia presenza concreta


Nella “città dai mille colori”, Leone XIV incontra il clero nella cattedrale di Santa Maria Assunta. Incoraggia a promuovere “la religiosità popolare spontanea ed effervescente” per fare fronte alle piaghe della violenza, della disoccupazione giovanile e della dispersione scolastica. La Chiesa, aggiunge, non deve limitarsi a vivere “qualche evento emotivo”, ma lasciarsi ispirare da quella gioia da cui lo stesso Pontefice vuole farsi contagiare

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Napoli è una città dai mille colori”


Il caleidoscopio che il Papa sceglie per descrivere il capoluogo partenopeo ricalca il primo fotogramma di
Napule è di Pino Daniele, una tra le melodie più riconosciute dedicate al capoluogo campano da uno dei suoi cantori più amati. È il ritratto di una terra che Leone riconosce essere attraversata da contrasti profondi: la vivacità di una religiosità popolare “spontanea ed effervescente”, la bellezza che si respira tra vicoli e piazze, ma anche le ferite lasciate dalla violenza, dalla disoccupazione giovanile, dalla dispersione scolastica e dalle fragilità familiari. Ferite che affiorano nella “trascuratezza” di strade, periferie e angoli dimenticati, e che rendono ancora più urgente la presenza “concreta e solidale” di una Chiesa vicina alle persone e alle loro vite. Non una fede ridotta “a qualche evento emotivo”, ma una testimonianza capace di abitare il quotidiano e lasciarsi attraversare da quell’“allegria” autentica che il Pontefice riconosce nel popolo napoletano. “Oggi sono qui anche per farmi contagiare da questa gioia”, confessa il vescovo di Roma. 

LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DEL PAPA

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV A POMPEI E NAPOLI: INCONTRO CON IL CLERO E I CONSACRATI
DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (Napoli) Venerdì, 8 maggio 2026

Parole del Santo Padre prima dell’incontro con i Vescovi, il clero, i religiosi e le religiose

Ciao Napoli! Buongiorno! Sono venuto a Napoli per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire! Grazie per questa accoglienza! Grazie! È una benedizione di Dio trovarci insieme, sono molto contento di poter essere qui questo pomeriggio: un tempo molto breve ma molto significativo.

E questa prima fermata proprio qui al Duomo, la cattedrale di Napoli, dove voglio anche fare quest’omaggio a San Gennaro, tanto importante per la vostra devozione, la vostra fede!

Saluto Sua Eminenza, tutti voi, grazie per essere qui, pregheremo insieme, chiediamo la Benedizione di Dio su tutti voi, su tutta Napoli. Grazie! Grazie!

❤️‍🩹

Eminenza, Eccellenze,
cari presbiteri, religiose e religiosi,
fratelli e sorelle!

Grazie, Eminenza, per il saluto che mi ha rivolto anche a nome dei presenti e dell’intera Chiesa che vive a Napoli. È una grande gioia per me visitare questa città, ricchissima di arte e di cultura, situata nel cuore del Mediterraneo e abitata da un popolo inconfondibile e gioioso, nonostante il peso di tante fatiche.
Il mio venerato predecessore, Papa Francesco, venendo qui nel 2015, disse: «La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l’allegria» (Incontro con la popolazione di Scampia, 21 marzo 2015). Oggi sono qui anche per farmi contagiare da questa gioia. Grazie per la vostra accoglienza!

In questo spirito di amicizia e di fraternità, desidero condividere con voi una breve riflessione, che spero possa sostenervi, incoraggiarvi nel cammino e offrire qualche spunto utile alla vita ecclesiale e pastorale.

C’è una parola che risuona nel mio cuore ascoltando il racconto evangelico dei due discepoli di Emmaus: la parola cura. Come quei due discepoli, anche noi spesso portiamo avanti il nostro cammino senza riuscire a interpretare i segni della storia e, a volte, scoraggiati e delusi da tanti problemi o per le speranze personali e pastorali che sembrano non realizzarsi, abbiamo il volto triste e l’amarezza nel cuore. Gesù, però, si affianca e cammina con noi, ci accompagna per aprirci a una nuova luce: il suo è l’atteggiamento di chi si prende cura.

Il contrario della cura è la trascuratezza. E subito vengono in mente alcuni esempi: la trascuratezza delle strade e degli angoli della città, quella delle aree comuni, quella delle periferie e, ancor più, tutte quelle situazioni in cui è la vita stessa a essere trascurata, quando si fa fatica a custodirne la bellezza e la dignità. Vorrei però che ci fermassimo, prima di tutto, sull’importanza della cura interiore, che è cura del nostro cuore, della nostra umanità e delle nostre relazioni.

Lo dico anzitutto a coloro che, nella Chiesa, sono chiamati a un ruolo di responsabilità, a un servizio di governo, a una speciale consacrazione. Penso anzitutto ai preti, alle religiose e ai religiosi, perché il peso del ministero e la fatica interiore che ne consegue, oggi sono diventati, per certi versi, ancora più gravosi rispetto al passato.

Napoli è una città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni; è una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà; è una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza.

In questo contesto, l’agire pastorale è chiamato a una continua incarnazione del messaggio evangelico, perché la fede cristiana professata e celebrata non si limiti a qualche evento emotivo ma penetri profondamente nel tessuto della vita e della società. Il peso, però, soprattutto per i presbiteri, è grande. Penso alla fatica di ascoltare le storie che vi vengono consegnate, di intercettare quelle più nascoste che hanno bisogno di venire alla luce, di perseverare nell’impegno di un annuncio evangelico che possa offrire orizzonti di speranza e incoraggiare la scelta del bene; penso alle famiglie affaticate e ai giovani spesso disorientati che vi proponete di accompagnare, e a tutti i bisogni, umani, materiali e spirituali, che i poveri vi affidano bussando alle porte delle vostre parrocchie e delle vostre associazioni. A ciò si aggiunge, spesso, un senso di impotenza e di smarrimento quando constatiamo che i nostri linguaggi e il nostro agire sembrano non adeguati alle nuove domande e sfide di oggi, specialmente dei più giovani. Il carico umano e pastorale è certamente alto, rischia di appesantire, di logorare, di esaurire le nostre energie, e a volte può essere ancora più aggravato da una certa solitudine e dal senso di isolamento pastorale.

