L'EDITORIALE DI ALESSANDRO SANSONIRubio e Papa Leone XIV: l’atteso faccia a faccia

L’EDITORIALE DI ALESSANDRO SANSONI

Questa mattina il Segretario di Stato Marco Rubio incontrerà Papa Leone.

Un incontro molto atteso, dopo giorni di polemiche tra Casa Bianca e Santa Sede: gli occhi del mondo e, soprattutto, dei media e dell’opinione pubblica italiana sono puntati su San Pietro, esterrefatti da quella che sembra essere l’ennesima pazzia di Donald Trump: l’attacco a suon di dichiarazioni a mezzo stampa e post su Truth a Leone XIV, reo, almeno così ci sembra da questa parte dell’Atlantico, di fare il suo mestiere di Papa e, dunque, di invocare la pace in Iran e Medio Oriente.

In realtà, come spesso accade, è più la brutalità del linguaggio, che la sostanza della questione, a far apparire Trump come un’“eccezione” inaudita nella storia americana.

La competizione, se non la rivalità, tra Stati Uniti e Vaticano è, infatti, di lunga data e solo i 40 anni di “pericolo comunista” e di Guerra Fredda ne hanno, parzialmente, attutito l’entità (almeno quella percepita).

Essa affonda le sue radici nella comune aspirazione universalistica dei propri valori costitutivi, evidente e nota nella Chiesa Cattolica, ma fortemente presente anche nella postura americana nei confronti del resto del mondo e codificata prima nella Dichiarazione d’Indipendenza, poi nei 14 punti di Woodrow Wilson all’indomani della Grande Guerra, infine nella pretesa coltivata dopo la Caduta del Muro di Berlino di “esportare la democrazia” e i principi della “civiltà occidentale”.

Due universalismi tanto più in competizione in quanto entrambi fanno riferimento allo stesso Dio, quello cristiano, interpretato però in modo molto diverso.

Spesso dimentichiamo, infatti, che nella Costituzione americana Iddio è citato esplicitamente e la sua benedizione è costantemente invocata dai presidenti americani.

Una concezione di Dio evangelica e puritana, che discende direttamente dai Padri Pellegrini che nel 1620 sbarcarono dalla Mayflower in Massachusetts in cerca della “vera Terra Promessa” (lontana dall’Europa cattolica) e che è la stessa ad ispirare da sempre la preghiera collettiva nello Studio Ovale, che l’attuale inquilino della Casa Bianca ha solamente reso un po’ più enfatica e mediatizzata.

Chi non è affetto da memoria corta, ricorderà facilmente la condanna espressa da Giovanni Paolo II tanto nei confronti del comunismo, quanto del consumismo americano, per non parlare di quella nel 2003 contro la coalizione anglo-statunitense in occasione della guerra contro l’Iraq; e potremmo proseguire con vari esempi a cominciare da un certo “terzismo” serpeggiante tra le gerarchie vaticane sin dai tempi di Papa Pacelli e della Guerra in Corea.

In sostanza, le dichiarazioni di Prevost che hanno suscitato l’indignazione di Trump si muovono in perfetta coerenza con la tradizionale politica estera della Santa Sede.

Ciò che, però, rende inedita l’intensità dello scontro non è solo la brutale retorica di Donald, ma il fatto che egli si confronti con il primo Papa americano della storia, il che ha notevoli ricadute sulla politica interna USA, in particolare alla vigilia delle elezioni di MidTerm.

Non è un caso che i Truth trumpiani non facciano riferimento solo alle posizioni di Leone sulla guerra in Iran, ma anche a quelle espresse sul tema immigrazione.

E tantomeno risultano casuali le notizie che arrivano d’Oltreoceano di irrituali conciliaboli tra esponenti dem e membri dello staff papale, per non parlare dei talk antitrumpiani dei media mainstream che hanno cominciato ben prima che si alzasse la tensione tra i due, ad invitare alti prelati cattolici per commentare le decisioni dell’amministrazione americana.

Dovremmo ricordarci più spesso che Donald Trump, quando esterna, più che rivolgersi al mondo tende a parlare ai suoi elettori.

Nella migliore tradizione statunitense anche in questo caso. Vedremo se l’incontro di oggi segnerà una tregua in questa moderna e inedita lotta per le investiture a stelle e strisce.

Alessandro Sansoni

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