SEMPIO SCEGLIE IL SILENZIOL’unico accusato dell’omicidio di Chiara Poggi, nella nuova inchiesta, si avvale della facoltà di non rispondere

SEMPIO SCEGLIE IL SILENZIO

Una cartella con file sul computer.

Chiara Poggi l’aveva protetta con una chiave d’accesso per evi- tare invasione nella sua vita privata con Alberto Stasi.

Marco, il fratello di Chiara ha sempre detto di sapere dell’esistenza di questo file, ma di non averlo mai aperto. Domani, davanti ai Pm di Pavia, dovrà aggiungere qualche elemento alle sue ultime dichiarazioni.

Per gli inquirenti la cartella potrebbe contenere l’elemento fondamentale per il riscontro del movente: Andrea Sempio, conosceva il contenuto e il rifiuto all’approccio sessuale da parte della vittima assume contorni più concreti.

Una storiaccia di cronaca, consumata in una villetta, di una zona residenziale, in provincia di Pavia. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi, 26 anni, viene trovata morta in casa: con il cranio colpito più volte con un corpo contundente, si parla di almeno 12 fendenti inferti con estrema ferocia sul viso e sulla testa, tanto da provocare lo spappolamento del cervello.

Dopo 19 anni il delitto di Garlasco continua ad essere il cold case mediaticamente più seguito d’Italia. E in queste ore torna al centro della scena giudiziaria con un vecchio presunto dubbio «la ipotizzata colpevolezza» di Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, e frequentatore dell’abitazione di via Pascoli a Garlasco.

Sono emersi nuovi elementi che potrebbero cambiare persino la verità stabilita da una sentenza definitiva.

Per l’omicidio fu condannato Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara: sedici anni di reclusione, con sentenza passata in giudicato nel 2015, e una pena quasi espiata del tutto.

Nel 2025 la Procura di Pavia riapre il fascicolo e porta al centro di una ricostruzione dei fatti accaduti il nome di Sempio, nome che già circolava ai margini delle prime indagini.

La nuova ricostruzione degli inquirenti è netta: Stasi non era sulla scena del crimine.

C’era solo Andrea Sempio che secondo i Pm avrebbe ucciso Chiara «con crudeltà», dopo che lei aveva respinto un suo approccio sessuale.

La difesa contesta ogni elemento. Sarà il giudice a decidere.

IERI LE CUGINE, OGGI SEMPIO E IL FRATELLO DI CHIARA

Nella giornata di ieri, 5 maggio, sono state ascoltate come testimoni Paola e Stefania Cappa, le cugine di Chiara Poggi, convocate nella caserma Montebello di Milano.

Le due sorelle sono arrivate in momenti diversi, alle ore 11 Stefania, e alle 14 Paola. Entrambe non hanno rilasciato dichiarazioni all’uscita.

Le gemelle, mai indagate ma più volte sfiorate dall’inchiesta, sono state convocate per confermare, in particolare, alcuni dettagli privati sulla vita di Chiara nei giorni precedenti al delitto, e soprattutto per confermare l’esistenza di approcci indesiderati da parte di Andrea Sempio.

Oggi tocca ad Andrea Sempio: comparirà davanti ai Pm Civardi, De Stefano e Rizza, con il nuovo capo di imputazione – da omicidio in concorso a omicidio volontario, con l’aggravante della crudeltà – e si avvarrà della facoltà di non rispondere.

L’avvocato difensore Cataliotti spiega la motivazione del silenzio dovuto alle indagini ancora non chiuse, al fascicolo non ancora depositato, e alla mancanza delle condizione per rispondere punto per punto alle accuse. Intanto, gli avvocati, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno spiegato di aver affidato ad una psicoterapeuta l’incarico di redigere una consulenza personologica, del 38enne, riservandosi di chiedere la successiva convocazione dopo il deposito degli atti.

Quindi, Sempio ci sarà.

Ma in silenzio.

Nella stessa mattinata, a testimoniare è Marco Poggi, fratello di Chiara, che non potrà avvalersi come testimone della facoltà di non rispondere.

Non è la prima volta che viene sentito, era stato già ascoltato a marzo dello scorso anno e il 20 maggio a Mestre, lo stesso giorno in cui Sempio diede forfait agli inquirenti.