Per questo abbiamo bisogno di cura. Anzitutto la cura della vita interiore e spirituale, alimentando costantemente la nostra relazione personale con il Signore nella preghiera e coltivando la capacità di ascoltare ciò che si agita dentro di noi, per fare discernimento e lasciarci illuminare dallo Spirito. Ciò richiede anche il coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo, per non ridurre il ministero a una funzione da svolgere.

La cura del nostro ministero, però, passa anche attraverso la fraternità e la comunione. Una fraternità radicata in Dio, che si esprime nell’amicizia e nell’accompagnamento vicendevole, così come nella condivisione di progetti e iniziative pastorali. Essa va considerata «come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan» (Lett. ap. Una fedeltà che genera futuro, 16). Allo stesso tempo, proprio perché oggi siamo più esposti alle derive della solitudine vivendo in un ambiente culturale più complesso e frammentato, la fraternità chiede di essere coltivata e promossa, magari anche con nuove «forme possibili di vita comune» (ivi, 17), in cui i presbiteri possano aiutarsi a vicenda ed elaborare insieme l’azione pastorale. Si tratta non solo di partecipare a qualche incontro o evento, ma di lavorare per vincere la tentazione dell’individualismo. Pensiamoci preti e religiosi insieme! Esercitiamoci nell’arte della prossimità!

Papa Francesco ha affermato che a un certo individualismo diffuso nelle nostre diocesi «dobbiamo reagire con la scelta della fraternità». E aggiungeva: «Questa comunione chiede di essere vissuta cercando forme concrete adeguate ai tempi e alla realtà del territorio, ma sempre in prospettiva apostolica, con stile missionario, con fraternità e semplicità di vita» (Incontro con i sacerdoti diocesani, Cassano all’Jonio, 21 giugno 2014). 

Non dimentichiamo, poi, che questa esigenza di comunione ci riguarda in primo luogo in quanto battezzati, chiamati a formare l’unica Chiesa di Cristo. Essa perciò va cercata, incoraggiata e vissuta in tutte le nostre relazioni umane e pastorali, nelle quali un ruolo di primaria importanza è quello dei laici e degli operatori pastorali. Il camminare insieme alla sequela del Signore e il portare avanti la missione evangelizzatrice valorizzando i diversi carismi e ministeri risponde all’identità stessa della Chiesa: la Chiesa è mistero di comunione e ciascuno, a partire dal Battesimo, è chiamato ad essere una pietra viva dell’edificio, un apostolo del Vangelo, un testimone del Regno.

Al riguardo, so che avete vissuto un tempo di grazia celebrando il Sinodo diocesano. È stato un processo che ha rimesso in movimento l’intera comunità ecclesiale, chiamandola a interrogarsi sul proprio modo di essere e di annunciare il Vangelo in questa terra. Vorrei invitarvi a custodire e fare vostro anzitutto il metodo del Sinodo: un esercizio di ascolto reciproco, un coinvolgimento che non ha escluso nessuno, una sinergia umana, pastorale e spirituale tra parrocchie, realtà associative, consacrati e laici, cercando di dare voce anche a chi solitamente resta ai margini. Questo ascolto ha fatto emergere con chiarezza le attese, le ferite e le speranze, restituendovi l’immagine di una Chiesa chiamata a uscire da sé stessa, a convertire il proprio stile, a incarnarsi tra la gente come luce di speranza.

Ciò che vi chiedo dunque è questo: ascoltatevi, camminate insieme, create una sinfonia di carismi e ministeri, e così trovate le modalità per passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone.

È una missione che richiede l’apporto di tutti. In una città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non può prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici. Tutti sono soggetti attivi della pastorale e della vita della Chiesa e non solo collaboratori, perché l’impegno e la testimonianza di ciascuno possano generare una comunità presente e attenta, capace di essere lievito nella pasta. Una comunità che sa progettare e proporre percorsi che aiutano le persone a vivere l’esperienza del Vangelo e a riceverne impulsi per rinnovare la città di Napoli.

Carissimi fratelli e sorelle, conosco lo speciale legame che vi unisce al vostro Patrono San Gennaro; ma la grazia di Dio è stata con voi così generosa che ha suscitato tante altre figure di Santi e Sante nel corso della vostra storia. Vi affido a loro e all’intercessione di Maria, Vergine Assunta e Madre premurosa. E non dimenticate: siete dentro una storia d’amore – quella del Signore per il suo popolo – che è iniziata prima di voi e non finisce con voi; ci siete dentro come tessere uniche e necessarie; ci siete dentro perché, anche nelle fitte trame del buio, voi possiate accendere una luce.

Non abbiate paura, non scoraggiatevi e siate, per questa Chiesa e per questa città, testimoni di Cristo e seminatori di futuro!

Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

LA SANTA SEDE

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L’arrivo del Papa
“Ciao Napoli! Buongiorno! Sono venuto a Napoli per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire! Grazie per questa accoglienza! Grazie!”

E proprio lasciandosi accogliere dall’anima più profonda della città, Leone XIV si presenta al capoluogo campano e al suo clero oggi, 8 maggio, anniversario della sua elezione al soglio pontificio. L’atterraggio avviene alle 14.17 alla Rotonda Diaz, sul lungomare Caracciolo, dopo la mattinata trascorsa a Pompei. In automobile il Papa si trasferisce poi al duomo di Napoli: la cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta sorge in un’area che era già centro di culto a partire dall’epoca greca – qui si trovava infatti un tempio dedicato ad Apollo – e che oggi per tre volte l’anno è teatro del prodigio della liquefazione del sangue di san Gennaro, patrono di Napoli.

Il Papa riceve una pizza con il suo nome (@Vatican Media)
“La vita a Napoli non è mai stata facile”

Sono circa le 15.00 quando il Pontefice si trattiene per qualche istante alle soglie della porta principale della cattedrale per salutare i fedeli raccolti all’esterno. “È una benedizione di Dio trovarci insieme, sono molto contento di poter essere qui questo pomeriggio”, dice il Papa, che spiega il significato di questa sua prima tappa, “dove voglio anche fare quest’omaggio a San Gennaro, tanto importante per la vostra devozione, la vostra fede!” Fa poi il suo ingresso nel duomo. Qui si tiene l’incontro scandito da momenti di preghiera e dalla proclamazione di un brano evangelico, al termine del quale il Papa pronuncia un discorso che inquadra la città partenopea come città “ricchissima di arte e di cultura, situata nel cuore del Mediterraneo e abitata da un popolo inconfondibile e gioioso, nonostante il peso di tante fatiche”. Ricorda quindi le parole che Papa Francesco rivolse al popolo del capoluogo campano incontrando la popolazione di Scampia nel marzo 2015: “La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l’allegria”. E Leone XIV ribadisce:

“Oggi sono qui anche per farmi contagiare da questa gioia”
Il Papa saluta i fedeli napoletani (@Vatican Media)
“Camminava con loro”

La sua riflessione si snoda a partire dal brano evangelico dei due discepoli di Emmaus (Lc24, 13-31) proclamato alla presenza del vescovo di Roma, e il cui passaggio “Camminava con loro” è anche il motto scelto per questa visita pastorale. “Cura” è la parola che risuona nel cuore del Pontefice, che paragona i due discepoli a quanti oggi vivono senza riuscire a interpretare i segni della storia, “scoraggiati e delusi” da speranze “personali e pastorali” non realizzate, con il volto triste e l’amarezza nel cuore.

Gesù, però, si affianca e cammina con noi, ci accompagna per aprirci a una nuova luce: il suo è l’atteggiamento di chi si prende cura.

Il valore della “religiosità popolare spontanea”

Alla cura, il Papa contrappone la “trascuratezza”: quella più evidente delle strade, degli angoli, delle aree comuni e delle periferie della città. Ma ancora di più le situazioni in cui si trascura l’esistenza stessa, quando non si riesce a custodire bellezza e dignità. Leone XIV esorta quindi a coltivare la “cura interiore”, del cuore, dell’umanità e delle relazioni. Un’esortazione rivolta in particolare a quanti hanno un ruolo di responsabilità nella Chiesa.

Napoli è una città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni; è una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà; è una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza.

Il Papa saluta passando tra i vicoli di Napoli (@Vatican Media)
Accompagnare “famiglie affaticate” e giovani disorientati

In un simile contesto, afferma il vescovo di Roma, la fede cristiana non può limitarsi a un mero “evento emotivo”, ma deve penetrare “profondamente nel tessuto della vita e della società”. La Chiesa e i presbiteri sono dunque chiamati ad ascoltare le storie della città, intercettando quelle che più hanno bisogno di emergere, offrendo orizzonti di speranza e incoraggiando “la scelta del bene”.

Penso alle famiglie affaticate e ai giovani spesso disorientati che vi proponete di accompagnare, e a tutti i bisogni, umani, materiali e spirituali, che i poveri vi affidano bussando alle porte delle vostre parrocchie e delle vostre associazioni.

A tutto questo si aggiunge un senso di impotenza e smarrimento quando linguaggi e azioni “sembrano non adeguati alle nuove domande e sfide di oggi, specialmente dei più giovani”. Un carico umano e pastorale che rischia di “appesantire, logorare, esaurire le nostre energie”, aggravato spesso dalla solitudine e dall’“isolamento pastorale”.

“Esercitiamoci all’arte della prossimità!”

“Per questo abbiamo bisogno di cura”, afferma il Pontefice. Farsi carico della dimensione interiore e spirituale, alimentando la relazione con il Signore, richiede “il coraggio di saperci fermare”, per non ridurre il ministero a una semplice “funzione da svolgere”. Questo cammino passa anche attraverso una fraternità che, come affermato nella Lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, deve essere considerata “elemento costitutivo” della propria identità e non “un ideale o uno slogan”. Proprio perché il tempo presente è esposto alle “derive della solitudine”, in un ambiente culturale “più complesso e frammentato”, essa chiede di essere coltivata anche attraverso “nuove forme possibili di vita comune”.

Si tratta non solo di partecipare a qualche incontro o evento, ma di lavorare per vincere la tentazione dell’individualismo. Pensiamoci preti e religiosi insieme! Esercitiamoci nell’arte della prossimità!

Affrontare l’individualismo nelle diocesi

Incontrando i sacerdoti della diocesi a Cassano all’Jonio nel 2014, Papa Francesco aveva già ribadito il valore della fraternità contro “un certo individualismo diffuso nelle nostre diocesi”. Leone XIV riprende oggi quell’affermazione, riaffermando come tale comunione “chieda di essere vissuta cercando forme concrete adeguate ai tempi e alla realtà del territorio, ma sempre in prospettiva apostolica, con stile missionario, fraternità e semplicità di vita”

Il Papa tra il clero di Napoli (@Vatican Media)
“Create una sinfonia di carismi e ministeri”

Il Papa passa quindi in rassegna il ruolo di “primaria importanza” di laici e operatori pastorali, ricordando la necessità di promuovere una “missione evangelizzatrice valorizzando i diversi carismi e ministeri”. In tal senso il Pontefice richiama il Sinodo diocesano tenutosi a Napoli, che ha generato importanti interrogativi “sul proprio modo di essere e di annunciare il Vangelo in questa terra”. L’invito è a fare proprio il metodo sinodale dell’ascolto reciproco per far emergere con chiarezza attese, ferite e speranze, “restituendovi l’immagine di una Chiesa chiamata a uscire da sé stessa, a convertire il proprio stile, a incarnarsi tra la gente come luce di speranza”.

Ciò che vi chiedo dunque è questo: ascoltatevi, camminate insieme, create una sinfonia di carismi e ministeri, e così trovate le modalità per passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone.

“Siete dentro una storia d’amore”

È una missione, afferma Leone, che richiede l’apporto di tutti.

In una città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non può prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici.

L’incoraggiamento è quindi a essere comunità che progettano e propongono percorsi capaci di ricevere impulso dal Vangelo per rinnovare Napoli. Un percorso da compiere affidandosi anche ai numerosi santi e sante che la città partenopea ha suscitato nel corso della sua storia, a partire dal patrono san Gennaro.

E non dimenticate: siete dentro una storia d’amore – quella del Signore per il suo popolo – che è iniziata prima di voi e non finisce con voi; ci siete dentro come tessere uniche e necessarie; ci siete dentro perché, anche nelle fitte trame del buio, voi possiate accendere una luce. Non abbiate paura, non scoraggiatevi e siate, per questa Chiesa e per questa città, testimoni di Cristo e seminatori di futuro!