Amici di lunga data, lui e Sempio, stessa età, pomeriggi trascorsi davanti alla PlayStation a casa Poggi. Ma questa volta i pm vogliono sapere da Marco Poggi della cartella protetta da password.

Se Sempio ne conosceva il contenuto il movente non è più l’impulso ma diventa premeditato. Qui le cose cambiano di molto, elementi importanti per i giudici.

Le dichiarazioni di Poggi potrebbero rivelarsi di fondamentale importanza per confermare o meno il capo di imputazione.

LO SCONTRINO DEL PARCHEGGIO NON È PIÙ UNA PROVA

Sin dall’inizio dell’indagine, che poi ha visto Alberto Stasi condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, Andrea Sempio ha sempre adottato come elemento di prova a suo favore il ticket del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio a Vigevano timbrato alle ore 10.18 del 13 agosto 2007, a dimostrazione che quella mattina non si trovava a Garlasco.

La Procura avanza due dubbi: il primo che possa essere stato della madre, e non di Sempio, cosa del tutto negata dalla stessa donna.

Il secondo è che Vigevano dista appena venti minuti di auto da Garlasco. Un tempo così breve che rientra appieno nella nuova perizia medico-legale che ha spostato l’orario della morte di Chiara Poggi di quasi due ore rispetto a quanto stabilito dalla sentenza definitiva di condanna.

GLI ELEMENTI DELL’ACCUSA

La condanna di Stasi si reggeva su una finestra di tempi di ventitrèminuti: tra le 9.12 quando viene disattivato l’allarme di casa Poggi, e le 9.35, quando il fidanzato di Chiara riprende a lavorare alla tesi al computer.

La consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, incaricata dalla Procura, colloca invece la morte tra le 10.20 alle 12, precisamente tra le 11 e 11.30.

Questi nuovi elementi probatori ribaltano del tutto l’intero scenario rispetto alla prima indagine: in quelle ore, la presenza di Stasi altrove è documentata, e la sua difesa si prepara alla revisione del processo.

Per Sempio, invece, il ticket del parcheggio non è più un alibi perché avrebbe avuto tutto il tempo di parcheggiare a Vigevano e raggiungere la villa a Garlasco prima dell’omicidio.

L’ipotesi indiziaria si fonda sulla perizia non solo su tempi e modi, ma anche sulla nuova analisi delle macchie di sangue – Blood pattern analysis, Bpa- del Ris di Cagliari.

Sotto le unghie di Chiara Poggi la genetista Denise Albani ha identificato tracce di DNA compatibili con la linea paterna della famiglia Sempio: per i Pm, è il segno di una probabile colluttazione in cui la vittima tentava di difendersi.

Sul muro delle scale che portano alla cantina c’è un’impronta palmare, classificata con numero 33, riconducibile secondo il procuratore Fabio Napoleone, allo stesso Sempio a seguito di quindici punti di corrispondenza. A chiudere il capo d’accusa ci sono le tre telefonate a casa Poggi tra il 7 e l’8 agosto 2007 da parte di Andrea Sempio, mentre Marco era in vacanza.

Secondo gli inquirenti le chiamate da parte di Andrea, erano per verificare se Chiara fosse sola.

Tutti elementi esclusi dalla difesa, secondo la quale il DNA può essere esito di una contaminazione ambientale, per il fatto che il 38 enne frequentava abitualmente casa Poggi; l’impronta sia stata esclusa dall’incidente probatorio e le telefonate erano del tutto indirizzate alla ricerca del fratello di Chiara Poggi.

La Procura tira dritto e ritiene che il quadro accusatorio complessivo regga, anche al venire meno di qualche elemento.

Con gli interrogatori di questa settimana la Procura chiude la fase delle indagini.

Se Sempio venisse rinviato a giudizio, si aprirebbe anche la strada per Alberto Stasi di presentare formale istanza di revisione alla Corte d’Appello di Brescia.

Diciannove anni, due indagati, una condanna definitiva e una nuova inchiesta.

Chiara Poggi è rimasta sola, unica vittima di una storia che ancora non ha un finale di giustizia. Una storia fatta di perizie, errori, password.

Una storia mediatica, in pasto a un pubblico in cerca di autore da suspense, dalle sfumature noir e poliziesche, così come si rispetti nel nuovo genere true crime.

Tiziana Magrì

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