Le parole del cardinale arcivescovo Battaglia

L’incontro con il clero, dopo l’arrivo in presbiterio del Papa e il Segno della Croce, è introdotto da un indirizzo di saluto del cardinale arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, che esprime genuina gratitudine a Leone per avere “scelto di condividere questo giorno, il giorno della sua elezione, con tutti noi”. Con la città di Napoli, “che conosce la festa anche dentro le tempeste, non per leggerezza, ma per fedeltà alla luce”. Il porporato presenta al Pontefice i presbiteri, che “portano sulle spalle la vita della gente”, vivendo un ministero “di parole cercate più che pronunciate”; i consacrati e le consacrate, memoria viva “che non tutto si possiede, non tutto si trattiene, non tutto su misura”; i diaconi permanenti, “chiamati a indossare il grembiule nel servizio”; i seminaristi, “giovani in cammino, che provano ogni giorno a lasciarsi raggiungere dal Signore”. Il discorso si allarga poi a tutto il popolo di Dio, alle “famiglie che resistono”, alle madri e padri “che educano”, a quella fede “impastata di gesti semplici”, come “un segno di croce fatto passando davanti a una chiesa”. Una comunità che, specifica Battaglia, conserva il desiderio “sincero e ostinato” di tornare a “un Vangelo che non si lascia addomesticare”, abitando le notti senza fuggirle. “Da questa Cattedrale”, conclude l’arcivescovo di Napoli, “oggi, sale una preghiera che è insieme fede e ferita: pace”

Il cardinale Battaglia riceve in dono un calice dal Papa (@Vatican Media)
I momenti dell’incontro con il clero

Dopo l’arrivo in cattedrale, il Papa si reca nella Real Cappella del Tesoro di san Gennaro, sintesi della profonda relazione di fede tra il popolo di Napoli e il suo patrono. Si inginocchia davanti al Santissimo Sacramento e sosta per qualche istante in preghiera. 

Successivamente, attraversa la navata centrale benedicendo i presenti che intonano il canto Tu sei Pietro. Saluta quindi i vescovi presenti nel transetto, mentre il cardinale Battaglia gli porge la teca del reliquiario contenente le ampolle del sangue di san Gennaro. Dopo averla venerata, il Papa la mostra all’assemblea orante. Dopo le parole del cardinale Battaglia e lo scambio dei doni, si intona il Salmo 117. “Grida di giubilo e di vittoria”, canta l’assemblea, realizzando quella autentica “gioia” citata dal Papa nel suo discorso. Dopo l’impartizione della benedizione apostolica, il Pontefice sosta brevemente nella Basilica di santa Restituta – prima cattedrale della città raggiungibile dall’odierno duomo. In conclusione dell’incontro con il clero, il Papa assieme all’arcivescovo di Napoli ha incontrato, nel Duomo, la mamma del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni morto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo un trapianto di cuore con un organo danneggiato.

All’uscita, Leone accenna a dirigere il coro di un gruppo di giovani che canta ‘O surdato ‘nnammurato, una delle più famose canzoni in lingua napoletana. Sale infine sull’auto scoperta per dirigersi verso Piazza del Plebiscito, salutando i cittadini affacciati ai balconi e alle finestre. 

https://youtu.be/tMXgxJilRPY?si=m8pNVMiPOloh_Cw0

La speranza dopo il dolore, a Napoli le testimonianze di Fabio e Rebecca al Papa

Due storie di vita concreta quelle offerte durante l’incontro del Pontefice con la cittadinanza in Piazza del Plebiscito, entrambe espressione di rinascita e di ripartenza dopo un dolore, quella di Fabio, e della scelta di restare in città, quella di Rebecca, nonostante le difficoltà del vivere al Rione Sanità

Benedetta Capelli – Città del Vaticano
“C’è un filo rosso che ci unisce”

cantava Alfa qualche tempo fa. Una strofa che ben rende le testimonianze offerte nel corso dell’incontro del Papa con la cittadinanza di Napoli. Due storie che sono speranza, prospettiva, futuro, e che immancabilmente sono frutto dell’indole partenopea capace di ripartire dopo le sconfitte. Quell’anima che riflette il sole e il mare del Golfo ma che non manca di chiaroscuri. È soprattutto nella storia di Fabio Varrella, ingegnere di Napoli, che il bianco e il nero si fanno più marcati. C’è un prima e un dopo il 29 marzo 2023, quando due giovani al distributore di benzina gli puntano una pistola e gli chiedono di scendere dal motorino. Due colpi e la vita diventa buio, preoccupazione, domanda. Ma quei giorni diventano anche “pieni di presenza. Di mani che – racconta Fabio – “non mi hanno lasciato solo”.

Il bene resiste

Fondamentale nella storia di questo ragazzo la presenza di Emilia, la sua futura sposa, e del cardinale Domenico Battaglia, “don Mimmo”, che lo aiuta a capire “che anche dentro le ferite può nascere qualcosa di buono”. Fabio spiega che i due ragazzi sono stati arrestati ma lui non ha mai provato odio. “Dentro di me – dice – non c’è rabbia, ma una consapevolezza profonda: che nessuno nasce per fare del male. C’è invece una speranza forte: che nessuno sia perduto per sempre. E dopo aver attraversato la violenza, ho scelto di non restare fermo nel dolore, ma di trasformarlo in responsabilità”. Da qui l’impegno nel volontariato con i Lions, borse di studio dedicate al padre di Fabio, scomparso poco prima dell’agguato, ai ragazzi meritevoli.

“È il nostro modo per dire che il male non ha l’ultima parola. Il bene esiste. Resiste”

08/05/2026

Il Papa a Napoli: tra disuguaglianze e violenze la Chiesa sia presenza concreta

Dalla parte della vita e della cura

È intrisa di speranza anche la storia di Rebecca Rocco, una giovane ragazza del Rione Sanità, “figlia di un quartiere – si presenta così al Papa – in cui la bellezza ha imparato presto a convivere con il dolore”. Un cuore diviso in due tra paura e amore per il luogo in cui si è nati. A 18 anni la scoperta di una realtà – La Cooperativa La Paranza – animata da un gruppo di giovani con il merito di aver consegnato al pubblico le Catacombe di Napoli. In quell’esperienza lo sguardo di Rebecca comincia a cambiare, a vedere nei posti famigliari una possibilità. Da qui la nascita della Cooperativa La Sorte. “Lo scorso anno – racconta – abbiamo accolto circa centomila visitatori allo Jago Museum e preso parte al progetto MuDD – Museo Diocesano Diffuso di Napoli, che nasce da una visione ambiziosa della Chiesa di Napoli, insieme abbiamo creato quaranta opportunità lavorative per i giovani della città”. Giovani che hanno scelto di restare, di credere a nuove possibilità.  “Napoli mi ha insegnato – conclude Rebecca – che tra il mare e il fuoco si può scegliere ogni giorno da che parte stare. Io ho scelto di stare dalla parte della vita, della cura, della bellezza che non resta ferma, ma genera futuro”

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Papa sul palco di Piazza del Plebiscito di Napoli

PAPA

Battaglia: per Napoli pace e giustizia, la camorra “non uccide solo quando spara”

Il saluto del cardinale arcivescovo della città è un insieme di immagini che disegnano una Napoli non da cartolina, bensì un volto del capoluogo “segnato, ma capace ancora di stupore”. “Non una città perfetta” ma “viva” dove, spiega Battaglia, “nessuno sia invisibile” e “la pace non sia solo invocata ma costruita nelle relazioni, nelle famiglie, nelle scelte pubbliche e private”

Lorena Leonardi – Inviata a Napoli

Sull’ “anima grande” di una città “che non parla mai con una voce sola” si è soffermato nel suo discorso in Piazza del Plebiscito, durante l’incontro del Papa con la cittadinanza, il cardinale “don Mimmo” Battaglia, descrivendo volti “segnati, certo, ma capaci ancora di stupore”. “Qui parla la città. E Napoli, quando parla, non lo fa mai con una voce sola”: afferma l’arcivescovo, una città che “parla con il mare, che le insegna da sempre l’apertura. Parla con i vicoli, che custodiscono storie, nomi, legami. Parla con i balconi, con le mani operose, con le botteghe, con le scuole, con le università, con gli ospedali, con le parrocchie, con le famiglie, con i giovani, con i poveri, con tutti coloro che ogni giorno tengono accesa una piccola luce”.

Pace e giustizia

La Napoli descritta dall’arcivescovo, non è una cartolina ma un volto “che conosce il dolore, ma non ha smesso di cantare”, che sa trasformare poco in molto, condividere il pane anche quando non abbonda. Una città “che non può accontentarsi di sopravvivere. È chiamata a fiorire”. L’arcivescovo ha invocato più volte – tra gli applausi – “pace e giustizia”, non “parole da pronunciare” ma “strade da percorrere” per i giovani perché possano restare; per i bambini e il loro diritto alla scuola, al gioco; per le famiglie dove si impara a stare insieme; per gli anziani, “memoria viva di Napoli”; per i poveri “che non sono il margine della città, ma il punto da cui misurare la verità del nostro amore”

08/05/2026

La speranza dopo il dolore, a Napoli le testimonianze di Fabio e Rebecca al Papa

“Nessun ragazzo nasce perduto”

Pace e giustizia contro la camorra, che “non uccide solo quando spara ma anche quando occupa il vuoto lasciato dalla solitudine, dalla mancanza di adulti credibili, dalla fragilità delle comunità”. La camorra “uccide quando convince un ragazzo che valere significa comandare. Quando fa credere che il rispetto si compra con la paura. E allora Napoli – ha sottolineato il cardinale – oggi deve dirlo con una chiarezza nuova: nessun ragazzo nasce perduto. Nessun quartiere nasce condannato. Nessuna famiglia deve essere lasciata sola a combattere contro ciò che è più grande di lei”

Piazza del Plebiscito accoglie il Papa (@Vatican Media)
“Non perfetta ma viva”

Dalla “piazza grande” di Napoli la consegna al Pontefice di una città che è anche “promessa” perché animata da tante energie straordinarie: educatori, insegnanti, volontari, artigiani, artisti, studenti, madri e padri che non si arrendono al lamento e continuano a costruire. Una città circondata dal mare, “confine che può diventare ponte”, che si offre a Papa Leone “non perfetta ma viva”, ma “dal cuore largo” incapace di “amare a metà”, “con le mani aperte, con il cuore sveglio, con il passo coraggioso di chi sa che il bene, quando è condiviso, può davvero cambiare la storia”.

Il sindaco di Napoli: una città che resiste

La vocazione a “non lasciare indietro nessuno” e “includere” è confermata dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che nel suo saluto ha definito quella napoletana una comunità “che ogni giorno resiste e non si arrende”, e la città partenopea “una possibilità concreta di umanità, per sé e per il mondo intero”.

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Il Papa: Napoli non si arrenda al male, sia capitale di umanità e speranza

Nel capoluogo campano Leone XIV invita istituzioni, Chiesa e società civile a fare rete contro violenza, rassegnazione e criminalità. L’appello a costruire una pace “concreta”, che parta dal cuore dell’uomo, attraversi quartieri e periferie e si traduca in giustizia, accoglienza, educazione e cura delle fragilità

Lorena Leonardi – Inviata a Napoli

“Radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – istituzioni, Chiesa e società civile – per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza”.

Questo l’incoraggiamento di Leone XIV riecheggiato in una Piazza del Plebiscito più che mai gremita per l’incontro con la cittadinanza avvenuto questo pomeriggio, 8 maggio. A Napoli, una città in cui ogni angolo sembra essere già stato narrato, le strade non portano altrove ma riportano agli uomini. Sono 1500 i volontari coinvolti nell’evento, 30mila i posti a sedere allestiti in piazza, altri 20mila i fedeli stimati nelle vie circostanti, almeno 2mila i giovani riunitisi in questa giornata primaverile calda nonostante il sole abbia fatto capolino solo poco prima dell’arrivo del Papa.

LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV A POMPEI E NAPOLI INCONTRO CON LA CITTADINANZA
DISCORSO DEL SANTO PADRE

Piazza del Plebiscito (Napoli)
Venerdì, 8 maggio 2026

Fratelli e sorelle, grazie per la vostra bella accoglienza!

Questo abbraccio, di questa piazza, è un po’ come il Colonnato di San Pietro a Roma: voi sapete accogliere con questo calore! Grazie davvero!

Ringrazio il Signor Sindaco per le parole che mi ha rivolto, saluto tutte le Autorità civili e militari presenti, mentre rinnovo la mia gratitudine a Sua Eminenza l’Arcivescovo e a quanti siete qui convenuti.

Sullo sfondo della scena evangelica dei discepoli di Emmaus, si sono alternate alcune voci che ci hanno introdotto a questo nostro bellissimo incontro. Sono le voci di Napoli, perla del Mediterraneo che il Vesuvio guarda dall’alto, voci in cui riecheggia l’antica bellezza di questa città bagnata dal mare e baciata dal sole, e in cui trovano spazio, però, anche ferite, povertà e paure. Queste voci raccontano di una Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa come i due discepoli del Vangelo, che ha bisogno di quella prossimità offerta loro da Gesù; voci di un popolo che, ancora oggi, avverte la necessità di fermarsi per chiedersi: che cosa conta davvero?

Fratelli, sorelle, in questa città scorre un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere sopraffatto dal male, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione. Per questo è necessario che – non da soli, ma insieme – ci domandiamo: che cosa conta davvero? Che cosa è necessario e importante per riprendere il cammino nello slancio dell’impegno invece che nella stanchezza del disinteresse, nel coraggio del bene invece che nella paura del male, nella cura delle ferite invece che nell’indifferenza?

Napoli vive oggi un drammatico paradosso: alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale. La città rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico. In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone. Dinanzi a queste realtà, che talvolta assumono dimensioni preoccupanti, la presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata.

In questo contesto, sono tanti i napoletani che coltivano il desiderio di una città riscattata dal male e guarita dalle sue ferite. Spesso si tratta di veri e proprio eroi del sociale, donne e uomini che si prodigano ogni giorno con dedizione, talvolta anche solo col portare avanti fedelmente il proprio dovere, senza apparire, perché la giustizia, la verità, la bellezza si facciano largo tra le strade, nelle istituzioni, nelle relazioni. Queste persone non devono restare isolate, e perché il loro impegno pervada il tessuto profondo della città, c’è bisogno di creare una connessione, di lavorare in rete, di fare comunità.

Sono felice di poter dire che la Chiesa a Napoli è un “collante” che contribuisce notevolmente a questo lavoro di rete, per tenere insieme gli sforzi dei singoli e connettere le energie, i talenti e le aspirazioni di molti. Lo ha fatto promuovendo un Patto Educativo, che ha trovato una risposta generosa nelle Istituzioni – il Comune, la Regione, il Governo – e anche in tante realtà ecclesiali e del Terzo settore. Vorrei perciò lanciare un appello a tutti voi: non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella! Continuate a portare avanti questo Patto, radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – Istituzioni, Chiesa e società civile – per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza.

Desidero poi ricordare il cammino intrapreso, da parte di questa città, per riscoprire la propria vocazione millenaria: essere ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo. Napoli non deve restare una semplice “cartolina” per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto, dove si costruisce una pace concreta, verificabile nella vita quotidiana delle persone.

La pace parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il mondo. Per questo sentiamo urgente lavorare anzitutto dentro la città stessa. Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia.

Sappiamo, infatti, che non esiste pace senza giustizia, e che la giustizia, per essere autentica, non può mai essere disgiunta dalla carità. È in questa prospettiva che nascono e si sviluppano esperienze come la Casa della Pace, che accoglie bambini e madri in difficoltà, e Casa Bartimeo, luogo di accompagnamento per giovani e adulti in situazioni di fragilità: segni concreti di una pace che si fa ospitalità, cura e possibilità di riscatto.

Inoltre insieme, comunità ecclesiale e comunità civile, vi state impegnando a rendere Napoli una “piattaforma” di dialogo interculturale e interreligioso. Attraverso convegni, premi internazionali e percorsi di accoglienza, anche di giovani provenienti da contesti di conflitto – come Gaza –, voi potete continuare a dare voce, dal basso, a una cultura della pace, contrastando la logica dello scontro e della forza delle armi come presunta soluzione dei conflitti.

In questo senso, Napoli continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco. E questo è possibile soprattutto grazie al lavoro della Caritas diocesana, che ha anche trasformato il Porto di Napoli da semplice luogo di approdo a segno vivo di accoglienza, integrazione e speranza.

Fratelli e sorelle, Napoli ha bisogno di questo sussulto, di questa dirompente energia del bene, del coraggio evangelico che ci rende capaci di rinnovare ogni cosa. Che sia un impegno di tutti: assumetelo e portatelo avanti tutti insieme! Fatelo specialmente con i giovani, che non sono soltanto destinatari ma protagonisti del cambiamento. Si tratta non solo di coinvolgerli, ma di riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilità, perché possano contribuire in modo creativo alla costruzione del bene. In una realtà spesso segnata da sfiducia e mancanza di opportunità, i giovani rappresentano una risorsa viva e sorprendente. Lo dimostra l’esperienza del Museo Diocesano Diffuso, dove tanti di loro si impegnano a custodire e raccontare il patrimonio culturale e spirituale della città con linguaggi nuovi e accessibili. Lo dimostrano i giovani che, negli oratori, si dedicano con passione all’educazione dei più piccoli, diventando punti di riferimento credibili e testimoni di relazioni sane. Lo dimostrano, ancora, i numerosi volontari che si spendono nei servizi di carità, nelle iniziative sociali e nei percorsi di accompagnamento delle fragilità.

Queste esperienze non sono marginali: sono già segni concreti di una Chiesa giovane e di una città che può rigenerarsi. Sono certo che non mancherete di continuare a coltivarli con audacia, con la passione e con l’entusiasmo che vi contraddistingue.

Vi ringrazio, carissimi, per l’accoglienza e affido tutti voi all’intercessione di Maria Santissima e di San Gennaro. Il Signore vi renda sempre fedeli al Vangelo e benedica la città di Napoli!

Saluto finale di Papa Leone XIV prima di lasciare Piazza del Plebiscito

Allora prima di andare via facciamo il nostro ringraziamento al coro e a tutti i musicisti di questa sera. Grazie! E grazie a tutti i malati che ci hanno accompagnato questa sera: una benedizione speciale per voi! Grazie, grazie… Grazie a tutti e “Viva Napoli”.

Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

LA SANTA SEDE

Piazza del Plebiscito accoglie il Papa (@Vatican Media)
Una festa per tutti

Dalla tarda mattinata sui maxi schermi si susseguono immagini che ripercorrono le precedenti visite dei Pontefici nel capoluogo campano. Una presenza, quella di Leone XIV, particolarmente significativa perché cade nel giorno del primo anniversario del suo Pontificato. Circa due chilometri ha percorso il Vescovo di Roma da quando, alle 16.10, si è allontanato dal Duomo – scrigno di fede e cuore pulsante di spiritualità, che non custodisce solo le reliquie dell’amato san Gennaro ma le domande di un intero popolo – dove ha incontrato il clero e i consacrati dell’arcidiocesi. Nel tragitto, un unico lungo chiassoso cordone di persone, famiglie con bambini di ogni età – le scuole sono chiuse per esigenze di viabilità e consentire a tutti di partecipare a questa grande festa itinerante –, striscioni con inviti a visitare parrocchie, cori entusiasti e sventolii di bandierine del Vaticano, gialle e bianche come la miriade di cappellini indossati dai fedeli.

Mare, religione, collettività

Piazza del Plebiscito è il terzo luogo partenopeo toccato dal Papa, che con le sue tappe ha tracciato un racconto simbolico di Napoli, dall’apertura sul mare della Rotonda Diaz – dove nel primo pomeriggio è atterrato alle 14.17 con l’elicottero decollato da Pompei con un’ora di anticipo per le condizioni meteo – passando dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, “casa” del santo patrono partenopeo –, fino a raggiungere il fulcro della dimensione collettiva della città.

08/05/2026

Battaglia: per Napoli pace e giustizia, la camorra “non uccide solo quando spara”

Il saluto alla comunità dei Minimi

Canti festanti si levano quando, alle 16.30, il Papa arriva in piazza sull’auto scoperta e gira per tutti i reparti mentre la folla agita i cappellini invocando “Papa Leone”. Accoglie la gente di Napoli l’imponente colonnato le cui braccia si incontrano nella basilica di San Francesco di Paola. Lì davanti il vescovo di Roma scende dall’auto e riceve un mazzo di fiori bianchi, quindi saluta alcuni disabili e persone fragili seduti nelle prime file e entra nell’edificio sacro neoclassico per salutare la comunità dei padri Minimi, ordine fondato nel XV secolo da San Francesco di Paola, patrono della gente di mare. Il Pontefice prende poi posto sulla scalinata della basilica addobbata con fiori gialli e bianchi. Canti eseguiti dal coro di giovani della diocesi diretto dal maestro Carlo Morelli – tra cui la celebre “’O sole mio” – si alternano ai racconti e alle testimonianze offerte a Leone XIV. Filo conduttore, il cammino, in continuità con il versetto “Camminava con loro” (Lc, 24, 15), tema della visita pastorale tratto dal racconto dei discepoli di Emmaus – base del percorso sinodale avviato in diocesi – che pone il focus sulla vicinanza di Gesù risorto a chi avanza nella fatica e nel disorientamento. Cinque i passi simbolici da compiere, attraverso i quali si snodano i momenti che animano il pomeriggio del Vescovo di Roma tra la gente di Napoli: la missione, la prossimità, l’educazione, la vocazione e la corresponsabilità.

Il Papa saluta un bambino (@Vatican Media)
Le voci di Napoli

Al Papa racconta la bellezza “che convive col dolore” nei cortili e nelle strade cittadine Rebecca Rocco, giovane animatrice di progetti museali nel Rione Sanità, dove è nata e cresciuta. E dove, a un certo punto, ha iniziato a vedere possibilità anziché limiti, fino a ricucire con “il filo del destino” le parti di un cuore “diviso a metà”. Offre poi la propria testimonianza Fabio Varrella, che ricorda la sparatoria subita a sangue freddo due anni fa mentre faceva benzina. Nelle parole del giovane ingegnere napoletano, una storia di amore che salva – quello della moglie – di un perdono che dona pace e di un dolore che si tramuta in responsabilità – e cura affinché “nessuno sia perduto per sempre”. “Le voci di Napoli”, definisce Leone XIV le testimonianze appena ascoltate, “in cui riecheggia l’antica bellezza di questa città bagnata dal mare e baciata dal sole, e in cui trovano spazio, però, anche ferite, povertà e paure”.

Queste voci raccontano di una Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa come i due discepoli del Vangelo, che ha bisogno di quella prossimità offerta loro da Gesù; voci di un popolo che, ancora oggi, avverte la necessità di fermarsi per chiedersi: che cosa conta davvero?

I napoletani in festa per il Papa (@Vatican Media)
Contro rassegnazione e indifferenza

Una domanda necessaria, in una città attraversata da “un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere sopraffatto dal male, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione”.

Che cosa è necessario e importante per riprendere il cammino nello slancio dell’impegno invece che nella stanchezza del disinteresse, nel coraggio del bene invece che nella paura del male, nella cura delle ferite invece che nell’indifferenza?

Il Papa definisce “drammatico paradosso” quello vissuto attualmente nel capoluogo campano, dove alla notevole crescita di turisti non corrisponde un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità. Permane un divario sociale “che non separa più il centro dalle periferie”, spiega, ma è marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali “annidate anche nel cuore del centro storico”.

La geografia della disuguaglianza

Ecco emergere una vera e propria “geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone”, è il triste elenco enunciato dal Pontefice.

Il giro tra i fedeli raccolti in Piazza del Plebiscito (@Vatican Media)
I napoletani “eroi del sociale”

Di qui, un appello allo Stato, perché tolga spazio alla malavita organizzata dando “sicurezza e fiducia ai cittadini”, ai tanti napoletani che coltivano il desiderio di una città “riscattata dal male e guarita dalle sue ferite”. Autentici “eroi del sociale”, li chiama Leone XIV, donne e uomini che ogni giorno si prodigano con dedizione e fedeltà al proprio dovere, “senza apparire” – rimarca – affinché “la giustizia, la verità, la bellezza si facciano largo tra le strade, nelle istituzioni, nelle relazioni”.

Queste persone non devono restare isolate, e perché il loro impegno pervada il tessuto profondo della città, c’è bisogno di creare una connessione, di lavorare in rete, di fare comunità.

08/05/2026

La speranza dopo il dolore, a Napoli le testimonianze di Fabio e Rebecca al Papa

Fare rete per illuminare il buio

A fare da “collante” tra gli sforzi dei singoli, connettendo le energie, i talenti e le aspirazioni, ha provveduto la Chiesa locale promuovendo il Patto educativo con le istituzioni e tante realtà ecclesiali e del Terzo settore. L’auspicio, dunque, che “non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella!”

Non cartolina ma “cantiere aperto” di pace

Nel discorso – interrotto da molti applausi – tenuto dal Pontefice, il richiamo alla “vocazione naturale” di “ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo della città di Napoli, che “non deve restare una semplice ‘cartolina’ per i visitatori”, ma diventare “un cantiere aperto”, dove si costruisce una pace “concreta”. Tangibile perché “parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie” per allargarsi “fino ad abbracciare la città intera e il mondo”, spiega. E a Napoli la pace si costruisce promuovendo “una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia”. Nella prospettiva del legame tra pace, giustizia e carità si inquadrano esperienze come la Casa della Pace, che accoglie bambini e madri in difficoltà, e Casa Bartimeo, luogo di accompagnamento per giovani e adulti in situazioni di fragilità: “segni concreti di una pace che si fa ospitalità, cura e possibilità di riscatto”

Il Papa pronuncia il suo discorso (@Vatican Media)
Diffondere dal basso la cultura della pace

Il Papa accenna ad alcune iniziative per la promozione del dialogo interculturale e interreligioso esortando a “dare voce, dal basso, a una cultura della pace, contrastando la logica dello scontro e della forza delle armi come presunta soluzione dei conflitti”.

In questo senso, Napoli continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco.

I giovani siano protagonisti del cambiamento

Mediante questo “sussulto”, la “dirompente energia del bene” e il “coraggio evangelico” si è “capaci di rinnovare ogni cosa”: un impegno che il successore di Pietro auspica sia “di tutti: assumetelo e portatelo avanti tutti insieme”, esorta, “specialmente con i giovani”, non meri destinatari ma “protagonisti del cambiamento”, “risorsa viva e sorprendente” in una realtà spesso segnata da sfiducia e mancanza di opportunità.

Si tratta non solo di coinvolgerli, ma di riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilità, perché possano contribuire in modo creativo alla costruzione del bene.

Il Papa menziona l’esperienza del Museo Diocesano Diffuso – dove ragazzi e ragazze si impegnano a raccontare il patrimonio culturale e spirituale con linguaggi nuovi – e fa riferimento ai volontari della carità e agli educatori negli oratori, “punti di riferimento credibili e testimoni di relazioni sane”. Situazioni non “marginali”, sottolinea, ma “segni concreti di una Chiesa giovane e di una città che può rigenerarsi”, segni da coltivare “con audacia, con la passione e l’entusiasmo che vi contraddistingue”, conclude il Papa rivolgendosi alla cittadinanza e ringraziandola per l’accoglienza.

08/05/2026

Il Papa a Napoli: tra disuguaglianze e violenze la Chiesa sia presenza concreta

L’atto di affidamento a Maria

A conclusione del suo discorso, dopo una pausa di silenzio il Papa compie un atto di affidamento alla Vergine Maria davanti alla statua dell’Immacolata Concezione fatta realizzare nella prima metà del XIX secolo dal venerabile don Placido Baccher e portata in piazza in occasione del secondo Centenario dell’Incoronazione. Alla Madonna il Pontefice affida Napoli coi suoi “sogni feriti” e la “speranza ostinata”. Un brusio si diffonde tra la folla quando Leone XIV cita “il grido di chi cerca dignità e il silenzio di chi ha paura”, le “mani oneste di chi saluta” e quelle stanche “di chi ha sbagliato”; si commuovono le madri pensando “ai giovani con la valigia in mano” e ai bambini “che giocano tra le crepe dei palazzi” senza smettere “di cercare il mare”. Dal Papa la supplica perché Napoli, città dai “mille colori”, trovi “il coraggio della scelta” e “la forza di rialzarsi a ogni caduta” e “non piegare la schiena davanti al male”, trasformandosi in “unica tavola dove nessuno è escluso”, “il caffè sa di fratellanza e il pane si divide ancora”

Al termine dell’atto di affidamento, Papa Leone depone un mazzo di fiori bianchi ai piedi della statua della Vergine.

Dopo circa due ore di dialogo con la cittadinanza, alle 18.30 conclude l’incontro impartendo la benedizione apostolica, quindi si congeda dalla piazza con un ultimo saluto alla folla sulle note di “Resta qui con noi” per dirigersi sull’auto scoperta verso la Rotonda Diaz: da qui riparte l’elicottero alla volta del Vaticano. 

Il Papa in Piazza del Plebiscito a Napoli (@Vatican Media)
Il ritorno alla quotidianità

Mentre iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, pian piano l’ampio semiellisse si svuota, tornano a popolarsi i vicoli, dove anche il silenzio gesticola, tra fili di panni stesi e motorini appoggiati ai muri, nelle botteghe dalle saracinesche abbassate e nei murales sgargianti, nei mille volti di Maradona e nei nastri azzurri che di giorno si confondono con il cielo. Un cielo più luminoso domattina, per questa città a volte crocifissa ma sempre tesa al compimento del terzo giorno, specialmente adesso che Papa Leone ha indicato l’orizzonte a quanti vogliono, malgrado tutto, ostinatamente sperare.

https://youtu.be/-uMRb8kyauU?si=XV3ybeHy9y9xiDUs

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In un minuto la visita del Papa a Pompei e Napoli

https://youtu.be/UvUsbwP87q0?si=-7U4vKsqga8doE-Y

Le immagini più suggestive della giornata in Campania di Leone XIV: dalla Supplica alla Madonna di Pompei all’abbraccio della cittadinanza di Napoli

Vatican News
Un’intera giornata al di fuori del Vaticano per Papa Leone che stamattina, 8 maggio, è volato prima a Pompei poi a Napoli.

Toccante l’incontro al “Tempio della Carità” a cui ha fatto seguito quello al Santuario con l’abbraccio agli ammalati e alle persone con disabilità. Il Pontefice ha poi celebrato la messa e pregato la Supplica alla Madonna di Pompei. Nel primo pomeriggio l’arrivo a Napoli, al Duomo il discorso al clero e ai consacrati e poi a Piazza del Plebiscito l’incontro con la cittadinanza, un momento all’insegna del calore e dell’affetto verso il Successore di Pietro.

#sapevatelo2026

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